Cinque Poesie di Wallace Stevens | Daniele Gennaro

La casa era tranquilla ed il mondo calmo

La casa era tranquilla ed il mondo calmo
Il lettore diventava il libro; la notte estiva

Era come la consapevole essenza del libro.
La casa era tranquilla ed il mondo calmo.

Le parole parlavano come se non fosse libro,
Benché il lettore piegato sulla pagina

Volesse diventare lo studioso
Per cui il libro è verità, per cui

La notte estiva è perfezione di pensiero.
La casa era tranquilla perché così era giusto.

La casa era parte del significato, parte dell’anima:
Acme di perfezione per la pagina.

Ed il mondo era calmo.La verità in una parola,
Dove non c’è altro senso, lui stesso

E’ calmo, è estate e notte, lui è
Il lettore che si attarda lassù chino leggendo.

The house was quiet and the world was calm.
The reader became the book; and summer night

Was like the conscious being of the book.
The house was quiet and the world was calm.

The words were spoken as if there was no book,
Except that the reader leaned above the page,

Wanted to lean, wanted much to be
The scholar to whom his book is true, to whom

The summer night is like a perfection of thought.
The house was quiet because it had to be.

The quiet was part of the meaning, part of the mind:
The access of perfection to the page.

And the world was calm. The truth in a calm world,
In which there is no other meaning, itself

Is calm, itself is summer and night, itself
Is the reader leaning late and reading there.

*

The snow man – Wallace Stevens

Si deve avere una mente invernale
Per guardare bene questo gelo e i rami
Dei pini incrostati dalla neve;

E avere avuto tanto freddo sì
Per guardare i ginepri ghiacciati,
I grezzi abeti nel brillante passato

Del sole di Gennaio; e non pensare
Ad alcun patimento nel piangere del vento,
O nel canto delle poche foglie,

Che è il suono della terra
Gonfia dello stesso vento che fischia
Sempre sullo stesso posto nudo

Per chi ascolta, chi ascolta nella neve,
E niente in sè proprio, contempla
Là quel niente che è e che non è.

One must have a mind of winter
To regard the frost and the boughs
Of the pine-trees crusted with snow;

And have been cold a long time
To behold the junipers shagged with ice,
The spruces rough in the distant glitter

Of the January sun; and not to think
Of any misery in the sound of the wind,
In the sound of a few leaves,

Which is the sound of the land
Full of the same wind
That is blowing in the same bare place

For the listener, who listens in the snow,
And, nothing himself, beholds
Nothing that is not there and the nothing that is.

*

Sunday Morning I

Compiacimento di vestaglia, sul tardi
Caffè e arance sulla sedia al sole,
E la verde libertà del cockatoo
sul tappeto dispersi e confusi
Silenzi di un sacrificio arcaico.
Lei sogna un poco, ascolta il buio
Dell’antica rovina, quasi quiete
Che fra lampade d’acqua scurisce.
Le arance aspre e le ali verdi-oro
Sembrano parte di un funerale,
Che striscia sull’acqua senza suono.
Il giorno è come oceano, senza suono,
Tranquillo al passo dei suoi sognanti piedi,
Oltremare, verso il silenzio della Palestina,
Regno del sangue e del sepolcro.

Complacencies of the peignoir, and late
Coffee and oranges in a sunny chair,
And the green freedom of a cockatoo
Upon a rug mingle to dissipate
The holy hush of ancient sacrifice.
She dreams a little, and she feels the dark
Encroachment of that old catastrophe,
As a calm darkens among water-lights.
The pungent oranges and bright, green wings
Seem things in some procession of the dead,
Winding across wide water, without sound.
The day is like wide water, without sound,
Stilled for the passing of her dreaming feet
Over the seas, to silent Palestine,
Dominion of the blood and sepulchre.

*

Sunday morning IV

Lei dice,” Sono felice quando il risveglio delle rondini
Prima del volo prova la realtà dei campi nebbiosi,
con il loro dolce chiedere;
Ma quando son partite, se non tornano più ai loro campi,
allora dov’è il paradiso?”. Non c’è rifugio alla profezia,
né alla vecchia chimera della tomba,
Eliso d’oro o isola sonora
Dove rendano loro le anime-rifugio
Né visionario Sud, nè palma ombrosa
Sopra i colli del cielo, che continui
Come il verde d’Aprile, o che continui
Come il suo ricordo di uccelli veloci,
O il desiderio per la sera vaga di giugno
Che usi al meglio il piegar d’ala della di rondine.

She says, ‘I am content when wakened birds,
Before they fly, test the reality
Of misty fields, by their sweet questionings;
But when the birds are gone, and their warm fields
Return no more, where, then, is paradise?’
There is not any haunt of prophecy,
Nor any old chimera of the grave,
Neither the golden underground, nor isle
Melodious, where spirits gat them home,
Nor visionary south, nor cloudy palm
Remote on heaven’s hill, that has endured
As April’s green endures; or will endure
Like her remembrance of awakened birds,
Or her desire for June and evening, tipped
By the consummation of the swallow’s wings.

*

Delusione alle dieci.

Case affollate
Da bianche gonne notturne.
Nessuna verde,
O rossa con verdi anelli,
O verde con gialli anelli,
O gialla con anelli blù.
Nessuna è strana,
con calze di trina
O cinture incrostate.
La gente non sognerà
Mucchi di babbuini e pervinche.
Solamente, qua e là, un vecchio marinaio,
Ubriaco e sveglio nei suoi stivali,
Cattura tigri
Nel tempo rosso.

The houses are haunted
By white night-gowns.
None are green,
Or purple with green rings,
Or green with yellow rings,
Or yellow with blue rings.
None of them are strange,
With socks of lace
And beaded ceintures.
People are not going
To dream of baboons and periwinkles.
Only, here and there, an old sailor,
Drunk and asleep in his boots,
Catches Tigers
In red weather.

Traduzioni di Daniele Gennaro

6 comments

  1. Stevens è una bella sfida, come dicevamo più volte, Daniele… Sono testi eccezionali, di una densità metatestuale sorprendente.

    Da un lato l’immobilità della notte d’estate, il silenzio della casa. Le parole lette-dette che sembrano non aver bisogno di ulteriori mediazioni se si eccettua il fatto che il lettore deve piegarsi per affacciarsi, chinandosi sul foglio come in preghiera.
    E la traduzione non è facile…

    Per esempio:

    “The words were spoken as if there was no book,
    Except that the reader leaned above the page,”

    personalmente lo tradurrei così:

    “le parole venivano pronunciate come se non ci fossero libri,
    a parte il fatto che il lettore piegato sulla pagina,”

    e non:

    “Le parole parlavano come se non fosse libro,
    Benché il lettore piegato sulla pagina,”

    Interessante la scelta di tradurre “mente” con “anima” in…

    “The quiet was part of the meaning, part of the mind”

    io avrei lasciato:

    “Il silenzio era parte del significato, parte della mente”

    La parola “anima” mi mette sempre un po’ in soggezione :)

    a presto,
    Giovanni

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  2. grazie Giovanni. Ho lavorato sulle vecchie traduzioni di Poggioli, approvate peraltro da Stevens. Mi parevano un po’ datate e ho cercato di aggiornarle ad un linguaggio poetico più attuale. sfida notevole dirai, ma il coraggio è proprio di chi vuole crescere confrontandosi con i grandi. Lo spessore metapoetico è incredibile, hai ragione, è quello che distingue il poeta che vuole sperimentare dal poeta che vuole solamente “dire”.

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  3. Si, Daniele mi sento molto vicino al tuo lavoro.
    Come dicevo anche in un altro post, a me le traduzioni di Poggioli, mediamente, a parte qualche rara eccezione, non piacciono.
    Non credo sia solo un problema di attualità, quanto più un problema di “actuality”, nel senso di “effectiveness”.
    Forse, più un fatto culturale che semplicemente storico. In questo senso, in certe traduzioni di Poggioli, si sacrifica l’elegante efficacia del “nuovo” inglese di Stevens per ricoprire tutto con una patina di “vecchio italiano” (e vecchio anche per quegli anni) che sembra negare l’impatto dirompente di un poeta che ha rinnovato dall’interno il linguaggio e – quindi – il pensiero poetico.

    Un caro saluto,
    Giovanni

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