da “L’altro padre” – Giulia Rusconi

da “L’altro padre” – Giulia Rusconi

—–

Padre
______
Non ti voglio chiamare papà
è troppo infantile
viene in mente la pappa e allora
ti mangio ma orfana
sarò forse perduta.
—–
Sei uno dei miei padri
quello che più mi somiglia
quello che ha il mio bios sangue
l’affidato il preoccupato l’ottuso.
—–
—–
*
—–
—–
Mio padre numero quindici
corregge la mia postura.
Precaria mi aggrappo al suo braccio
lo conosco a memoria.
Mio padre –l’altro- non lo tocco
mai neanche per sbaglio.
«E’ questo che cerchi, il contatto?»
Il contatto sì il pezzo mancante
della ‘casa’, delle cose.
—–
—–
*
—-
—-
Il mio sesto padre è magro
ha l’ossessione per il corpo e viaggia
sempre. Mi insegna a prendere i treni.
Fare il biglietto obliterarlo
guardare il tabellone delle partenze
prendere posto, in un regionale.
Faccio tutto con amore
ma il mio sesto padre vorrebbe fare sesso
e non vuole parlare. Mi lascia
alla stazione Centrale, mi disereda.
——–
——–
*
——-
——-
Mio padre numero novanta
vuole insegnarmi lo scarto.
Mi domanda mie notizie (con dettagli)
e scompare per anni.
E’ un padre della dimenticanza
parla di Wittgenstein
e di Aufhebung e decostruzionismo.
Mio padre –l’altro-
si versa un bicchiere si dice
stanco di cose che sa solo lui.
——-
——-
*
——–
——–
Guardo i miei padri ognuno
nel suo scanno conosco a memoria
le loro crepe i loro tic nervosi.
Ho un padre che non conosco
l’ho visto una volta so come si fa
chiamare so che non parla
quasi mai e che vive in una buca
piena di ossa di lupo
occhi di vetro e angeli maestosi.
Il mio padre sconosciuto è un visionario
mi insegna le allucinazioni
me le fa toccare.
———
———

——–
——–

Giulia Rusconi è nata a Venezia nel 1984. Si è laureata all’università Ca’ Foscari (Ve) in Lettere Moderne. Dal 2006 è parte dello staff operativo del Circolo Culturale Walter Tobagi di Mestre (Ve). Si occupa in particolare di poesia contemporanea e organizza laboratori e incontri con alcune tra le voci più significative dell’orizzonte poetico odierno, come Milo De Angelis, Anna Maria Carpi, Gian Mario Villalta. Ha pubblicato saggi e racconti per Mimesis e Nuova Dimensione. Sue poesie, tratte dalla raccolta L’altro padre, sono comparse in alcune riviste come «ClanDestino» e «L’immaginazione» e in altre on-line come «L’Ulisse», «AbsoluteVille» e «UnoNove».

5 comments

  1. mi piace molto, per la concisione straniata soprattutto. per il dettato colloquiale che tuttavia si abbandona alle aritmie del discorso ma senza eccessi. interessante poi questa orfanità che si specchia in una paternità seriale, disincarnata e morbosa insieme. cosa ho scritto non lo so. ma bello.

    Mi piace

  2. “stanco di cose che sa solo lui”: spostando il “sa” non suona meglio?
    “stanco di cose che solo lui sa”

    la domanda va ad interrogare il rapporto di Giulia con i suoni.

    Mi piace

  3. Trovo questi versi originali e forti. E anche musicali, oltre alle note esiste pure la dissonanza, per fortuna. Complimenti a Giulia, meno a Gugl, che in preda ai dettagli non vede il quadro.

    Mi piace

I commenti sono chiusi.