Piccole poesie.

Quando sarò vecchio, irascibile per poco- le bianche lanugini del tempo

a fare da morbido inverno-, la pace che sentirò sarai tu. Guarderai questi

occhi e svelta, come ora, abbellirai tutti i paesaggi attorno per dare ombra

alla mia voce asciutta.

***

Un buongiorno di primavera e pochi piatti nel lavandino, il riflesso del sole

sui vetri, sulle bottiglie fiorite dei vini del Rodano, sui quadri a pastello che

solo Marta riusciva a riempire di colori incandescenti e selvatici, con quegli

alberi e tutte quelle nuvole bianche e azzurre. Che belli, ricordi?

***

Ritrovare il tessuto del tempo, il tempo passato e il tempo presente.

Le gomene tese a fermare le barche ormeggiate nel piccolo golfo celeste,

Bonnard non sarebbe riuscito, pur lambiccandosi, a produrre così semplici

fiammate d’incanto. Là, poco distante, i nostri sorrisi, sibillini e sinceri,

si raccontano di tutto quello che è stato, delle pagine lette, scivolate fuori-

stelle filanti e coriandoli- entrate nel mare magnum della bellezza,che,

fatta parola, ritorna distratta nel cuore umido della poesia.

***

In questo fraterno

abbraccio mi perdo,

fra il freddo e il tiepido

di questi olimpici giorni.

Mi perdo sì,

so che sempre un tram troverò

ad attendere

la mia lentezza di passo, la mia ubriaca,

sentimentale

risata.

Un pomeriggio rubato,

nessuna fretta nessuna.

Ti troverò lì che mi aspetti,

per ridere e sedermi

vicino e tenermi la mano.

2 risposte a “Piccole poesie.”

  1. … come controcanto a questi bei versi di Daniele Gennaro, lascio questi altri di Lorenzo Stecchetti:

    “Quando tu sarai vecchia e leggerai
    Questi poveri versi accanto al fuoco
    Rivedrai colla mente a poco a poco,
    I giorni in che t’amai.

    E ti cadrà sul petto il viso smorto,
    Per la memoria del tuo tempo lieto:
    A me ripenserai nel tuo secreto,
    A me che sarò morto.

    E ti parrà d’udir la voce mia
    Nel vento che di fuor suscita il verno,
    E ti parrà d’udir come uno scherno,
    Una bieca ironia.

    E la voce dirà: Te ne rammenti,
    Te ne rammenti più? Com’eran belli
    I tuoi capelli d’oro, i tuoi capelli
    Sul bianco sen fluenti!

    Oh come il tempo t’ha mutata! Oh come
    T’ha impresso in viso i suoi deformi segni!
    Dove son dunque i tuoi superbi sdegni
    E le tue bionde chiome?

    Sola al tuo focolar siedi piangendo
    La giovanil tua morta leggiadria:
    Io piango solo nella tomba mia:
    Vieni dunque: t’attendo!

    Vieni e se in vita mi fallì la speme
    Di viver teco i giorni miei sereni,
    Ci sposeremo nella tomba. Vieni:
    Vi marciremo insieme.”

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