Gli anni meravigliosi #3: Wolf Wondratschek

La rubrica prende il nome da un testo del 1976 di Reiner Kunze, Die wunderbaren Jahre, Gli anni meravigliosi. Si trattava di prose agili e pungenti, istantanee veritiere – e per questo tanto più temute – su diversi aspetti della vita quotidiana dei giovani nella DDR degli anni Settanta. Come ricorda Paola Quadrelli nel bel volume «Il partito è il nostro sole». La scuola socialista nella letteratura delle DDRfu Heinrich Böll, lo scrittore tedesco federale più attento ai temi della dissidenza est-europea, a definire queste brevi prose, recensendo il volume di Kunze su «Die Zeit», «medaglioni sbalzati dalla realtà della DDR».
Molta letteratura degli anni Settanta – in parte e per alcuni aspetti molto significativi oggi ingiustamente dimenticata, non soltanto per la DDR – possiede le caratteristiche della raccolta di prose di Reiner Kunze, Gli anni meravigliosi: agile, puntuale e pungente, non si sottrae mai al dialogo serrato con la realtà, il contesto storico, la quotidianità anche ‘spicciola’.

La terza tappa fa sosta su una poesia di Wolf Wondratschek tratta dalla raccolta Das leise Lachen am Ohr eines andern (Il riso sommesso all’orecchio di un altro), pubblicata nel 1976 dall’editore Zweitaudendeins di Francoforte.

Nelle auto

Eravamo tranquilli,
ce ne stavamo seduti nelle vecchie auto,
giravamo la manopola della radio
e cercavamo la strada
per il sud.

Alcuni ci scrivevano cartoline dalla solitudine
per spronarci a decisioni definitive.

Alcuni sedevano sulla montagna
per vedere il sole anche di notte.

Alcuni si innamoravano,
mentre è assodato che una vita
non rappresenta una faccenda privata.

Alcuni sognavano un risveglio

che doveva essere più radicale di ogni rivoluzione.

Alcuni sedevano come star del cinema morte
e aspettavano il momento giusto
per vivere.

Alcuni morivano
senza essere morti per la loro causa.

Eravamo tranquilli,
ce ne stavamo seduti nelle vecchie auto,
giravamo la manopola della radio
e cercavamo la strada
per il sud.

Wolf Wondratschek
(traduzione di Anna Maria Curci)

In den Autos

Wir waren ruhig,
hockten in den alten Autos,
drehten am Radio
und suchten die Straße
nach Süden.

Einige schrieben uns Postkarten aus der Einsamkeit,
um uns zu endgültigen Entschlüssen aufzufordern.

Einige saßen auf dem Berg,
um sie Sonne auch nachts zu sehen.

Einige verliebten sich,
wo doch feststeht, daß ein Leben
keine Privatsache darstellt.

Einige träumten von einem Erwachen,

das radikaler sein sollte als jede Revolution.

Einige saßen da wie tote Filmstars
und warteten auf den richtigen Augenblick,
um zu leben.

Einige starben,
ohne für ihre Sache gestorben zu sein.

Wir waren ruhig,
hockten in den alten Autos,
drehten am Radio
und suchten die Straße
nach Süden.

Wolf Wondratschek

(da: Das leise Lachen am Ohr eines andern; il testo di In den Autos è riportato dall’antologia Deutsche Literatur der 70er Jahre, Wagenbach 1984, p. 128)

Wolf Wondratschek è nato a Rudolstadt, in Turingia, nel 1943. Cresciuto a Karlsruhe, ha compiuto studi universitari in lettere e filosofia a Heidelberg, Göttingen e Francoforte sul Meno. Dal 1964 al 1966 è stato redattore della rivista “Text und Kritik” e dal 1967 svolge prevalentemente attività di scrittore e critico. Con Gerardo D’Andrea e Werner Schroeter ha partecipato alla sceneggiatura del film, diretto da Werner Schroeter,  Nel regno di Napoli (1978). Sue poesie sono state tradotte in Italia da Gio Batta Bucciol (Sommesso riso all’orecchio di un altro); sempre a cura di Gio Batta Bucciol è apparso sul numero 274, settembre 2012, di “Poesia. Mensile internazionale di cultura poetica”, il contributo Wolf Wondratschek. Addio al Sessantotto. Nel 2008 la casa editrice TEA ha pubblicato in traduzione italiana il volume di Wondratschek Mara. Autobiografia di un violoncello. Come sottolinea Manfred Brauneck nel volume Autorenlexikon deutschsprachiger Literatur des  20. Jahrhunderts (Rowohlt 1991, p. 790), le raccolte di poesie e canzoni di Wondratschek, Chuck’ s Zimmer del 1974 e Das leise Lachen am Ohr eines andern del 1976, segnano “la rottura nei confronti delle istanze politiche estremistiche fino a quel momento prevalenti e rispetto a un dettato poetico pop a favore di una nuova sensibilità e di una riflessione politica che prende le mosse dall’introspezione”.

3 comments

  1. E’ una bellissima poesia che mi pare racconti i miei anni e le mie esperienze. C’era del bello e del buono e anche tanto dolore che però potevi condividere, così come l’unicità dei sogni..
    Una generazione raccontata per significativi momenti. che ancora si duole dei propri fallimenti.

    Mi piace

  2. Leggo nel dire poetico di Wondratschek l’affermarsi di una inusuale capacità di dare voce semplice, chiara, inequivocabile, a manifestazioni ed evoluzioni molto complesse. Sapere e volere affrontare la complessità è, sempre e ancor più in questo tempo, la vera sfida, quella che si oppone alla semplificazione – riduzione e banalizzazione, dunque neutralizzazione del pensiero divergente- più o meno strisciante.
    I vostri commenti, Gianni, Narda, sono,, ad oltre 35 anni di distanza dalla data di composizione di questo testo, una conferma della validità e dell’efficacia dell’intento di Wondratschek, che non liquida sbrigativamente, ma fa parlare fatti, persone, luoghi. Un grazie sentito a voi e a tutti coloro che hanno lasciato un segno del loro apprezzamento, o che hanno semplicemente letto i versi di Wondratschek proposti qui.

    Mi piace

I commenti sono chiusi.