Dal diario di Maxie Wander

Wander

Maxie Wander, mentre scrive nel giardino della sua casa. Fotografia di Fred Wander, primavera del 1963 (da: Sabine Zurmühl, Das Leben, dieser Augenblick/”La vita, questo attimo”)

26.4.1966
Di notte, alle due e mezzo

Mi sono immersa nella lettura di Flaubert e ho iniziato il libro, meraviglioso, di Romain Rolland su Tolstoj. Ho scoperto Bettelheim e ho trovato in un testo di Heyer questa frase: «Ogni vita in divenire ha bisogno della resistenza con altrettanta urgenza di quanto abbia bisogno della conferma. Chi non conquista il proprio io in questi anni, arriva a trovarsi nella situazione di emergenza di metterlo almeno in mostra e in posa, ché da qualche parte siamo obbligati a   mettere questo io di fronte alle esigenze di tutto un mondo circostante. Se non c’è un io, perché non è cresciuto, perché l’io non osa essere e non sa essere, allora questo io non viene vissuto come espressione di tutto ciò che è divenuto ed è stato acquisito, ma allestito come gioco a fare effetto».
È risaputo che tutto ciò che vale per la singola persona può essere applicato anche alla società. Questo è vero, e lo è con un discreto grado di esattezza, per ciò che riguarda le debolezze della società. Di ogni società. Questa storia dell’io e del suo giocare a fare effetto – perché non è cresciuto! Questa brama cieca di fare colpo sempre e dappertutto, di pretendere lodi e di parlare sempre degli stessi successi. Solo se ci confrontiamo quotidianamente con le contraddizioni della vita le nostre forze possono crescere, la società può rimanere viva. Ed ecco qui la frase che ho trovato in Rosa Luxemburg, che porto con me e che mando a tutti i nostri amici: «Solo una vita non repressa e spumeggiante perviene a mille forme nuove, a improvvisazioni, ottiene forza creatrice, corregge da sola tutti i propri sbagli. Per questo la vita pubblica degli stati a libertà limitata è così misera, così disagiata, così schematica, così arida, perché escludendo la democrazia si preclude le fonti viventi di ogni ricchezza, di ogni progresso spirituale!»

(da: Maxie Wander, Ein Leben ist nicht genug. Tagebuchaufzeichnungen und Briefe – “Una vita non è abbastanza. Diari e lettere” –  a cura e con una premessa di Fred Wander, Frankfurt 1990; la traduzione del brano è di Anna Maria Curci)

______________________________________________

Maxie Wander nacque a Vienna, da una famiglia operaia, il 3 gennaio 1933. Crebbe nel quartiere di Hemals, dove era nata, un quartiere dalle radici fieramente popolari. “I suoi genitori e altri membri della famiglia lavoravano illegalmente per il partito comunista austriaco, e tutto il suo pensiero e il suo comportamento furono fortemente contrassegnati dallo spirito di solidarietà che animava gli abitanti del quartiere sotto il terrore nazista”, si legge nella quarta di copertina di Ciao bella, il libro che raccoglie le storie di diciannove donne della Germania orientale e che fece conoscere Maxie Wander anche ai lettori italiani.  Nel 1958 si trasferì con il marito, lo scrittore Fred Wander, nella DDR, nella Repubblica democratica tedesca, precisamente a Kleinmachnow, località poco distante da Berlino, dove visse fino alla sua morte, nel 1977.

 

Qui puoi scaricare il pdf dell’articolo

7 comments

  1. E’ davvero un onore lasciarti per prima l’orma del mio passaggio. Tonico ed illuminante leggere te e quanto per noi riporti. Grazie.
    c.

    Mi piace

  2. Cara Clelia,
    le pagine del diario di Maxie Wander continuano, dopo anni, a parlarmi e, non di rado, a confortarmi per la forza che scaturisce dal loro essere dialogo originale di letture e vita. Grazie a te e un abbraccio, Anna Maria.

    Mi piace

  3. la restituzione della memoria è un lavoro fondamentale per la costruzione e l’interpretazione del presente.
    Anna Maria, grazie per il tuo lavoro certosino, che oltre a restituirci memoria ci mostra la pazienza, il lavoro, la dedizione che richiedono lo studio e la volontà di mantenere viva la bellezza di un’umanità che cresce salvaguardando il dialogo, la comunicazione, la restituzione – anche attraverso la tra-duzione – di pensiero, linguaggio e perfezione linguistica, che rischia veramente oggi di andare persa nell’appiattimento espressivo depauperato da quella richiesta di immediatezza cui contribuisce anche la rete.
    Quindi, doppiamente grazie.
    un abbraccio
    nc

    Mi piace

  4. avevo postato in velocità, per prima una risata felice che mi sgorgava dal cuore e un grazie fragoroso… tanto è vero che ho condiviso e diffuso. forse sono stata fraintesa…

    Mi piace

  5. Cara Natàlia, cara Lucia, non trovo modo adeguato per ringraziarvi se non quello che scelgo solitamente, vale a dire il recupero dall’oblio forzato di un brano poco conosciuto o niente affatto conosciuto, in questo caso sempre dal diario di Maxie Wander:: “Siamo sradicati. Fred [lo scrittore Fred Wander, marito di Maxie, n.d.T.] rileva del resto questa mancanza anche nelle mie storie. Non sono né viennesi né tedesche, suonano come traduzioni dall’inglese. Beh, mi consolo, perché certo non diventerò mai una grande scrittrice! Un poeta ha bisogno del terreno, nel quale lui e la sua lingua hanno le proprie radici, del terreno del quale si nutre.” (Maxie Wander, annotazione del 25 gennaio 1967, traduzione di Anna Maria Curci).

    Mi piace

  6. Ho finito di rileggere il diario da pochissimi giorni, trovandolo ancora (come dire?) dolorosamente vivo.
    Sembra che questa donna, questa piccola grande donna che è stata Maxie Wander continui a parlarci… Con lei, la morte non ha vinto!
    Maxie scrive con straordinaria intensità (14 novembre 1976): “Mi sentivo ardere e soffrivo. Kitty… Fred… Tutto ciò che non ho vissuto, una profonda desolazione per la vita non vissuta, quanta bellezza va sprecata per sempre.”
    Leggo queste frasi e di colpo, tanta letteratura antica e moderna (ed anche parecchia filosofia) sparisce.
    Spariscono le ridicole mediazioni, i dubbi alla moda, gli slanci finto-passionali, la paura di passare per romantici fuori tempo massimo, l’esibizione di un brillante cinismo ecc. ecc.
    Rimane solo la carne viva, quella che Maxie ha saputo far sanguinare sulla carta!
    Grazie A.M. per questo articolo, autentico come sempre…

    Mi piace

  7. Caro Riccardo, hai centrato con precisione l’effetto della lettura di Maxie Wander ancora oggi, soprattutto oggi; tu scrivi “Spariscono le ridicole mediazioni, i dubbi alla moda, gli slanci finto-passionali, la paura di passare per romantici fuori tempo massimo, l’esibizione di un brillante cinismo” ed è proprio questo che succede, ovviamente a chi ha imparato a leggere e non si limita,ad annusare e snobbare – “quanta bellezza va sprecata per sempre” verrebbe da dire ai numerosi rappresentanti di questa seconda patinata categoria con le parole di Maxie Wander. . Grazie per aver lasciato una traccia consistente del tuo passaggio qui su Poetarum Silva.

    Mi piace

I commenti sono chiusi.