scrivere poesie ( una lezione di Dylan Thomas) e l’importanza dell’indice.

si procede per esplosioni grammaticali:
dall’inizio alla fine un progetto poetico
si fa’ brillante di nuove parole se l’immagine
è sola soletta alla porta bussata con cipiglio
ombroso; si apre pian piano sul pavimento
una macchia rossa (di sangue?) sperimentata
curiosa ferita nell’occhio che canta.
sarebbe orgogliosa la madre del poeta nel
verificare quella gioiosa proliferazione di chele
sparate dal dorso al collo alla testa e poi giù
non fa’ che afferrare spumeggianti svelte rime
allitterazioni assonanze consonanze sottili
delicate rumorose sbavature atlantiche fughe,
devitalizzati gli oggetti trasferite le note:
l’indice attrezzato per l’ipotesi di una rapida scorsa
sonorità intraviste con l’angolo chiuso e doloroso
del lettore sbagliato; basta poco per accartocciare
una pagina nello spento anfratto della glaucomatosa
attesa. ogni poeta ( che sa) sa disinfettare per bene
il peso di ogni singola parola sorvola con ali cerate
il componimento tanto amato.
Dylan Thomas sulla barchetta fumosa in Laugharne
ricopiò più di trenta volte la sua più famosa poesia
fino a che non fu sicuro e felice della perfetta
simmetrica trasparenza di immagini, fino a che la fine
delle parole non potesse che coincidere con il loro inizio.

5 comments

  1. Splendida, grazie!
    Mi resta comunque il dubbio che Dylan Thomas “fu [mai] sicuro e felice della perfetta
    simmetrica trasparenza di immagini” per più di qualche rilettura… non certo per il suo essere Dylan Thomas – anche, forse, in parte – ma per il suo essere Poeta.

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  2. Di Fern Hill, la poesia cui faccio riferimento, ci sono almeno trenta versioni, tutte agli archivi, corrette e ricorrette…non è detto che sia sempre andata così, ma quella poesia, più di altre sue, è davvero meravigliosamente perfetta.

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  3. il peso di ogni singola parola sorvola con ali cerate
    il componimento tanto amato.

    da stamparsi in corpo,non dodici.f

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