Giuseppe Rizza – alcune poesie (post di Natàlia Castaldi)

GLI AQUILONI VOLANO ALTI, NOI NON VOLIAMO
di Giuseppe Rizza

***

Io penso, cara Enne
che i nostri sentimenti
siano schiavi della chimica
e che se la memoria è fotografica
la mia pellicola è scadente.
Quante pagine ci sono
nell’album Cose che si dicono?
mi chiedo in questa primavera autunnale
dove di romantico è rimasto
solo il passaggio dei soffioni.
Ieri mi è stato chiesto
come stai
io in silenzio ho risposto
se solo lo sapessi
non te lo direi.
Cara Enne, il modo più veloce
di disamorarsi è odiare presto.

***

Accumuli oggetti
per ricordarmi meglio,
io cancello le tue dediche
per crearmi alibi
e se potessi non verrei
al mio ennesimo addio
truccato da arrivederci.
Io ormai, mi dici,
piango solo
vergognandomi le lacrime
dietro l’accappatoio
e se sono fuori
corro a fare le scale
chiudo la porta
e accomodo la mia commozione.

***

Dovresti riprendere l’antico vizio
di appuntarti i nostri discorsi
al telefono la sera
malgrado sia encomiabile
perfino commovente
da parte tua appena notte
gettare acqua
sui nostri fuochi ardenti.
Per esempio trarre spunto
dalle milanesi in gonna d’inverno
le loro cosce accaldate
al solo pensiero di vecchi amanti
sfidano le parigine in mini
sotto la neve.
Se hai giorni vuoti
te li riempio io di
velleità.

***

Nell’attesa di
una reazione
do da mangiare al mio animale:
uno struzzo in giardino
da spiare tutte le ore
che m’insegni a non guardare
che vita fa il mio reale.
Donne coraggiose
mi fanno coraggio
fotografi distratti
mi mettono in cattiva luce.
Da quando dormo sul divano
non faccio più sogni banali.

***

Le lenzuola ti hanno persa al primo lavaggio
e i paesaggi cadono dalle ciglia
io ho finestre aperte per ripulire l’aria
eppure lo iodio rimane a distanza.
Le nuvole sono gonfie d’umidità
stazionano di notte alle fermate dei bus
mentre a letto invoco i numi
a salvaguardia della mia dimenticanza.
Per strada, ragazzini
mi restituiscono caramelle.

***

I tuoi pensieri
li faccio docili
come un domatore.
Infine attenuare le parole
le similitudini e
i vincoli fra le cose.
Io termino le giornate
affrettando i pomeriggi,
spengo incendi
piangendomi addosso.

***

La mano è un mulo macchiaiolo
s’impunta sul panorama
delle tue strade in salita
io non ho note a margine
per decifrarti
ma solo frasche rabdomanti
di bellezza,
umide vibrano a distanza.

***

Necessaria è la presenza
come un corso d’apprendistato
manutentore
io i ricordi li ho esiliati
compatire costava troppo
e la domenica dicono sia
un giorno uguale
per rispetto della democrazia.
Questa neve selvatica
affila le ciglia.
L’assenza è solo un trucco.

***

Riconoscere la presenza
della pioggia dal suono
che provoca all’asfalto
l’attrito con la gomma
delle auto pendolari
hai dita di molliche di pane
a cui m’aggrappo nelle ore di sonno
e ci sono cartoni di vino
con poche gocce al fondo
abbandonati da nuove
file di clochard
sotto a panchine
di ferro e legno.
Io ti consiglio di
dimenticare in fretta
con l’uguale velocità
di quando il sole asciuga
le nuche dei bagnanti d’agosto

***

Affiggere parole sul percorso
dal tuo letto all’ufficio
così sarai libera di farne
puzzle vuoti al centro
l’aggettivo iridescente
il verbo dividere
la preposizione con
il nome affetto
quelli derivati (amorevole)
gli astratti (nostalgia:
dolore del ritorno)
collettivi (sciame:
di pensieri)
composti (segnalibro:
Cernà, Kane)
alterati (dolcetto)
concreti (divano)
e poi il mio e il tuo
a quale distanza li metti.
Sciogliti nei miei dubbi
citrosodina
ma non confonderti con il vapore.
(Non so niente
di te
ma lo so bene).

***

La pelle si apre ai tuoi circoli
del sangue alle tue cooperative
alle tue aste sempre affollate
io sono l’ultimo della fila
quello che ti sta scrivendo poesie
sull’agenda della banca così
da tirar meglio le somme
quanto sentimento e quanto desiderio
tu non mi dare notizie
così le invento dalla radice

***

Quando apri la porta
compari nuda come in un
quadro di Balthus, Chagall,
Klimt, Klee, signora K
o scomposta in tenuta blu, un seno
due labbra, anche quando
mi dici ma che favola sei
la fiammiferaia di Andersen
e invece no, dico io, semmai
il pifferaio di Hamelin
anche se non saprei
giustificare una scelta simile
neppure se ti rifilo quell’altra
favola, mentre ti osservo
chinata a rifare il letto,
delle sirene che non ti resisto
ne parlò per primo
perfino l’autore del Margite
o chi per lui, chiunque fosse.

***

Hai adibito il mio amore
al reparto rottamazioni
cartellino con su scritto in maiuscolo
GIACENZA

(una baby-sitter che non crede nella sua missione
mangia patatine guardando la televisione)

il mio amore è da mesi che gira
solo, smarrito,
su un nastro trasportatore
come un bagaglio non recuperato
volo AO9RFI
aereo arrivato a destinazione.

***

Gli effetti del Mastic d’Artemis
se preso a sorsi lenti in special modo
e qualche ora prima di raggiungere il letto
possono essere fra i più diversi:
desiderare l’amore con uno sconosciuto.
Ne comprai due di bottiglie hai aggiunto
durante un viaggio in Grecia
una per mio padre una da consumare
l’ultimo del mese di giugno.
Chissà cosa ci sarà dentro
se mi sto facendo toccare.
Quando hai terminato il fondo della bottiglia
( mi avevi promesso te ne lascio un quarto )
avvolta nel buio mentre mi cercavi la faccia
mi hai sussurrato ma senza farti sentire
deluderti è il mio passatempo preferito.

_____________________

Giuseppe Rizza ha trent’anni e il suo paese d’origine è il più a sud d’Italia, ultimo avamposto dell’isolitudine siciliana. Laureato in Lettere, ha conseguito a Siena il Master in “L’arte di scrivere” diretto da Romano Luperini. Insegna precariamente in Maremma. Sostiene Oz, Bufalino, e Charles M.Schulz. Alcune sue poesie e due poemetti sono comparsi su Nazione Indiana e AbsoluteVille, Fili d’aquilone, e altri siti ; due suoi racconti su Colla e SettePerUno.

25 commenti su “Giuseppe Rizza – alcune poesie (post di Natàlia Castaldi)

  1. Un libro, sia esso romanzo, saggio o poesia, deve
    coinvolgere al massimo l’intelligenza e la sensibilità
    del lettore. Quando un libro, di poesia o di prosa,
    una frase, una parola, ti riporta ad altre immagini,
    ad altri ricordi, provocando circuiti fantastici,
    allora, solo allora, risplende il valore di un testo.
    Al pari di un quadro, scultura o monumento,
    quel testo ti arricchisce non solo nell’immediato
    ma ti muta nell’essenza. (Giulio Einaudi)

    Esistono ancora persone che sono convinte
    che basta una laurea per incoronare un poeta,
    un artista. Non nego che la cultura aiuti molto,
    ma se non c’è il materiale che la natura ha
    fornito…beh, allora è un altro discorso…ud

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  2. Non me ne voglia, Ma Giuseppe Rizza mi sembra
    piuttosto mediocre. Mi scuso ma io scrivo sempre
    quello che penso.

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    • “Libero e fiammeggiante è solo il pensiero!
      Me lo bisbiglia Giordano Bruno da un angolo nascosto della mia libreria: non si arresta per le minacce, non brucia e non si consuma tra le fiamme d’un rogo.
      Me lo conferma Antonio Gramsci che rispose, a chi gli garantiva la scarcerazione sol che avesse scritto una lettera al capo del fascismo: Ma io non ho nessuna intenzione di suicidarmi!

      Diari, Enzo Ranieri, mio nonno, aprile 1948

      Ud, lei è libero di esprimere il suo pensiero e non deve scusarsi per questo; già solo il fatto di avere deciso di postarle, invece, esprime il mio pensiero in merito alle poesie di Giuseppe Rizza, poesie che apprezzo per forma e contenuto.

      Un caro saluto.
      nc

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  3. La ringrazio per la sua cortese risposta, ma sappia,
    anche se forse non gli interessa, che io la tengo
    in grande considerazione. Saluti. ud

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  4. però, Umberto, non capisco cosa c’entri una laurea con la mediocrità.
    se lei ritiene che Rizza sia mediocre come poeta non può estendere questa mediocrità a ben altra formazione e competenza che non è detto si sia riversata/travasata in poesia.

    fatico a vedere mediocrità nell’immagine della donna nuda paragonata o assimilata a un capolavoro. escamotage? no. puro lampo di genio

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  5. Gent..mo Michieli, la laurea non c’entra, volevo soltanto
    sottolineare che non è una laurea che fa il poeta.
    Io credo che poeti si nasce, non mi risulta che
    esiste una scuola in tal senso. Faccio un esempio:
    Un tenore non è grande perchè per sua fortuna
    possiede un acuto da far tremare i vetri, è
    grande per il colore della voce, per il fraseggio,
    per il legato (per chi ce l’ha) e per tante
    qualità che non sto ad elencare. Pavarotti per esempio,
    aveva nella voce un’estensione eccezionale e degli
    acuti incredibili, ma per me era una voce senz’anima
    perchè carente di altre qualità molto più importanti.
    Grazie dell’attenzione.ud

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    • la laurea non fa il poeta, ma le assicuro che una buona reclusione di dieci anni (o quel che è) in un conservatorio fa il musicista! :)

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  6. “Dovresti riprendere l’antico vizio
    di appuntarti i nostri discorsi
    al telefono la sera
    malgrado sia encomiabile
    perfino commovente
    da parte tua appena notte
    gettare acqua
    sui nostri fuochi ardenti.
    Per esempio trarre spunto
    dalle milanesi in gonna d’inverno
    le loro cosce accaldate
    al solo pensiero di vecchi amanti
    sfidano le parigine in mini
    sotto la neve.
    Se hai giorni vuoti
    te li riempio io di
    velleità.”

    splendida

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  7. Grazie dei commenti positivi, e grazie a Natàlia Castaldi per l’ospitalità.

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  8. I versi che qui cita Gianni sono anche quelli che preferisco io. Mi ricordano – non me ne voglia Giuseppe Rizza – una qualche canzone dei Marlene Kuntz, certo qui più alta. Li musicherei, anche. Forse perché queste liriche restano molto a filo di terra, e lì trovano forza.

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  9. Per quanto i Marlene Kuntz mi piacciano poco, e a differenza di chi una volta con il proposito di offendere mi scrisse che sembravano delle canzoni, per me è un complimento sentirmi dire che potrebbero essere musicate.
    E poi non nego che per anni mi sono cibato e ancora mi cibo della per convenzione detta canzone d’autore italiana, dagli storici degli anni ’70 all’ultima leva di trentenni.

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  10. mi ritrovo nelle perplessità di ud.
    trovo questa poesia adolescienziale.

    poi, da anziana, se riuscissi a capire come eliminare le notifiche sulla mia mail da questo sito, probabilmente non mi affaccerei neanche più, e tanto meno commenterei, cosa che tra l’altro faccio davvero di rado.

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    • le notifiche arrivano in quanto automaticamente inviate da wordpress in seguito all’iscrizione effettuata dall’utente che le riceve; di conseguenza, non so esattamente come non avendo effettuato alcuna sottoscrizione per mailing list, ma generalmente in calce alle mail di notifica dovrebbe esserci una dicitura che recita più o meno “non vuoi ricevere più questa mail?”, o qualcosa di simile.

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  11. non ho mai sottoscritto nessuna mailing list e non ho nessun account wordpress.
    misteri.
    avessi trovato la dicitura che dici, in calce a qualche mail, credo non sarei qui, adesso.

    trappole del web 2.0, probabilmente.

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    • wordpress mi dice che la mail xxxxxx.it (censura da me operata a tutela della sua privacy) ha fatto richesta d’iscrizione “1 year, 9 months” fa – mi dice inoltre che gli iscritti via mail sono 32, ovviamente non pubblico le 32 mail e i relativi nomi con singola data di iscrizione; aggiunge che gli iscritti via wordpress – cioè in quanto utenti attivi della piattaforma (con blog personale per dirlo in poche parole) – sono 118, di cui mi dà data di iscrizione, nome e cognome (vero o fasullo che sia) e indirizzo email – che per le stesse ragioni di cui sopra non pubblico; poi mi dà per ogni articolo il nome e la mail di quanti si sono iscritti per seguire l’andamento dei commenti…
      Beh, ho dovuto smanettarci un bel po’, ma se non altro ne sono venuta a capo.
      Controlli bene le diciture in calce alle notifiche, una qualche formula, magari in inglese, per disdire la sottoscrizione dovrà pur esserci.
      buona fortuna.

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  12. Che Rizza sia mediocre non l’ho mai creduto né di ciò mi si convincerà facilmente. Ci voleva lo sguardo attento di Natàlia perché ci si decidesse a postarlo su Poetarum.
    Non le vedete voi queste

    milanesi in gonna d’inverno
    le loro cosce accaldate
    al solo pensiero di vecchi amanti

    sfidare

    le parigine in mini
    sotto la neve?

    Io le vedo, come vedo la nostalgia, il rimpianto, i ricordi, gli amori, le femmine. Una poesia che mi faccia vedere non potrà per me mai essere mediocre, specie in una forma attenta e sorvegliata (se c’è una pecca è il troppo sorvegliare la forma, a volte) come quella di Giuseppe.

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    • Grazie del passaggio e della lettura, Silvia; ho ben altra idea della mediocrità e sì, le vedo anche io quelle milanesi in gonna d’inverno, così come mi torna agli occhi e alla memoria l’attesa e il nastro girevole con quell’unico bagaglio e la sua desolazione, la sospensione e quanto – quanto – un flash, un’immagine possa ricostruire una memoria, un dato perduto, un frammento di noi, una connessione elettrica smarrita nel tilt dei neuroni.
      Un caro saluto e un sentito grazie a te e a tutti gli intervenuti, ma in primis a Giuseppe per avermi permesso di postare questo suo bel lavoro.
      nc

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  13. Io ad es. le milanesi in gonna d’inverno non le ho mai viste, ma conosco la giacenza.
    Grazie ancora, e grazie a Natàlia per aver afferrato il bagaglio.

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  14. personalmente ho parlato di poesie adolescenziale, un universo che trovo poco interessante, come del resto le gonne delle milanesi d’inverno o le dita di mollica di pane, non di mediocrità.
    mi riaffaccio solo per ringraziare: con molta fatica, in un percorso a ostacoli, sono riuscita a togliermi dalla ragnatela delle mailing list. in effetti credevo solo di aver sottoscritto la notifica di commenti ad un paio di post che mi interessavano, non la notifica a vita ad ogni nuovo post.
    ringrazio e saluto.

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