Gli anni meravigliosi #10: Reiner Kunze

Kunze_Brief_mit_blauem_Siegel

La rubrica prende il nome da un testo del 1976 di Reiner Kunze, Die wunderbaren Jahre, Gli anni meravigliosi. Si trattava di prose agili e pungenti, istantanee veritiere – e per questo tanto più temute –  su diversi aspetti della vita quotidiana dei giovani nella DDR degli anni Settanta. Come ricorda Paola Quadrelli nel bel volume «Il partito è il nostro sole». La scuola socialista nella letteratura delle DDRfu Heinrich Böll, lo scrittore tedesco federale più attento ai temi della dissidenza est-europea, a definire queste brevi prose, recensendo il volume di Kunze su «Die Zeit», «medaglioni sbalzati dalla realtà della DDR».
Molta letteratura degli anni Settanta – in parte e per alcuni aspetti molto significativi oggi ingiustamente dimenticata, non soltanto per la DDR – possiede le caratteristiche della raccolta di prose di Reiner Kunze, Gli anni meravigliosi: agile, puntuale e pungente, non si sottrae mai al dialogo serrato con la realtà, il contesto storico, la quotidianità anche ‘spicciola’.

La decima tappa si sofferma su un testo poetico di Reiner Kunze, scrittore nato nel 1933, come Rainer Kirsch, Irmtraud Morgner, Brigitte Reimann, Maxie Wander. La poesia è tratta dalla raccolta Brief mit blauem Siegel, Il volume, pubblicato dalla casa editrice Reclam nel 1973 con una tiratura di 15000 copie, risultò esaurito nel giro di poche ore.

 

da: ventuno variazioni sul tema
»la posta«

Quando la posta
passa dietro la finestra fioriscono
di giallo i cristalli di ghiaccio

Lettera tu
apertura di due millimetri
alla porta sul mondo tu
apertura aperta tu
bagliore di luce,
traspare, tu

sei arrivata

Figlia, postina dalla
cassetta delle lettere fino al
tavolo, la tua voce è
il corno del postiglione

Oh da
un paese straniero, guarda
i francobolli … Come
si chiama il paese?

Germania, figlia
Oh come è
bello il francobollo: il lupo e
i sette capretti e
la sua zampa è
tutta bianca … Chi
ha scritto la lettera?

Forse
i sette capretti,
forse
il lupo

… il lupo è morto!

Nella fiaba, figlia, solo
nella fiaba

Reiner Kunze

(traduzione di Anna Maria Curci)

aus: einundzwanzig variationen über das thema
»die post«

Wenn die post
hinters fenster fährt blühn
die eisblumen gelb

Brief du
zweimillimeteröffnung
der tür zur welt du
geöffnete öffnung du
lichtschein,
durchleuchtet, du

bist angekommen

Tochter, briefträgerin vom
briefkasten bis zum
tisch, deine stimme ist
das posthorn

O aus
einem fremden land, sieh
die marken … Wie
heißt das land?

Deutschland, tochter
O ist
die marke schön: der wolf und
die sieben geißlein und
seine pfote ist
ganz weiß … Wer
hat den brief geschrieben?

Vielleicht
die sieben geißlein,
vielleicht
der wolf

… der wolf ist tot!

Im märchen, tochter, nur
im märchen


Reiner Kunze, “nato a Oelsnitz in Sassonia nel 1933 da famiglia operaia, era già in dissenso con il regime dal 1959, quando per motivi politici era stato costretto ad abbandonare la carriera accademica. La trasmissione alla radio di alcune poesie d’amore scritte da Kunze aveva costituito il pretesto per organizzare una campagna diffamatoria contro l’autore, all’epoca giovane assistente all’Università di Lipsia. Kunze fu accusato di attività controrivoluzionaria e di tradimento della patria socialista e sottoposto a un vero e proprio linciaggio: in un’assemblea, uno studente che si era sempre mostrato devoto verso il maestro, aggredì Kunze con gli sputi; durante il discorso in propria difesa, Kunze perse i sensi e restò malato per mesi; studenti e assistenti che avevano simpatizzato con lui furono sottoposti a rappresaglie. Secondo le parole dell’autore stesso, il 1959 costituì per la sua biografia ‘l’ora zero’: in quell’anno egli sperimentò in prima persona l’irredimibile violenza ideologica del nuovo regime e, al contempo, grazie a un felice evento inaspettato, entrò in una nuova fase della propria esistenza. Grazie a quella fatale trasmissione radiofonica, Kunze ha infatti modo di conoscere la propria moglie, la dentista ceca Elisabeth Littnerová: l’autore soggiorna tra il 1961 e il 1962 in Cecoslovacchia, dove frequenta il vivace ambiente letterario locale, inizia a tradurre poeti cechi contemporanei (Jan Skácel, Vladimír Holan, Antonin Brousek) e ha modo di risollevarsi dalla grave crisi che aveva vissuto dopo l’allontanamento dall’Università di Lipsia. «Il mio debito verso la Cecoslovacchia è quasi incalcolabile. All’epoca significò per me una sorta di risurrezione umana», ebbe a confessare più tardi l’autore in un’intervista. È comprensibile, pertanto, che Kunze abbia vissuto la repressione della Primavera di Praga con particolare intensità emotiva e intellettuale: Kunze, che dal 1962 risiedeva con la famiglia a Greiz, in Turingia, esce in segno di protesta dalla SED dopo l’ingresso delle truppe del patto di Varsavia a Praga il 21 agosto 1968. Da quel momento le sue poesie scompaiono dalle antologie, gli incarichi di traduzione dal ceco vengono revocati e il suo nome è completamente ignorato”. (da: Paola Quadrelli, «Il partito è il nostro sole» La scuola socialista nella letteratura della DDR. Aracne, Roma 2011, pp. 139-140)

Qui  è possibile ‘scoprire’ i titoli delle opere di Kunze in traduzione italiana; qui una poesia di Reiner Kunze dalla raccolta “Ein Tag auf dieser Erde” nella mia traduzione (a.m.c.)

4 comments

  1. Mia cara amica, mi intriga questo squarcio di vita che tanto appartiene ai miei anni giovanili quanto mi è estranea…ho due motivi in più per leggerti e documentarmi.
    Ma sai che questi versi son come teatrali? Forse stasera son visionaria
    Ti abbraccio

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  2. Cara Marzia, non sei affatto visionaria, o meglio, lo sei nel significato di una capacità di andare oltre nella lettura e intuire, dietro lo scambio tra l’io lirico e la ‘figlia’, una drammaticità in grado di presagire il peggio, cosa che puntualmente si verificherà, come testimonia la rievocazione, da parte di Reiner Kunze, dell’atmosfera “di isteria politica e di intimidazione” (Paola Quadrelli, op. cit., p. 142-143) che seguì, nell’autunno del 1973, la pubblicazione del volume “Brief mit blauem Siegel”.

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