Gli anni meravigliosi – 12 – Ursula Krechel

La rubrica prende il nome da un testo del 1976 di Reiner Kunze, Die wunderbaren Jahre, Gli anni meravigliosi. Si trattava di prose agili e pungenti, istantanee veritiere – e per questo tanto più temute –  su diversi aspetti della vita quotidiana dei giovani nella DDR degli anni Settanta. Come ricorda Paola Quadrelli nel bel volume «Il partito è il nostro sole». La scuola socialista nella letteratura delle DDR fu Heinrich Böll, lo scrittore tedesco federale più attento ai temi della dissidenza est-europea, a definire queste brevi prose, recensendo il volume di Kunze su «Die Zeit», «medaglioni sbalzati dalla realtà della DDR».
Molta letteratura degli anni Settanta – in parte e per alcuni aspetti molto significativi oggi ingiustamente dimenticata, non soltanto per la DDR − possiede le caratteristiche della raccolta di prose di Reiner Kunze, Gli anni meravigliosi: agile, puntuale e pungente, non si sottrae mai al dialogo serrato con la realtà, il contesto storico, la quotidianità anche ‘spicciola’.

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La dodicesima puntata della rubrica presenta un testo poetico che Ursula Krechel – vincitrice nel 2012 del Deutscher Buchpreis, il Premio del Libro Tedesco,  per il suo romanzo Landgericht –  inserì nella raccolta Nach Mainz! (1977).

 

Zum Anschauen

Seht die Frau in der Kneipe.
Schaut euch weniger auffällig um
die da mit der Blumenbluse
eine gepreßte Locke schwebt hoch über ihr
einsam und sehr blond.
Ihre Fersen streicheln das Stuhlbein
hier auf den Tisch legt sie ihre Brüste
wartet, bis die Zeit im Aschenbecher stockt.

Seht, wie sie zur Tür blickt
wenn einer eintritt.
Ihre Hände versacken im Schoß.
Er kommt nicht mehr, der alte Liebgehabte.
Einen neuen angetrunkenen, der auch wartet
wie sie auf Wärme unter der Haut
auf das Ende der Seufzer im kalten Bett
einen neuen will sie nicht mehr.

Seht die Frau in der Kneipe
Seht uns, ihre kräftigen Töchter.
Wie wir uns gleichen manchmal
so unwegsam weiblich.
Wir lernen von ihr für uns
Schaffen Leiden ab, das heimliche, stille
Das ihr nicht sehen wollt
Schaffen es einfach ab. Seht.

Ursula Krechel

(da: Nach Mainz! Gedichte, Luchterhand 1977, p. 47)

Da vedere

Vedete la donna nel bar.
Guardatevi intorno dando meno nell’occhio
quella lì con la camicetta a fiori
un ricciolo schiacciato fluttua alto sopra di lei
solitario e biondissimo.
I suoi calcagni carezzano la gamba della sedia
qui sul tavolo poggia i seni
aspetta, finché il tempo non languisce nel posacenere.

Vedete come volge lo sguardo alla porta
quando entra uno.
Le sue mani affondano nel grembo.
Lui non viene più, il vecchio amato.
Uno nuovo alticcio, che aspetta anche lui
come lei il calore sotto la pelle
la fine dei sospiri nel letto freddo
Uno nuovo non lo vuole più.

Vedete la donna nel bar
Vedete noi, le sue figlie robuste.
Come talvolta ci assomigliamo
così malagevolmente femminili.
Da lei impariamo per noi
aboliamo il dolore, quello segreto, silenzioso
che voi non volete vedere
semplicemente lo aboliamo. Vedete.

Ursula Krechel

(traduzione di Anna Maria Curci)

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Nata a Treviri il 4 dicembre del 1947, Ursula Krechel ha studiato germanistica, storia del teatro e dello spettacolo, storia dell’arte. Dal 1969 ha svolto a Dortmund, per il teatro civico, attività di direttore artistico, coordinando progetti teatrali con giovani reclusi. Dal 1972 si è trasferita a Francoforte sul Meno; attualmente risiede a Berlino. Diversi titoli testimoniano la sua intensa produzione lirica, che per anni si è affiancata a quella teatrale (la pièce Erika, del 1974, la rese nota come esponente significativa del movimento femminile): Nach Mainz! (“A Magonza!”, 1977), Verwundbar wie in den besten Zeiten (“Vulnerabile come ai tempi migliori”, 1979), Vom Feuer lernen (“Imparare dal fuoco”, 1985), Kakaoblau (“Azzurro cacao”, 1989), Stimmen aus dem harten Kern (“Voci dal nocciolo duro”, 2005). Nel 2012 è entrata a far parte della Deutsche Akademie für Sprache und Dichtung, l’Accademia Tedesca per la Lingua e la Letteratura. Nello stesso anno è stata insignita del Deutscher Buchpreis, Premio del Libro Tedesco, per il suo romanzo Landgericht.

10 comments

  1. chiederei all’autrice se il testo è in vendita e presso quale editore, definirlo stupendo sarebbe riduttivo.. con stima
    r.m.
    ps: scusandomi per il disturbo pregherei la curci di inviarmi, per mail, queste notizie.

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    1. Il quesito posto da Roberto Matarazzo, che ringrazio e al quale invierò senz’altro le notizie richieste via mail, apre la questione delle traduzioni. La maggior parte dei testi proposti in questa rubrica non sono stati tradotti prima oppure sono stati pubblicati in traduzione italiana in volumi attualmente reperibili solo nelle biblioteche.

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