Due petizioni per la scuola pubblica

di Pietro Li Causi

1) La proposta di Profumo di aumentare il numero delle ore di insegnamento da 18 a 24 è perniciosa e creerà ulteriore scompiglio nelle vite di migliaia e migliaia di famiglie di docenti e di studenti. Non si tratta soltanto di un ennesimo attacco al salario (l’aumento delle ore, infatti, non equivarrebbe a un aumento dello stipendio mensile!). Se dovesse passare il piano che il Ministro dell’Istruzione ha intenzione di proporre, le condizioni di lavoro degli insegnanti di ruolo diventerebbero a dir poco disumane. Facciamo un esempio.

Un insegnante di francese delle medie, per arrivare a 24 ore, dovrebbe insegnare in dodici classi, partecipare alle riunioni di dodici consigli di classe (lavorando così per molte ore pomeridiane in più, che peraltro non verrebbero computate) e correggere un numero spropositato di verifiche scritte (anche questo lavoro non computato per lo stipendio mensile).
In ogni caso, l’aumento naturale degli impegni pomeridiani andrebbe a sottrarre tempo alla fase della preparazione delle lezioni e del materiale didattico, con un naturale scadimento della qualità dell’insegnamento.
La cosa peggiore, però, è che l’aumento delle ore di un terzo rispetto a quelle attuali comporterebbe anche un taglio di un terzo delle cattedre attualmente presenti nel nostro paese!
Le conseguenze, in termini di costi umani, sarebbero perniciose. I precari, che in tutti questi anni hanno sopperito a tutte le situazioni di emergenza che si sono create nella scuola italiana, perderebbero la speranza di lavoro. Un terzo degli insegnanti di ruolo (in genere i più giovani) potrebbero invece perdere il posto nelle loro sedi di titolarità, e, precarizzati a loro volta, diventerebbero il serbatoio umano (probabilmente pagato a cottimo) per le ore di supplenza che attualmente sono affidate con contratto a tempo determinato proprio ai precari.
E’ dunque un dovere sociale firmare questa petizione, per difendere la qualità dell’istruzione delle nostre scuole e per tutelare la qualità di centinaia di migliaia di vite umane che, senza alcuna responsabilità, pagherebbero il costo di una crisi che non hanno causato.

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2) La Bozza del Decreto Interministeriale n. 25 del 29 marzo del 2012 vorrebbe imporre alla scuola secondaria di secondo grado (un tempo chiamata più semplicemente “scuola superiore”) la regola secondo la quale le prime classi di ogni ciclo debbano essere composte da almeno ventisette alunni.
Questo significa, ad esempio, che, in barba al principio della continuità didattica, le classi terze e quinte di ogni istituto superiore rischiano di essere periodicamente smembrate e accorpate ad altre classi, a volte per un solo alunno in meno.
Questo, ovviamente, costringerà gli studenti coinvolti in questi giochi di prestigio del MIUR ad acquistare libri di testo sempre nuovi, oltre che ad adattarsi bruscamente a nuovi orientamenti didattici.
Ma c’è di più.
Tutta l’operazione ha anche il fine, subdolo e sottile, di operare nuovi tagli e falcidiare altri posti di lavoro anche fra gli insegnanti che sono già di ruolo, riducendo ulteriormente l’organico a furia di accorpamenti e smembramenti forzati di classi.
Ribellarsi a questa norma, dunque, è un dovere sociale.

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Un commento su “Due petizioni per la scuola pubblica

  1. Concordo con il commento e l’iniziativa del buon Pietro Li Causi. Quello che non condivido, tuttavia, è la ricostruzione di un futuro prossimo e apocalittico (“Un terzo degli insegnanti di ruolo (in genere i più giovani) potrebbero invece perdere il posto nelle loro sedi di titolarità, e, precarizzati a loro volta, diventerebbero il serbatoio umano (probabilmente pagato a cottimo) per le ore di supplenza che attualmente sono affidate con contratto a tempo determinato proprio ai precari”.) Oramai sto nella scuola da un pochino e sono sempre più della convinzione che nel nostro sistema ci sia qualcosa che non vada in termini di ore lavorative. E son troppo poche quelle effettivamente svolte in loco. Noi che siamo del ramo lo sappiamo benissimo quanto sgobbiamo a casa. Ma come giustamente scriveva la blogger prof nella sua lettera aperta al ministro, chi non fa una cippa continuerebbe a non farla anche aumentando il monte orario. Ma non fraintendetemi. L’operazione del ministero è subdola perché di sicuro quelle 24 ore non verranno pagate. Però siamo sicuri che si parla di ore di lezione frontale? No, perché se ad esempio, nelle 24, o anche 32 ore settimanali, rientrassero quello che noi facciamo comunemente e cioè le riunioni, i collegi, i consigli, i colloqui, gli sportelli didattici, allora la cosa sarebbe diversa. Certo, che se alle 24 ore corrisponderebbero sempre i soliti milcentcinquant’euro al mese, beh, sarebbe da stupidi. E anche da parte nostra lo sarebbe, a voler persistere con questo lavoro. Però io scusate, un po’ di disagino ce l’ho, quando ci sono quelle mattine, che tipo si va a scuola per 2-3 ore e si esce. Se poi le ore sono da 50 minuti, e diventano 2 ore e mezza invece di 3. La mia ragazza che è spagnola e prof di ruolo là, guadagna di base 1800 euro – e il governo negli ultimi 2 anni ha pure abbassato gli stipendi – però un po’ più di orette le fa, e soprattutto si becca classi delle medie e quelle delle superiori. Non so se mi spiego. I colleghi di lingua sono i più sfortunati, lo sappiamo e li comprendiamo perfettamente, hanno tantissime classi e soprattutto tantissime prove da preparare e correggere. D’accordo. Però io mi chiedo: non sarebbe ipotizzabile un monte ore un po’ più alto, e che comprenda ovviamente un utilizzo maggiore di docenti? Ovvio che il ministero tenda più a fare le nozze coi fichi secchi…..

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