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Il confine tra scomparire e restare – Giulia Bocchio e Gianni Montieri

Rubrica a cura
di Annachiara Atzei

 

Ma davvero vivere e morire, assenza e presenza, sono totalmente distinti? E se lo scorrere del tempo – che tutto contiene, o forse no – perdesse la sua linearità, e passato, presente e ciò che ancora potrà accadere o essere si confondessero? E se quanto si conosce e si considera, per questo motivo, reale, e quanto non sappiamo e che, quindi, releghiamo all’irrealtà si mescolassero e si richiamassero a vicenda senza soluzione di continuità? Forse la perdita e il distacco possono trasformarsi in una ipotesi di vita? E come può essere scisso l’amore dal ricordo?
E per ultimo: qual è il confine tra scomparire e restare?

 

 


 

Sono diversi e separati gli immaginari dai quali proviene la parola poetica di Giulia Bocchio e Gianni Montieri, e ciononostante c’è un punto – quasi al culmine di una parabola dolorosa – in cui sembrano sostare insieme e dal quale sembrano attribuire lo stesso significato all’esistenza. Nella loro personale teoria del trascorrere del tempo – che sia quello che inizia dal buio medievale di una bocca che ingoia il mondo o che si tratti dall’attimo rimasto impresso dentro una fotografia – c’è sempre qualcosa che sarebbe potuto accadere ma che – per scelta o per destino – non si è manifestato come evento di realtà. Questa circostanza diventa il punto di inizio di ogni dubbio: perché vai via? Quale altra occasione ci sarà per trovarsi di nuovo? La risposta è nelle tracce lasciate: nella fede rimasta al dito, nelle mani intrecciate, in un cielo nuvoloso, nel treno che continua a passare e a promettere un incontro ormai insperato. Pur avendo origine da diversi presupposti – un mondo parallelo e surreale, fatto di pupille dilatate, in cui non resta che procedere per tentativi, da un alto, e la relazione fisica e sentimentale tra due persone che si sono molto amate, dall’altro – l’accento di questi versi cade sulla stessa sillaba, vibra della stessa emozione: l’attimo mancato, la domanda non posta.
La sofferenza per quanto non è stato. 

 


 

Gli spettri del prima 

 

Nel buio di una bocca che ingoia il mondo
ho visto fra le nuvole un occhio brillare
lo sguardo fisso sull’impercettibile
nessuna pupilla abbastanza dilatata
da provare a pensare
che procedere per tentativi
è adesso l’origine e la fine di ogni cosa.

Non riesco a soffrire per loro
per gli spettri che abitavano il prima.
Soffro per la loro fame, che sta diventando cosa viva.
Ma non più viva delle nostre teorie che ci vorrebbero altrove
a manipolare il tempo
il segmento in cui sono quella che perde il treno
e non ti incontra.

GIULIA BOCCHIO

***

 

Ho questa foto, le mani
intrecciate, si vede la tua fede
adesso è al mio mignolo
dormivi già, sognavi?
Mi domando. Un’altra foto
che non ti ho scattato è quella in cui
ti sussurro all’orecchio dove vai? 
Ma perché te ne vai?
la foto in cui ti dico: rimani.

GIANNI MONTIERI

(Poesia appartenente alla raccolta inedita Stelle basse)


 

 

Gianni Montieri è nato a Giugliano, provincia di Napoli nel 1971. Dopo aver vissuto per molti anni a Milano, adesso vive a Venezia. Ha pubblicato quattro libri di poesia: Ampi margini, (Liberaria, marzo 2022) Le Cose imperfette (Liberaria, 2019) Avremo cura (Zona, 2014) e Futuro semplice (2010) a giugno 2025 è uscito Non era un mostro stano (66thand2nd) a giugno 2023 è uscito Il Napoli e la terza stagione (66thand2nd) ad aprile 2023 è uscito 111 luoghi di Venezia che devi proprio scoprire scritto con Anna Toscano.

 

Giulia Bocchio (1991) è autrice, editor e giornalista culturale. Ha studiato presso le Università di Caen e Genova. In poesia ha pubblicato le raccolte Harmattan Poetico (Ass. Talento) e Il vento del vanto (Genesi). È autrice del saggio L’Olimpo nero del sentire (Marsilio) e del romanzo La febbre dell’io (Il Ponte Vecchio). Suoi articoli e altri scritti sono usciti su L’Indiscreto, Ātman Journal, minima e moralia, Il Fatto Quotidiano e altre riviste e blog online. 

 


In copertina: Fritz Schwimbeck, Cactus in fiore, 1943, olio su tavola, cm 70×50

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