Da “Quattro Quartetti”: day three, day four, day five. Daniele Gennaro

Il terzo giorno si apre con mustacchiosi sbaffi di sole sul cuscino la finestra
Rimasta aperta per la notte il primo pensiero la letteratura accumulata sul comodino
Mia moglie dorme i figli chiacchierano ridendo sollevando pieghe rosse
Nel buio penombra assonnata con l’indice tolgo polvere dalla costa viola
Del libro.

Quello che vede o intravede il poeta sporgendosi dal suo teatro celeste
Meraviglierà probabilmente anche lui che di nulla si meraviglia
Durante la vita non aveva vissuto aveva bevuto molto conosciuto uomini
Chiesto con discrezione appuntamenti a donne incontrate nei caffè di Lisbona
Con poco o nullo successo pareva un piccolo pavone spaventato dalla sua coda
Quando parlava di sé veramente togliendo il pesante cappotto della finzione
Diceva di avere un cuore freddo una freddezza dolcissima stremata però al
Servizio dell’immaginazione e dell’intelligenza la trasparenza accecava di
Precisione il linguaggio non senti leggendolo odori né fruscii di carta solo specchi
Ombre lievi rumori di acque epifanie di colori temporali nascosti dietro le nuvole
Tessuti sfrangiati brandelli piccoli pezzetti di realtà solo luminosa nitidezza.
Pensarsi fuori dai confini venire pensato in realtà alla fine credo che l’avesse
Ridotto a un’ombra perduta nel nulla un sogno sognato per procura essere tutti
E nessuno allo stesso momento intrappolato nel segmentato pallore dell’esserci
Allora inventare Caeiro ad esempio gettarsi nell’estremità negata dell’anima
Dentro gli interminabili crepuscoli dell’occidente marino luce interminabile
Svende per poco il dolore sentito ripulendo il cuore dall’autunno dalla
Mistica invadenza della filosofia una grammatica della mente e dell’occhio
Contemplare la superficie della realtà ma l’infinito ritorna con de Campos
Il fluire della natura è rabbia prepotenza del cuore ritorno dei sensi inzuppandosi
Di alberi fiori abbeverandosi ai mari offendendosi per poco farsi rissoso ambulante
Malato inebriato retorico ingorgo di letteratura tutta antica e moderna.
Le tende si abbassano le cose troppo piccole per un cacciatore d’infinito ritornano
Le frantumate malinconie afferrare un pugno d’acqua nell’istante della sete.

La gola piena del gustoso sale della vita sì ricomincio da Whitman canto il corpo
Elettrico la forma femminile la libertà la musica la potenza dello sguardo la fame
Di terra mondo limiti forzati miti abbandonati sulla riva trasparente del fiume
Il viaggio di Pessoa riassume il prima il dopo l’andar per mare il ritorno il cammino
La forma e la dissoluzione delle cose l’innaturale presenza fermata dei venti.

Il cuore traduce in stupore delicato la perfezione innaturale del sentimento provato
Il lato celeste dell’uomo la grande avventura del viaggio terrestre siderale la forza
Tenace della fuga la descrizione presente dell’utopia e della speranza.
La poesia sapete è davvero in grado di salvare vite versi scritti con la mano
Che trema nelle periferie molli delle città dove il canale prende il colore dell’erba
La faccia nel sole e gli occhi ambrati di miele che si perdono nella dolcezza infinita
Geometrica e triste degli ultimi versi di Caproni.

Day Four

Il mio vestito ha buchi di diverse dimensioni attraverso cui passano
Tornano gorgheggiano sputano sentenze piccole ignote frasi parole
Aggettivi ferrosi muschiati ricordi festaiole sensazioni resti di cene
Intrighi amorosi passato prossimo discoteche ambulanti maschere nere
Pochi alberghi a Milano hanno tradotto il nostro amplesso in metallico fiato
Sentimento cartaceo profumato di moli ventosi d’Irlanda che ancora non
Abbiamo veduto spalancarsi brillante sotto i nostri abbracci caduti
Inscatola la serenità dell’oppio per farne colorata possibile calamita
Di eventi concatenazione ricostruzione di oggetti altrimenti rotti.

Leggo che in America John Ashbery riempie i teatri con la sua poesia
A spirale che dire della civiltà di un popolo che esprime in maniera
Così pura la sua propensione all’immaginazione e al suono?
Sono felice di essere portatore di immagine- suono e sono felice
Che qualcuno mi legga a partire da mia moglie mi chiedo però alla fine
Che sonorità glaciale possa restare nella testa di chi più di ogni altro
Avrebbe bisogno di poesia-cura non il cantoniere che indolente sposta la
Polvere del giorno non il faccendiere che oscura le favole dei figli
Non il marinaio che stanco aspira il fumo del suo sigaro nero
Non il malinconico impiegato che polare invischia segreti alla donna
Che ha amato non la donna che ha amato che non si sente sostenuta
Non ai fratelli che ignorano la sua propensione al vizio del bere
Non al medico che incasella diagnosi spente e ha paura della morte
Non al padre macellaio che uccide il figlio gay mentre lava il pavimento
Dal sangue della bestia appena sgozzata non alla madre che accolgo
Disperata mentre guarda nel vuoto degli occhi dell’altro figlio
Non al poliziotto sudato che verde in viso accompagna la passione
Del magrebino di turno affabulando menzogne per coprire i segni
Rossi del manganello sul dorso magro caprino pestato per ore
Fino a che il cielo non diventa scorticato pesante amputato dolore.

Si avvicina cauto con un sorriso ventoso mi chiede perché scrivi
Con times new roman? Ci sono caratteri più belli nuovi divertenti
Credo che abbia ragione sì piego la mia indolenza e mi allargo in un
Arial ampio di curve e il suono assume un andamento rotondo di
Palla invita ad uscire in cortile colorare il paragrafo di giallo celeste
Far arrivare l’occhio a soluzioni più o meno sfuggenti di nuvole con
Lenzuola bianche galleggianti nel sole vagabondo d’Aprile.

La nostra casa penso è stata progettata con il proposito rotondo
Dell’inventare storie e scriverne una e poi un’altra e un’altra ancora
Con l’invitante profumo delle mele caramellate al forno la voce
Profonda di Billie o quella più arrabbiata di Etta o ancora quella
Obliqua di Joni quando racconta della misteriosa scomparsa nei cieli
D’America di Amelia Earhart .

Day Five

Mi piace questo piccolo incastro di voci sciamanti nell’aria fresca
Sorseggio discendendo dall’albero pensato seduto sulla poltrona
Bianca come la cornea attorno al pianeta dell’iride anello denso
Prolisso di buone intenzioni poetiche tessuto macramè con felicità
Alluvioni di specie animali serraglio dolce di liquide ingenuità
Roteano gli occhi surfactante appoggio enzimatica polvere d’oro
Tutto si chiude dentro il verde del prato tutto sfasa le ore nel tempo
Prossimo al di là degli spazi che abito ora arpeggio pennellate
Confuse ritratti segmenti di vita mordo piano gli acini dolci per
Assaporare il lento consumarsi delle cose nella buccia del giorno.

Faccio una corsa prendo la strada prossima al bosco inseguo il mio
Cane arancione ritorno nei luoghi invernali attraverso spagnolità
Rapprese davanzali Dalì sul mare increspato d’onde piccole primaverili
Rido con un fischio acuto richiamo il fiato grosso inspiegabilmente
Esce nitido specchiato taglia la luce che filtra fra i rami pensosa
Torna piegando la testa di lato ad offrire la sua preda
Raggiungo una piccola radura dove l’intrico lascia spazio al cielo
La conoscenza appare allora contenuta in pochi rettangolari pensieri
Le metafore sfuggono ai sentieri dell’imprecisione quando un uccello
Apre improvvisamente le sue ali e diventa enorme assalto di cobalto
All’indaco del cielo carico del pomeriggio allora immacolo ancora
Di più la fragrante bellezza del nulla è scontato nulla è diafana
Contemplazione di specchi nulla è dolore sofferto per nulla azzardo
Finalmente la possibilità di trasformare stabilmente il dolore in parole
Se c’è qualcosa che abbia senso cantare è l’abbandonarsi felice a sentire
Il dolore per bastonare l’inutilità la vigliaccheria che rema sempre
Nella direzione dell’ovvio aspetterò sempre allineato con gli umili
Con il fracasso sonante delle feste di piazza con le sommità inesplorate
Dell’invisibile con la precisione descrittiva e tassonomica di Verne
Che allucinava desideri infantili in misteriose sequenze d’ombre azzurre.

Il passeggero assume la responsabilità della guida del mezzo
Aereo nave pulsante d’ascensore scendere e salire attraversare muri
D’aria spalancare porte parcheggiare sentimenti alati in gabbie provvisorie
Sollevare pesi mentre oscilla in equilibrio sul filo teso da un capo all’altro
Del tramestio brulicante di piccoli tramonti provvisori quando il sole
Ancora alto sbadiglia sbagliando le ore l’aritmetica pesante della vita.
Il lettore leggendo alleva piccoli grandi sollievi riguardo la sua personale
Meta fa il punto rimette in squadra calibra sorrisi pianti imbarazzi provati
Polpose fragranti tensioni sesso fame orripilazioni eiaculazioni precoci
Tardive approssimazioni alla perfezione qualche incandescenza qualche
Insofferente basculante promiscuità stellare vicina al pericolo o alla morte
Percepisce muscoli odore di gasolio candela sigaro amaro pericolo spento
Incendio sventato vomito in gola speranza scandita dall’abitudine al peggio.
Stupore alla fine con foglie di vento a far da spiraglio alla notte delle
Cose compiute.

5 commenti su “Da “Quattro Quartetti”: day three, day four, day five. Daniele Gennaro

  1. buongiorno care amiche, molto felice vi siano piaciuti. fanno parte di un progetto articolato ( alla maniera di Eliot) in quattro quartetti, ognuno di 5 movimenti. ho iniziato dagli ultimi tre, magari più avanti farò leggere altro.

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  2. Ho letto con molto interess e, malgrado io immagini che sia stata tua precisa scelta, devo dirti che l’assenza di una minima punteggiatura e le maiuscole ad ogni capoverso non sciolgono l’assimilazione immediata che a mio avviso è necessaria in questi tuoi magnifici brani. Leggere senza fiato è interessante ma qui, per me, si è aggiunto l’immaginario logico del come procedere in lettura.

    Punteggiatura a parte, gusto personale a parte, ti faccio i miei complimenti: un ottimo lavoro.
    Grazie.

    clelia

    p.s. magnifico quanto aggiunto da Natàlia.

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  3. la scelta di un usare punteggiatura è in linea con il flusso di coscienza, e , in certi tratti, con l’automatismo della scrittura, che procede per associazione. alcune parti sono costruite in modo tradizionale, altre pensate “quasi in prosa”. il tutto è comunque poesia. la costruzione del senso è rimandata al lettore, le virgole uno le può mettere dove vuole.
    grazie davvero!

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