Mariasole Ariot

I poeti della domenica #220: Mariasole Ariot, Ottavo giorno

Ottavo giorno

Nella chiara del giorno, la luce debole non ha nulla di invernale. Siamo bianchi
come non lo siamo mai stati, l’occhio che ferisce si compiace di vedere.

Affettami in questa gola perfetta, c’è un’eco che non diffonde. Perde fattezze
mentre ci concediamo il verticale, ma l’orizzonte si pianifica, per orizzonte
s’inganna. Non dire smettila è come dire ancora. Non dire ancora significa: smettila.

 

Fare allora della domanda un’apertura, scatola cinese senza fondo che sfonda il tintinnare
dell’umano: passare senza possedere, mutare i corpi in corpi, aprire un varco per la terra:
per un istante almeno farla finita con l’io. La risposta non è aderire: dove la catastrofe si
invera, un orfano recupera un nome: siamo orfani di terra e di elementi, di tempi e di fame,
piccoli granelli di polvere sganciati dal processo.

 

da © Mariasole Ariot, Anatomia della luce, Aragno, 2017

 

Mariasole Ariot – poesie

Esili

I muri cantano
quando l’animale trema.

S’incontrano la Persona e il testimone, e lei s’inclina.

Le piega le spalle  un ferma-testa,
con le tenaglie separa il grigio dal grigio,
costringe ad un deserto.

-Piacciono ai denti
le parole dure, durano
le cose morte-

E i muri che cedono all’incanto
pesano la memoria ad ore.

Solo i pesci morti si salvano dal fondo: la testa non si mangia
né si avanza, l’origine
si frana nella forma.

***

Sulle foglie ruvide

L’asfalto non ha braccia eppure annoda,
ci buca nelle mani
a difesa della luce.

Indistinti barcolliamo nella folla.
L’uno dorme, l’altro piove
io mi accascio al tichettio.

Di luogo in luogo, di roccia che ritira, la strada
si sminuzza nel suo opposto: sulle secche la goccia non si arena
e voi vi separate
e noi ci separiamo.

Nel sogno vi schiudete ancora svegli
afferrati corpo a corpo come foglie
nel giardino dei mancini non c’è vento
e dove l’altro è già l’inverso
dove io non è più io, divento l’altro.

***

L’urgenza è ora, la parola è ora

Dove il nodo ripara
il vento cancella e non raduna.

Di silenzio in silenzio scardina
di bianco si avventa in verticale.

Al primo piano un volto afferra
……..-e il cielo si fa lento: la penombra è il mio artificio.

L’esilio che non sono e che già sono,
di esilio mi condanno alla parola.

Fuochi sull’acqua. Incontri di poesia

 

Segnaliamo un’altra bella iniziativa di poesia di questo inverno Milanese. Qualcosa si muove in città

Mariasole Ariot – Poeti e poetiche contemporanee – gli Under 30 (post di natàlia castaldi)

[Con Mariasole Ariot prosegue la rubrica di poesia contemporanea di poeti nati negli anni ’80, cui Poetarum Silva si dedica ormai da mesi allo scopo di tracciare una mappatura delle poetiche attuali, affermando la necessità della presenza di voci giovani e fresche nel panorama contemporaneo. 

In ordine sono stati pubblicati Fabio Teti, Greta Rosso, Valentina De Lisi, Chiara Daino, Domenico Ingenito, Simona Menicocci, Carmen Gallo, Francesco Terzago e Tommaso Di Dio . Per ciò che concerne i testi di Giovanni Catalano, Luigi Bosco e Luciano Mazziotta, in quanto redattori di Poetarum,  si rimanda ai link di altri blog: Stroboscopio per Bosco, Imperfetta Ellisse per Catalano e La dimora del tempo sospeso per Mazziotta. Sempre su Poetarum Silva, sono stati inoltre segnalati da G. Montieri e N. Castaldi, Riccardo Raimondo e Nadia Tamanini.

Alla presente rubrica sono collegati una serie di eventi “sul campo”: reading e dibattiti, il primo dei quali, organizzato da Luciano Mazziotta, ha avuto sede a Palermo presso il Bar Libreria Garibaldi (che ringraziamo per oganizzazione impeccabile e disponibilità) lo scorso 27 dicembre, con la partecipazione di Mazziotta, Catalano, Mirrione, Del Lisi e Castaldi. Il prossimo appuntamento sarà organizzato entro la fine di gennaio presso la Libreria Tertulia di Catania, a breve vi daremo notizie precise sulla data dell’incontro e sui partecipanti – superfluo dire che sarà gradita ogni forma di collaborazione e partecipazione all’evento, a tal proposito potete scriverci alla mail redazionale poetarumsilva@babelfault.com , con l’oggetto “reading Catania”. ]

***

Leggendo ho appuntato dei vocaboli chiave: nebbia, margini, sogno/ sonno /sogno, occhio/i, buio, luce, neve, buche, fosse, incavo, corpo, grembo, stomaco, sangue, freddo… che mi restituiscono una poetica in equilibrio sui margini frastagliati, le linee di confine, tra apparentemente reale ed interiore, tra dentro e fuori da sé, nel tentativo di riallocare la veridicità del sentire al bordo del precipizio in cui il corpo si lascia andare alla percezione sensoriale, viva, pulsante, pur rinnegando se stesso. Una poetica al limite tra anoressia e bulimia, voglia spasmodica di contenere, (r)accogliere, per poi svuotare, affermando violentemente, crudamente, che l’apparenza è solo illusione, parvenza, gabbia di un vuoto a perdere capace di un sentire sanguigno e intenso, che ha altra sede, altro valore, altra necessità di chiarore, di libertà, di verità. Un simbolismo corporeo dell’immanente, dal quale partire e prendere le distanze, nel grido, nel dolore delle buche da riempire, nella voglia di custodire le memorie quasi fuggendone, in cerca dei luoghi della purezza sognata, attesa di un’infanzia tradita, che adesso appare gelida e logica nella sua fragile consistenza, quasi fosse neve.

nc

 

Il corpo, la violazione, l’assenza – Poesie ed elaborazioni grafiche di Mariasole Ariot

 

Maggio 1989 – ai margini

 

 

Mariasole Ariot

 

Nel tuo canto di neve, fratello

la pioggia gratta i gesti al capolinea, chiede che le buche vengano riempite, frana quando può. . Tra poco l’aria sarà gelida, il dislivello cederà altrove. Ciò che prima gridava alla nebbia ora è uscito da sepoltura. . Certo avevamo coppie da condannare, e non c’era un prestito al degrado. . Ma io ora parto, fratello l’ho deciso per un nome per le due immagini precipitate del nostro venire quassù a leccarci le ferite guardare l’ombra e masticare radici come fossero corteccia.*

L’uomo nato dall’occhio

 

I margini frastagliati
dal recupero alla memoria,
urlano alle notti
per essere scorti appena.
.
La nebbia li schiaccia alle pareti
il sonno richiama al sogno,
il sogno si stringe nel sonno.
.
Ai figli dei figli era dato di vedere
solo la luce dei corridoi,
quando l'uomo dei grilli
premeva grilletti a salve
e la sorella dagli occhi lividi
masticava l'erba per non sputare ai cani.
.
Poi si prendeva la barca,
si scendeva nei garage  del labirinto
e si aspettava il suo arrivo.
.
Ciò che confonde il bello
con l'oscenità dei passi,
ciò che il pazzo ricuce nella notte
disfa alla luce.
.
E' gelido il grembo
di chi non è ancora nato.

*

Segni

 

 

Teresa è una persona libera – Mariasole Ariot

 

Ciò che dall'interno
preme -e sbuffa, e macina
è un corpo lasciato a maggese
un resto
dei resti, del resto del tempo.
Avevo gli anni delle scarpe
senza tacco,
il tubo digerente
a comando,
e la medicina pura dei controllori.
.
Lo svuotamento
della rabbia
ha una scimmia incastrata
nella finestra,
e la mia lingua è morta.
.
C'erano i colli,
i collari, le macchine da presa,
c'erano le volpi madri
con la pelle scorticata per il sonno
i dottori delle dieci di sera
il carrello del pane
e dei nervi tesi,
la ragazzina
del saliscendi
che perdeva un corpo ad ogni passo,
le cicche rubate dalle pozze
il sangue a litri
dei maiali appesi.
Il retro.
.
I resti dello svuotamento
con le Torri gemelle si prendevano
a sassate,
per la nostra entrata
ci chiedevano un silenzio,
non era bello marcire al sole.
.
Parlavamo di fuga
fumando i salici e le piccole
nostre
macerie,
le sbarre alle finestre
c'erano solo per non far cadere troppo.
.
Il corpo un contenitore
a posteriori,
uno schiavo
ricoperto di preghiere, la pioggia
calda, le vacche al macello.
.
La finta della generazione
morta,
le braccia di chi mostra la faccia
e la copre di cemento,
sono maestri dello scambio,
l'amore rovesciato
alla risposta logica.
.
Ed è l'uscita dalle parti
nella lapide del duemiladieci,
quando nel dentro e fuori dei letti
l'amante scompare nel fratello,
il mio stomaco reclama.

*

Funebre

 

I raccoglitori di fiori

si atteggiano all’alba dei vecchi con carri mascherati, e cavità poco profonde. Celeri messaggeri dei semi e delle donne, ridono discutono all’infinito sull’esistenza dell’acqua..E il cielo in ombra e il tempo stretto e la vertigine non hanno tempo per aspettare il peggio. La terra è un canto adulto.*

Mariasole Ariot è nata nell’autunno del 1981 a Vicenza. Scrittrice e artista visiva ha pubblicato su Nazione Indiana, Primo Amore, Gamm, Arsmeteo e Metromorfosi. Per il disco “A Rotta Libera” dei Forasteri ha scritto musica e testo di In-versione.

Suona il pianoforte.