Gli anni meravigliosi #11: Hans Magnus Enzensberger

La rubrica prende il nome da un testo del 1976 di Reiner Kunze, Die wunderbaren Jahre, Gli anni meravigliosi. Si trattava di prose agili e pungenti, istantanee veritiere – e per questo tanto più temute –  su diversi aspetti della vita quotidiana dei giovani nella DDR degli anni Settanta. Come ricorda Paola Quadrelli nel bel volume «Il partito è il nostro sole». La scuola socialista nella letteratura delle DDR fu Heinrich Böll, lo scrittore tedesco federale più attento ai temi della dissidenza est-europea, a definire queste brevi prose, recensendo il volume di Kunze su «Die Zeit», «medaglioni sbalzati dalla realtà della DDR».
Molta letteratura degli anni Settanta – in parte e per alcuni aspetti molto significativi oggi ingiustamente dimenticata, non soltanto per la DDR − possiede le caratteristiche della raccolta di prose di Reiner Kunze, Gli anni meravigliosi: agile, puntuale e pungente, non si sottrae mai al dialogo serrato con la realtà, il contesto storico, la quotidianità anche ‘spicciola’.

Enzensberger_Furie

L’undicesima tappa è costituita dal caustico bilancio di Hans Magnus Enzensberger sintetizzato in un testo, apparso nel 1980 nella raccolta Die Furie des Verschwindens, che porta lo stesso titolo di uno dei componimenti poetici più noti di Hölderlin, Andenken, Ricordo. I primi due versi del testo di Enzensberger suonano come una risposta asciutta, in tono intenzionalmente minore e di sintetico “Bericht” (“la fredda cronaca”, per dirla con le parole di Frengo, personaggio comico creato da Antonio Albanese) al verso finale di Andenken di Hölderlin, “”Was bleibet aber, stiften die Dichter” (“Ma ciò che resta fondano i poeti”, nella traduzione di Giorgio Vigolo): “Also was die siebziger Jahre betrifft/ kann ich mich kurz fassen”: “Dunque per quel che attiene gli anni settanta/sarò breve”, scrive Enzensberger, per quegli anni di prodigi limitati “a Düsseldorf e dintorni”, i quali “senza opporre resistenza, tutto sommato,/ si sono inghiottiti da soli, mandando di traverso il boccone”.

Ricordo

Dunque,  per quel che attiene agli anni settanta,
sarò breve.
Il servizio informazioni era sempre occupato.
La prodigiosa moltiplicazione dei pani
si limitava a Düsseldorf e dintorni.
La terribile notizia corse sui fili della telescrivente,
se ne prese atto e fu archiviata.

Senza opporre resistenza, tutto sommato,
si sono inghiottiti da soli, mandando di traverso il boccone,
gli anni settanta,
senza garanzie per quelli nati dopo,
per i turchi e i disoccupati.
Che qualcuno si ricordasse di loro con indulgenza
sarebbe pretendere troppo.

Hans Magnus Enzensberger
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Andenken

Also was die siebziger Jahre betrifft,
kann ich mich kurz fassen,
Die Auskunft war immer besetzt.
Die wundersame Brotvermehrung
beschränkte sich auf Düsseldorf und Umgebung.
Die furchtbare Nachricht lief über den Ticker,
wurde zur Kenntnis genommen und archiviert.

Widerstandslos, im großen und ganzen,
haben sie sich selber verschluckt,
die siebziger Jahre,
ohne Gewähr für Nachgeborene,
Türken und Arbeitslose.
Daß irgendwer ihrer mit Nachsicht gedächte,
ware zuviel verlangt.

Hans Magnus Enzensberger
(da: Die Furie des Verschwindens. Gedichte. Frankfurt am Main: Suhrkamp 1980)

Sempre negli “anni meravigliosi”, precisamente su “Tintenfisch” nel 1977,  Hans Magnus Enzensberger formula Una modesta proposta per difendere la gioventù dalle opere di poesia, la sua requisitoria contro “il lavoro forzato” dell’interpretazione nell’insegnamento della letteratura. Qui, su Poetarum Silva, qualche dettaglio a proposito dell famoso episodio della “figlia del macellaio”.

5 comments

  1. Rimpiango molto di non conoscere il tedesco, di non sapere come “suona” il testo originale. Posso vederlo solo con gli occhi, intuire il ritmo, e già così i versi mi sembrano delle stilettate. La resa in italiano mi dà la stessa, identica sensazione, e in più mi permette di capire che la poesia è magnifica; grazie per avermela resa accessibile.

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  2. Conosco Enzensberger solo per “Dialoghi tra immortali, morti e viventi”, ricordo ancora che il dialogo tra il morto e il filosofo mi era piaciuto moltissimo… prenderò questa tua nota come un invito a continuare a leggerlo.
    Il tedesco mi ha sempre affascinata, ma purtroppo è una lingua che non conosco, per fortuna l’immenso lavoro dei traduttori, così poco gratificato qui in Italia, permette a tutti di potersi avvicinare a qualsiasi opera…
    un caro saluto

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  3. Apprezzamenti e osservazioni, per i quali sono grata a tutti voi, sono un pungolo per me. Pungolo quanto mai fruttuoso, ché spinge a leggere e a rileggere, singole poesie o intere raccolte (penso a “La fine del Titanic” nella traduzione di Vittoria Alliata http://muttercourage.blog.espresso.repubblica.it/cronache_di_mutter_courag/2012/04/hans-magnus-enzensberger-der-untergang-der-titanic.html e a “Più leggeri dell’aria” nella traduzione di Anna Maria Carpi http://muttercourage.blog.espresso.repubblica.it/cronache_di_mutter_courag/2011/10/controcanto-i-hans-magnus-enzensberger.html) o a ‘scoprire’ testi non ancora tradotti e che chiedono insistentemente di farlo.

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