Poesie di Emiliano Zappalà

Poesie di Emiliano Zappalà

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Dettagli


Quell’odore impossibile che fa il mare
negli ultimi istanti d’azzurro,
lo schianto d’ala sordo del gabbiano
l’inchiostro degli scogli

– sono tutti dettagli
immortalati dalla foto di un pazzo –

un attimo prima della pugnalata precisa del sole
e del sangue che si sparge a macchie;
quando si sente solo il respiro
rotto del mentecatto
impegnato a ricomporre
i cocci interminabili del crepuscolo.
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*
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Avevo già visto questa scena della mia vita
solo che
non ricordavo l’uomo con il grande
cappotto marrone,
né la donna ferma a contare i granelli di grandine.
Non ricordavo il disordine,
non ricordavo quell’odore disperato.
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È tardi. L’orologio avanza.
Esplode deciso su ogni secondo.
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Mi alzo prima che suoni la sveglia
mi vesto
ed in un attimo sono già alla porta.


*


Oggi ho comprato i tuoi occhi
su una bancarella polverosa
di un mercatino delle pulci
di periferia.

Erano lì che brillavano
come perle.
Qualcuno li aveva lasciati
per pochi spiccioli;
abbandonati
tra ciondoli e vecchie monete.
Ora li ho appesi nella mia stanza.

La notte li fisso
mentre il respiro incespica
sul soffitto.
Per sentirci davvero soli
abbiamo bisogno di due occhi
grandi che ci osservano.


*


Bussarono alla porta con due colpi secchi e regolari
e attraversai l’atrio in ciabatte.
Salutai sulla soglia gli Angeli dell’Apocalisse
e li invitai a prendere un caffè.
Era un giorno di scuole aperte,
di università affollate,
di traffico per le strade
e c’era odore di cannella.
——-
Parlammo per un po’, poi dissero
ch’era ora di andare.
Indossai un abito casual e gli occhiali da sole,
lasciai in casa la solita confusione;
in fondo da sempre siamo preparati a quel giorno.
———
Loro mi aspettavano fischiando in direzione del cielo,
Spensi la tv, rassettai il divano e presi le chiavi di casa,
credo per abitudine.
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Alla fine chiesi il permesso di uscire dalla finestra.
Pensai che quel giorno
Sarebbe stato più giusto andarsene come un ladro.
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——–
*
——
—–
Io scrivo sulla fine del mondo,
sul deserto,
sul baratro dei sensi,
sullo scheletro e sulle ossa,
sulla carcassa
di questo brave new world.
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Porto con me l’ultima scossa,
l’ultimo spacco,
con il cielo che zampilla
in una fredda pozza
e si rapprende tra le unghia;
il vento trascina con se
gli ultimi vagiti e
le ultime preghiere,
le ultime pietre
di un castello metafisico.
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La mia mano setaccia
la carta dell’universo
che piano piano sbianca,
diventa bianca,
e accarezzo la superficie
della storia.
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Nell’aria, c’è la puzza di una decomposizione elettronica.
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Sono in bilico sul tempo,
le mie parole non hanno domani
e il riflesso dello specchio
s’è cancellato.
Guardo in basso,
le processioni e le candele
le ultime esecuzioni,
gli ultimi amplessi,
le marce;
ascolto le ultime prediche
e gli ultimi silenzi
bevo le ultime gocce di sangue.
——
Scrivo sulla fine del mondo
sciolto dal peso del futuro;
scrivo il testamento di nessuno,
e non ho lettore.
Le mie sottili linee
saranno tagli nel vuoto
e schizzi per nessuno.
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E sono libero
nella fine.

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Scrivo.
Scrivo parole senza legame,
frasi senza sintassi,
racconti senza senso,
suoni senza significato;
perché adesso
sono miei
e domani
non potrà leggerli nessuno.
—–
——
——
——

Emiliano Zappalà, siciliano nato a Indianapolis nel 1986, da poco specializzato in Filologia Moderna con tesi dal titolo Un viaggio nel Postmoderno. Disoccupato fino a data da destinarsi. Secondo classificato al concorso Raccontare il Monastero, indetto dalla facoltà di Lettere di Catania. Nel 2010 ha stampato a proprie spese, insieme ad altri cinque amici la raccolta Raudi – esplosioni dalla periferia. Collabora con diverse webzine e giornali on-line, frequenta corsi di scrittura e sceneggiatura, scrive racconti e poesie, cerca di capire cosa fare della sua vita e nel frattempo fa un po’ di politica a livello locale, perché a lasciare che gli altri lo facciano per noi poi ci si accorge che «questa è l’Italia».

6 comments

  1. …Ho comprato i tuoi occhi
    su una bancarella polverosa…

    Questi pochi versi bastano ad indicarci di che stoffa
    è vestito il poeta Zappala’. Complimenti, non lo
    conoscevo e lo apprezzo molto e, cosa ancora
    più importante, mi pare che non scriva in
    dialetto come la stragrande maggioranza dei
    poeti meridionali. Io pur essendo del
    profondo sud è una cosa che odio come
    il fumo negli occhi. Bravo, mi piacerebbe a
    breve rileggerlo. ud

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  2. Grazie per il commento De Vita. Anche io ho trovato molto interessante Emiliano e per questo motivo ho deciso di postarlo su questo blog. Mi interessa la sua “quotidianità esistenzializzata” per così dire, molto vicina a Giovanni Giudici. SOlo un appunto a te. Non capisco su quali dati ti basi quando dici ” cosa ancora
    più importante, mi pare che non scriva in
    dialetto come la stragrande maggioranza dei
    poeti meridionali.” Anche se questo non costituirebbe in realtà nessun tipo di problema, bisognerebbe avere le idee chiare su una situazione geopoetica prima di tirare le somme su una tendenza diffusa. Cattafi, Piccolo, Ripellino, ma anche…tra i più recenti Maria Attanasio, o tra i minori Angelo Scandurra, diciamo che i dialettali si riducono a un paio di nomi. Tra gli eccellenti di certo spiccano Biagio Guerrera e tra i giovanissimi Dina Basso. Ma non sono due nomi che fanno “la stragrande maggioranza”. Se poi ti riferisci a “la stragrande maggioranza” della scuola poetica siciliana di Federico II, forse hai ragione. Ma lì sarebbe interessante trovare una giusta definizione di dialetto.

    l.

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  3. Gentilissimo poeta Mazziotta, i numerosi (credo) poeti
    dialettali che io ho letto, forse non sono professionisti.
    Allora preferiscono scrivere come…parlano!
    Per quanto riguarda la famosa scuola poetica
    siciliana, ne sono al corrente, ed è a mio avviso
    una cosa ben diversa che ben comprendo.
    La ringrazio per la sua gentilezza. ud

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  4. Gentile commentatore De Vita, sui non professionisti siamo d’accordo.
    Ti ringrazio ancora per il commento. Però era una cosa che mi premeva dire, dato che mi coinvolge in prima persona.
    DIamoci del tu, per favore.

    l.

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  5. Carissimo Mazziotta, va bene per il tu, mi è venuto
    in mente uno scrittore e poeta siciliano che scrive
    quasi esclusivamente in dialetto ed è :
    Nino De Vita della provincia di Trapani,
    uno dei tanti che ho letto su internet che
    credo sia un professionista, ovviamente
    la mia non vuole essere una polemica
    (ci mancherebe) è solo una constatazione
    o che dir si voglia. Grazie. ud

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