pas de deux

Pas de deux # 5

eluard

Due poeti contemporanei scelgono un testo di un autore straniero e lo traducono per Poetarum Silva. Un confronto sulla traduzione tra diverse sensibilità. Un’occasione per scoprire poeti che non si conoscono o riscoprirne altri con un vestito nuovo. I post non avranno cadenza regolare, perché soggetti alle tempistiche dei traduttori invitati, ma ci auguriamo che diventino un appuntamento abbastanza regolare. Per il quinto numero Alexandre Calvanese e Maurizio Melai hanno tradotto un testo di Paul Éluard.

La redazione

CELLE DE TOUJOURS, TOUTE

Si je vous dis : « j’ai tout abandonné »
C’est qu’elle n’est pas celle de mon corps,
Je ne m’en suis jamais vanté,
Ce n’est pas vrai
Et la brume de fond où je me meus
Ne sait jamais si j’ai passé.

L’éventail de sa bouche, le reflet de ses yeux,
Je suis le seul à en parler,
Je suis le seul qui soit cerné
Par ce miroir si nul où l’air circule à travers moi
Et l’air a un visage, un visage aimé,
Un visage aimant, ton visage,
À toi qui n’as pas de nom et que les autres ignorent,
La mer te dit : sur moi, le ciel te dit : sur moi,
Les astres te devinent, les nuages t’imaginent
Et le sang répandu aux meilleurs moments,
Le sang de la générosité
Te porte avec délices.
Je chante la grande joie de te chanter,
La grande joie de t’avoir ou de ne pas t’avoir,
La candeur de t’attendre, l’innocence de te connaître,
Ô toi qui supprimes l’oubli, l’espoir et l’ignorance,
Qui supprimes l’absence et qui me mets au monde,
Je chante pour chanter, je t’aime pour chanter
Le mystère où l’amour me crée et se délivre.

Tu es pure, tu es encore plus pure que moi-même.

(Paul Éluard, da Capitale de la douleur, 1926)

*****

Traduzione di Alexandre Calvanese

QUELLA DI SEMPRE, TUTTA

Se vi dico: « ho lasciato tutto »
È perché non è la stessa del mio corpo,
Non me ne sono mai vantato,
Non è vero
E la bruma di fondo in cui mi muovo
Non sa mai se sono passato.

Il ventaglio della sua bocca, il riflesso dei suoi occhi,
Sono il solo che ne parli,
Il solo che sia circondato
Da questo specchio inesistente in cui l’aria circolando mi
[attraversa
E l’aria ha un volto, un volto amato,
Un volto che ama, il tuo volto,
A te che non hai nome e che gli altri ignorano,
Il mare dice: su di me, il cielo dice: su di me,
Gli astri t’indovinano, le nuvole t’immaginano
E il sangue sparso nei momenti migliori,
Il sangue della generosità
Ti porta con delizie.
Canto la gran gioia di cantarti,
La gran gioia di averti o non averti,
Il candore di aspettarti, l’innocenza di conoscerti,
Oh, tu che sopprimi l’oblio, la speranza e l’ignoranza,
Che sopprimi l’assenza e mi metti al mondo,
Io canto per cantare, ti amo per cantare
Il mistero in cui l’amore mi crea e si libera.

Sei pura, ancor più pura di me stesso.

*****

Traduzione di Maurizio Melai

QUELLA DI SEMPRE, TUTTA

Se vi dico « Ho abbandonato tutto »
È che lei non è cosa mia,
Non me ne sono mai vantato,
Non è vero
E la bruma di sfondo in cui mi muovo
Non sa mai se son passato.

Il ventaglio della sua bocca, il riflesso dei suoi occhi,
Sono l’unico a parlarne,
Sono l’unico ad esser ritagliato
In quel minuscolo specchio da cui l’aria circola attraverso di me
E l’aria ha un volto, un volto amato,
Un volto che ama, il tuo volto,
A te che non hai nome e che gli altri ignorano,
Il mare ti dice: a me, il cielo ti dice: a me,
Gli astri t’indovinano, le nuvole t’immaginano,
Ed il sangue sparso nei migliori momenti,
Il sangue della generosità
Si delizia di portarti.
Canto la grande gioia di cantarti,
La grande gioia di averti o di non averti,
Il candore di attenderti, l’innocenza di conoscerti,
Tu che cancelli l’oblio, la speranza e l’ignoranza,
Che cancelli l’assenza e mi metti al mondo,
Canto per cantare, ti amo per cantare
Il mistero in cui l’amore mi crea e sgravato si offre.

Sei pura, sei ancor più pura di me.

Pas de deux # 4

berlino 2011 - foto gm

Due poeti contemporanei scelgono un testo di un autore straniero e lo traducono per Poetarum Silva. Un confronto sulla traduzione tra diverse sensibilità. Un’occasione per scoprire poeti che non si conoscono o riscoprirne altri con un vestito nuovo. I post non avranno cadenza regolare, perché soggetti alle tempistiche dei traduttori invitati, ma ci auguriamo che diventino un appuntamento abbastanza regolare. Per il quarto numero Paola D’Agostino e Giacomo Sandron hanno tradotto un testo di Susana Araújo.

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: La redazione

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DÍVIDA SOBERANA

A Topix agrega títulos de todo o mercado, nós
somos o produto humano desperdiçado. Esta
mesa tem abas que se fecham (assim como
eu desarmo): sentamo-nos sobre a toalha
inteira, falando nessa língua vossa
(estrangeira).

Até à noite em que não valerá a pena.
Desvalorizada a morte é uma pedra (ou
será moeda) lançada pela janela. O Estado
inclina-se para a frente e na calçada jazem
corpos desempregados.

A gargalhada de amigos, ignorante e alienígena,
não tem tradução. Apesar disso, procuras cego a
tua audiência fiel e bêbada. Eu olho para o prato:
um caroço de azeitona no centro dos nossos
valores.

Enquanto o meu país se desmorona, guio-vos em
roteiros de lazer, fantasia que me reverte para
outro copo, outra
nação.

Aqui (no rectângulo da nossa agregação),
somos a esfera indirecta do Fado
côdea de pão em mesa molhada,
peso morto sem obrigações nem
garantias.

(poesia tratta da Dívida Soberana, Lisboa, Mariposa Azual, 2012)

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Traduzione di Paola D’Agostino

Debito sovrano

Il Topix aggrega titoli di tutto il mercato, noi
siamo il prodotto umano sperperato. Questo
tavolo ha ribalte che si chiudono (come
io abbasso le armi): ci sediamo sulla tovaglia
intera, parlando in quella lingua vostra
(straniera).

Fino alla notte in cui non ne varrà la pena.
Svalutata la morte è una pietra (o
forse moneta) lanciata dalla finestra. Lo Stato
si china in avanti e sul selciato giacciono
corpi disoccupati.

L o sghignazzare di amici, ignorante ed alieno,
non ha traduzione. Ciò nonostante ricerchi, cieco, la
tua audience fedele ed ebbra. Io guardo nel piatto:
un nocciolo d’oliva al centro dei nostri
valori.

Mentre il mio paese crolla, vi guido in
itinerari di piacere, fantasia che mi converte in
altro bicchiere, altra
nazione.

Qui (nel rettangolo della nostra aggregazione),
siamo la sfera indiretta del Fado
crosta di pane su tavola bagnata,
peso morto senza obbligazioni né
garanzie.

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Traduzione di Giacomo Sandron

DEBITO SOVRANO

Il Topix raccoglie i titoli di tutto il mercato, noi
siamo il prodotto umano sprecato. Questa
tavola ha ripiani che si chiudono (così come
io butto le armi): ci sediamo sulla tovaglia
intera, parlando questa lingua vostra
(straniera).

Fino alla notte in cui non varrà la pena.
Senza valore la morte è una pietra (o
sarà moneta) lanciata dalla finestra. Lo Stato
si prostra e sulla strada stanno buttati
corpi disoccupati.

La risata di amici, ignorante e aliena,
non ha traduzione. Ciò nonostante, cerchi cieco il
tuo pubblico fedele e ubriaco. Io guardo nel piatto:
un osso d’oliva al centro dei nostri
valori.

Mentre il mio paese si sgretola, vi guido in
percorsi di piacere, fantasia che mi riporta a
un altro bicchiere, altra
nazione.

Qui (nel rettangolo della nostra riunione),
siamo l’orbita tortuosa del Destino
crosta di pane su tavola bagnata,
peso morto senza obblighi né
garanzie.

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Susana Araújo è autrice del libro di poesia Divida Soberana (Mariposa Azul, 2012); la prima versione (inedita) del libro è stata finalista al Prémio Revelação della APE (Associação Portuguesa de Escritores) nel 2010. Ha scritto il testo teatrale “O Ringue”, messo in scena dalla compagnia Última Cena. Ha pubblicato poesie, racconti e saggi su riviste letterarie portoghesi e inglesi. Ha studiato teatro e lavorato come attrice fino al 1997, anno in cui si è trasferita in Inghilterra. Ha studiato letteratura all’Università di Lisbona, specializzandosi in seguito a Warwick e conseguendo il dottorato nel Sussex. Dal 2008 lavora come ricercatrice al Centro de Estudos Comparatistas dell’Università di Lisbona dove insegna e coordina il progetto CILM – Cidade e (In)segurança na Literatura e nos Media.

 

Pas de deux # 3

berlino 2011 - foto gm

Due poeti contemporanei scelgono un testo di un autore straniero e lo traducono per Poetarum Silva. Un confronto sulla traduzione tra diverse sensibilità. Un’occasione per scoprire poeti che non si conoscono o riscoprirne altri con un vestito nuovo. I post non avranno cadenza regolare, perché soggetti alle tempistiche dei traduttori invitati, ma ci auguriamo che diventino un appuntamento abbastanza regolare. Per il terzo numero della rubrica Anna Ruotolo ed Elio Grasso  hanno tradotto una poesia di Marc Chagall.

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::La redazione

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Comme un barbare

Là où se pressent des maisons courbées
Là où monte le chemin du cimetière
Là où coule un fleuve élargi
Là j’ai rêvé ma vie
La nuit, il vole un ange dans le ciel
Un éclair blanc sur les toits
Il me prédit une longue, longue route
Il lancera mon nom au-dessus des maisons
Mon peuple, c’est pour toi que j’ai chanté
Qui sait si ce chant te plaît
Une voix sort de mes poumons
Toute chagrin et fatigue
C’est d’après toi que je peins
Fleurs, forêts, gens et maisons
Comme un barbare je colore ta face
Nuit et jour je te bénis

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Marc Chagall (1930-1935), Poèmes, Cramer éditeur, Genève, 1975

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Come un barbaro

Là dove si affollano case ricurve
Là dove sale il sentiero del cimitero
Là dove scorre un ampio fiume
Ho sognato la mia vita
Di notte, un angelo vola nel cielo
Un bagliore bianco sui tetti
Mi predice una lunga, lunga strada
Lancerà il mio nome più oltre le case
Mio popolo, è per te che ho cantato
Chi lo sa se il mio canto ti piace
Una voce esce dai miei polmoni
Tutta dolore e fatica
È secondo ciò che sei che dipingo
Fiori, foreste, genti e case
Come un barbaro coloro il tuo viso
Notte e giorno io ti benedico

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*************************************Traduzione di Anna Ruotolo

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Come un barbaro

Dove premono case inarcate
Dove sale la via al cimitero
Dove scorre un fiume esteso
Là ho sognato la vita
Di notte, un angelo attraversa il cielo
Un lampo bianco sui tetti
Mi predice una lunghissima strada
Lancerà il mio nome sulle case
Gente mia, per te ho cantato
E chissà se ti piace il canto
Una voce sorta dai polmoni
Colma di dolore e fatica
Dopo di te dipingo
Fiori, foreste, genti e case
Come un barbaro ti coloro la faccia
Notte e giorno io ti benedico

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::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::traduzione di Elio Grasso

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Marc Chagall nasce a Vitebsk il 7 luglio 1887. Pittore russo d’origine ebraica, dopo varie vicende difficili vissute tra la  Russia e la Francia, nel 1923 si trasferisce per un periodo significativo a Parigi con la moglie Bella e la figlia Ida, acquisendo la cittadinanza francese nel 1937. È in questo periodo piuttosto felice che pubblica le sue memorie in yiddish, scritte inizialmente in lingua russa e poi tradotte in lingua francese dalla moglie Bella ma anche articoli, racconti e vibranti poesie.

Durante la Seconda guerra mondiale, gli Chagall fuggono da Parigi. Si nascondono a Marsiglia poi si dirigono verso la Spagna e il Portogallo. Nel 1941 si stabiliscono negli Stati Uniti. Nel 1944, Bella, compagna amatissima, soggetto frequente nei suoi dipinti e nelle sue poesie, muore. Due anni dopo Chagall fa ritorno in Europa e nel 1949 si stabilisce in Provenza.

Esce dalla depressione, causata dalla morte della moglie, quando conosce Virginia Haggard, dalla quale ha un figlio.

Chagall si risposa nel 1952 con Valentina (detta “Vave”) Brodsky. Viaggia molto tra la Grecia, Israele e la Russia ma non tornerà mai più nella natìa Vitebsk.
L’ormai famosissimo Marc Chagall muore a novantasette anni, a Saint-Paul de Vence, il 28 marzo 1985.

Pas de deux # 2

berlino 2009 - foto gm

Due poeti contemporanei scelgono un testo di un autore straniero e lo traducono per Poetarum Silva. Un confronto sulla traduzione tra diverse sensibilità. Un’occasione per scoprire poeti che non si conoscono o riscoprirne altri con un vestito nuovo. I post non avranno cadenza regolare, perché soggetti alle tempistiche dei traduttori invitati, ma ci auguriamo che diventino un appuntamento abbastanza regolare. Per il secondo numero della rubrica Carmen Gallo e Tommaso Di Dio hanno tradotto un bellissimo sonetto di John Donne.

La redazione

***

John Donne, Holy Sonnet XIV

BATTER my heart, three person’d God; for, you
As yet but knocke, breathe, shine, and seeke to mend;
That I may rise, and stand, o’erthrow mee,’and bend
Your force, to breake, blowe, burn and make me new.
I, like an usurpt towne, to’another due,                                                        5
Labour to’admit you, but Oh, to no end,
Reason your viceroy in mee, mee should defend,
But is captiv’d, and proves weake or untrue.
Yet dearely’I love you,’and would be loved faine,
But am betroth’d unto your enemie:                                                               10
Divorce mee,’untie, or breake that knot againe;
Take mee to you, imprison mee, for I
Except you’enthrall mee, never shall be free,
Nor ever chast, except you ravish mee.

***

Traduzione di Tommaso Di Dio

Abbatti il mio cuore, Dio tre volte persona; perché tu
fino ad ora soltanto mormori bussi brilli; e cerchi di guarirmi.
Perché io possa risorgere e star saldo, rovesciami e piega
la tua forza e urla spezza brucia: ricostruiscimi nuovamente.

Io, come una città preda d’altri, fatico
per ammettérti, ma, ahimè, infinitamènte;
la ragione tua viceré in me, me dovrebbe difendere
ma è presa rinchiusa; e si mostra debole, falsa.

Eppure io ti amo, amato mio, e da te saprei esser bene amato
ma io sono legato da vincolo al tuo nemico:
divorzia slegami, e rompi quel nodo ancora:
prendimi con te, imprigionami; perché io

se tu non mi incanti, mai sarò libero
mai puro, se non doni a me il tuo stupro.

***

Traduzione di Carmen Gallo

Scuoti questo cuore, Dio che sei trino, e non hai finora
fatto altro che bussare, sussurrare, illuminare e tentare di riparare;
affinché io possa sorgere, e in piedi restare, rovesciami e piega
la tua forza per irrompere, colpire, bruciare e infine me rinnovare.
Io, come città usurpata, ad altri dovuta,
mi affanno perché sia tu ad entrare, ma è tutto vano,
se la ragione che regna in tua vece, invece di difendermi
mi rende schiavo, e debole si rivela, e sleale.
Ancora fervidamente io t’amo, e vorrei essere amato,
ma sono sposo promesso al tuo nemico:
divorziami da lui, sciogli, o rompi di nuovo quel patto;
portami a te, imprigionami, ché
se non mi incanti, non sarò mai libero,
né sarò casto, se tu non mi violenti.

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(un altro lavoro di Carmen Gallo su John Donne, pubblicato tempo fa, sempre su poetarum silva è consultabile qui)