ASCOLTANDO SYD BARRETT [DAVIDE NOTA]

«che vivo sincero e più sicuro lo canto»

[Davide Nota]

 

 

To improve. Grazie ai Pen Friends. Anche così: migliorava il suo Inglese [Lingua della Musica che da sempre l’ha sempre armata di forza eversiva]. E tra le scatole piene – fiumane di carte, buste, francobolli, metafora la mancanza – nel periodo possesso di Pascià Pixel – s’interroga: «cosa resterà di ogni nostra epistola?». S’immagina la perdita: Giacomo becca un virus chattando in Facebook e ciaociao confessioni a Giordani!
Quante e-mail quantifichiamo/ricordiamo/stampiamo? Quante «parole dello schermo» ricordiamo? Più pratico pronto prodigo – il contatto informatico, ma quante perse pietre poetiche? Quanto spreco di segno? Pure porta: positivo polo opposto, rovescio del negativo. Abbraccio fulmineo e scambio contemporaneo, l’Essere e l’Essere vicino – anche per nostalgici nati nell’Ottantuno. E nell’annottare sincrono, è alba dell’attimo: un abbraccio. Stropiccio fraterno per un ricreato nido. Ecce suono e testo, pensiero tradotto e regalo amico, l’inedito luminoso, tra uno spartito vocato e un versificare suscitato – tregua nel percorso. Per prendere fiato.

 

Nel generoso gesto, scudo su scudo, carezza di uno stesso Accordo. Magico Barrett, sintonico Nota. Diffuso il privato per non privarci della Bellezza. Di un messaggio, cartaceo o meno, – che ci conosce, riconosce: parti – di uno stesso Uno.

Nel grazie che rendo – diffondo: quel che non può essere: perso.

 

Reason it is written on the brambles
stranded on the spikes – my blood red, oh listen:
remember those times I could call
through the clear day
time – be there…
braver and braver, a handkercheif waver

the louder you lips to a loud hailer

 

 [It is Obvious, Syd Barrett]

La ragione è scritta sui rovi,

arenata tra i chiodi – il mio sangue rosso, ascolta

ricorda quei tempi  in cui potevo urlare

attraverso il giorno sereno

il tempo – essere là…

Sempre più coraggioso, un fazzoletto che sventola

le tue labbra più forti della più forte grandinata…

[traduzione di Davide Nota]

Siccome non c’ho niente da nascondere

ti guardo in faccia ad occhi spalancati,

lo sguardo opaco e bruno, il cupo timbro,

la bruma scintillante dei malati.

I capelli sono neri e trasandati

come il vello randagio dei migranti,

la barba incolta e gretta dei briganti

che dentro al noce fecero la guerra.

O uomo vegetale o noce e cardo,

saremmo stati visti per miracolo,

tornando via per sempre, un ricettacolo

di foglie e di rovini, il nudo tavolo.

[Ascoltando Syd Barrett, Davide Nota, 2011]

[…] Io ti sentivo vicina, come un’amica vera ai tempi delle medie, una sorella dei sogni sinceri e delle prime scoperte: Mellon collie degli Smashing Pumpkins, Edward mani di forbice…

Oh così fragile è l’arrivo della gioia ed impossibile da trattenere. Ci sfiora come un alito improvviso, un odore imprevisto che non riesci a definire e perdi.

Anch’io a sette anni feci la valigia, ero convinto di provenire dallo spazio. Volevo andare a ritrovare l’UFO con il quale ero venuto sulla Terra e mi sforzai di ricordare il luogo in cui era stato sepolto. Era il giardino di mia nonna Maria, che ora è crollato e si è fatto a pezzi. Era un giardino dolce, pieno di violacciocche e quadrifogli.

Tu certo non puoi esserne colpevole perché hai raccolto la saggezza dell’obbedienza, la natura dei fiori che altro dovere non hanno se non quello di esistere e sbocciare.

Io invece mi risveglio da una guerra civile, la casa è divelta e chi conoscevo non si ritrova. E solo adesso mi ricordo di questa patria, dell’albero di nespole che mi alzava come un trofeo esibito al cielo.

Se quei fumetti li hai veramente disegnati a tredici anni, sono bellissimi ed è un vero peccato che tu non riesca a trovare il tempo per continuare. Devi trovarlo il tempo ad ogni costo, scavare più rifugi possibile. Altrimenti poi ci si perde, ci si dimentica. E gli abitanti di questo luogo non cercheranno certo di aiutarti.

Ogni libro è un incontro e un paese che amo, che volevo abitare e non ho ritrovato […]

 

[Lettera dal Letto, La Rimozione, Davide Nota]

6 comments

  1. E’ vero: conservo ancora scatole piene di lettere scritte in anni in cui i bit ancora non si accavallavano permettendoci di dialogare in tempi brevissimi, talmente brevi da diventare quasi inconsistenti. Talmente inconsistenti come purtroppo sono finiti per diventare anche i messaggi che troppo spesso ci si scambia via mail.
    Le lettere, scritte a penna, su fogli bianchi o dagli sfondi varipinti, erano certamente più faticose, non fosse che per il tempo che si impiegava a scrivere su carta rispetto al pigiare dei semplici tasti davanti ad un monitor. Ma nonostante la “fatica”, non posso non rimpiangere anche solo l’emozione di aspettare l’arrivo del postino, che a volte passava una volta a settimana, aspettando la risposta a tutti i chilometri di inchiostro che settimanalmente affidavo alle poste italiane.
    Grazie quindi a chi ancora ha la forza di scrivere, nonostante la fatica che questo comporti.

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  2. “Ogni libro è un incontro e un paese che amo, che volevo abitare e non ho ritrovato […]”

    La scrittura, letteraria e musicale, è un cammino inesauribile. Una sete insoddisfatta una ricerca cieca che procede tenace in un buio che si rischiara, di volta in volta, con moto ancestrale. Eppure permane questa nostalgia fortissima, questa mancanza del principio, dell’Uno, la tensione a ritrovare qualcosa il cui significato sembra smarrito.

    “ricorda quei tempi in cui potevo urlare/ attraverso il giorno sereno /il tempo – essere là…”

    Squarciare il mistero in corsa non è cosa per tutti, talvolta la vita attua “fughe in diagonale”, come per Dino, come per Friedrich, come per Syd… E ci si alza in volo sopra il significato, sopra il mistero mentre tutto diventa chiaro e incomunicabile. Una luce avvolta di buio.

    “You reached for the secret too soon, you cried for the moon.
    Shine on you crazy diamond.
    Threatened by shadows at night, and exposed in the light.
    Shine on you crazy diamond.”

    Ringrazio Chiara e Davide, generazione vicina e degna, ragazzi e uomini di lettere.
    Artisti e crazy diamonds.

    Guglielmo

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  3. Questa conversazione, questi appunti di Chiara e il commento di Daniele, mi ricordano alcuni versi di quattro o cinque (o sei? o sette???!!! mio dio) anni fa, che facevano:
    “Quanto a noi t’ho scritto / una lunga e-mail questa notte / perduta tra i file dell’estate / (l’ha demolita il caso in un momento). // Capisci amico caro il pentimento / di averti consegnato questo scalcinato / orizzonte di stucco e scotch / con i poster scoperchiati in croste / sull’intonaco vecchio maculato…”

    Aggiungo ora, a distanza di un lustro:

    “Occorre ritrovarsi. Su questo bagnasciuga / reticolato. Dentro queste macchie / di acquerelli e pixel. Nel cielo / sfibrato. Occorre comunque ritrovarsi.”

    Augusto Amabili, un poeta santo, selvatico e solitario che amo nato nel 1977 in un piccolo paese sud marchigiano scrive: “E’ il tre ottobre, / e a ottobre alcune porte / rimangono aperte / le altre, / cioè le nostre / troveranno altrove la chiave.”.
    Troveremo la chiave per difendere le nostre corrispondenze elettriche da un nuovo ed inedito e straordinario incendio.
    Grazie a Guglielmo Amore e un caro saluto a tutti i crazy diamonds.

    Davide

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  4. In primis: mi scuso. Poetarum Silva mi ha accolta e raccolta, nonostante la deriva caotica che mi abita [e la patologica assenza].
    Scelta consapevole di principiare – senza critica. Senza «Critica Poetica» – quella Maiuscola, quella Costruttiva. Scelsi d’iniziare *nell’annottata* satura di presenza umana. La Lettera è sempre Opera, ma al cospetto dell’Opera: non sempre – è necessaria una qualche critica. Accade quando si sprofonda. Nella sinapsi impazzita di quel che suscita una carezza…

    @ Daniele: credo sia la differenza tra «memoria» e «ricordo», credo sia un difetto per eccesso: sommersi dall’umano, l’umano scema… Credo sia solo stanchezza: il rifugio nel quando TUTTO era una scoperta

    @ Guglielmo: e sono proprio quelle *fughe in diagonale*, quell’onda calda di un tempo eroico. I libri che amavamo [prima di ogni diktat stilistico], le canzoni che spolmonavamo – prima di ogni lezione di solfeggio…

    @ Davide: a tutti i crazy diamonds! Brindisi: a tutto quello che – nell’ora – non ha veste critica, ma solo: anima! Al tatuato spartito che sempre ci sprona, ai *nati di mezzo*/*nati in mezzo* che sempre qualcosa devono dimostrare a qualcuno. All’assolo di un urlo, all’indimenticabile verso, al fraseggio che ci è stato amico e che sarà amico, collante di un sentire uno.
    Per una volta, ho smesso i panni dell’autore, per provare ancora quel brivido: sentirmi Umano

    Grazie

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  5. “Anch’io a sette anni feci la valigia, ero convinto di provenire dallo spazio. Volevo andare a ritrovare l’UFO con il quale ero venuto sulla Terra e mi sforzai di ricordare il luogo in cui era stato sepolto.”

    Siamo noi l’UFO! Siamo noi l’UFO con il quale ci hanno fatto venire sulla terra, siamo noi l’UFO con il quale ci hanno buttati in terra, siamo noi l’UFO che hanno gettato in terra, di fatto, sotterrando una parte di noi. Ritrovare quel luogo in cui siamo stati sepolti equivale a trovare il rifugio in cui giace una parte di noi… equivale a ricostruire/ricostituire la nostra integrità

    “ed è un vero peccato che tu non riesca a trovare il tempo per continuare. Devi trovarlo il tempo ad ogni costo, scavare più rifugi possibile. Altrimenti poi ci si perde, ci si dimentica. E gli abitanti di questo luogo non cercheranno certo di aiutarti.”

    Ma i *pen friends* sì, questo è certo, tutti i presenti inclusi, e oltre e altri, fortuna vuole, che se pure

    “Ogni libro è un incontro e un paese che amo, che volevo abitare e non ho ritrovato […]”

    grazie a loro potremo ripopolar_l’, altrove.

    *

    Grazie a Chiara, a Davide, a Daniele, a Guglielmo e alla Silva che ci rifugia, *per per provare ancora quel brivido: sentirmi Umano*.

    Fabio

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  6. Grazie a Te,

    Flying Fabio – per quel disco di luce che incide, che indaga: tutta la materia [specie la sconosciuta Umana]. Per i corpi di carta che ci abitano e che abitiamo. Per un mondo – quale che sia – davvero *mondo mundus*, puro.

    *’Cause Lennon’s on sale again* e Demetra chiama Marte che la Vita è

    Bacio di Dama che canticchia il Duca

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