LA SCURE DEL GOVERNO SUI DIRITTI DEI LAVORATORI (ed il mio secco NO!)

Articolo 24 della Costituzione italiana:

“Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.
La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.
La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.”

Il governo e la maggioranza nel silenzio generale hanno varato una legge che toglie alle lavoratrici ed ai lavoratori il diritto di ricorrere al giudice quando subiscono un torto dal proprio datore di lavoro.
Questa legge era stata approvata nonostante l’atteggiamento critico da parte della CGIL, in quanto la legge rappresenta una vera e propria controriforma del diritto e del processo del lavoro.
Tutto questo è avvenuto senza che l’opinione pubblica ne fosse messa a conoscenza. Si sta rischiando di mandare in fumo i diritti conquistati in mezzo secolo di storia, compreso l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Il Presidente della Repubblica non ha firmato la legge e l’ha rinviata alle Camere, come prevede la Costituzione.

Questa legge raggruppa in tutto 50 articoli e 140 commi che producono effetti negativi sulla conoscibilità e comprensibilità delle disposizioni.
Agli articoli 30, 31 e 32 si introducono delle modifiche che puntano a “svuotare” di valore le tutele dei lavoratori, i quali saranno lasciati ancor più soli nella libera dinamica dei rapporti di forza con il datore di lavoro, al quale viene attribuita mano libera rispetto a leggi e contratti collettivi.
Il lavoratore si priva della tutela giudiziaria, in quanto le controversie vengono affidate non ai giudici, ma agli “arbitri” che giudicheranno SECONDO EQUITA’ (cosicchè le garanzie certe ed universali, quali quelle dettate dai contratti nazionali e dalle leggi, vengono automaticamente minate, – Articolo 18 compreso -).

Con questa legge si prevede un contratto di lavoro individuale nel quale si definiscono le condizioni del suo svolgimento con la possibilità di DEROGARE a specifiche norme del CCNL.
Questo contratto può contenere una clausola compromissoria con la quale, in caso di controversia, si rinuncia al ricorso davanti al giudice prevedendo l’intervento tramite arbitrato che avviene “secondo equità” (ed io aggiungo: assoldato da chi? secondo QUALE equità? Mio, lavoratore, o suo, datore di lavoro?)

Anche se un lavoratore dovesse riuscire ad andare davanti ad un giudice, quest’ultimo non potrà sindacare le scelte del datore di lavoro e dovrà tener conto dei concetti di giusta causa e di giustificato motivo di licenziamento, che saranno dettati non più dalla legge e dalle norme costituzionali, bensì dalla contrattazione collettiva e, ancor peggio, dal contratto di lavoro individuale stipulato all’atto dell’assunzione, qualora certificato da apposite commissioni (art. 30). In quest’ultimo caso, data la disparità contrattuale tra datore di lavoro e lavoratore, il contratto certificato potrà benissimo sanzionare con il licenziamento la minima mancanza del lavoratore (aggiungo ancora: ANTICOSTITUZIONALE).

La riforma prevede uno stravolgimento del diritto del lavoro che si basa sul principio della tutela del lavoratore, che rappresenta la parte più debole rispetto a chi lo assume.

Il Parlamento ora dovrà riformulare la legge alla luce delle osservazioni del Presidente stando attenti perché cambi davvero la sostanza della controriforma governativa. Per questo non è sufficiente che l’arbitrato non sia previsto per le controversie sui licenziamenti, confermando così che l’intenzione originaria era intervenire per aggirare l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.

La CGIL invece ritiene che:

* il ricorso volontario all’arbitrato non possa essere previsto al momento dell’assunzione, ma solo una volta che sia stato acquisito il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, escludendo di conseguenza i lavoratori precari, e solo quando si manifesta l’eventuale controversia;

* l’arbitrato debba svolgersi secondo leggi e contratti collettivi, e non “secondo equità”

* in ogni caso la legge deve prevedere le inderogabili norme di tutela del lavoratore e cancellare l’intervento ministeriale alternativo al ruolo della contrattazione.

* la procedura di certificazione, in particolare riferita alle condizione d’impiego, non può essere intesa come peggiorativa delle regole dei CCNL e in ogni caso il giudice non può avere vincoli nell’accertare i fatti e la reale volontà delle parti;

* deve essere cambiata la norma relativa ai termini per l’impugnazione e per le cause in corso.

La CGIL s’impegna a svolgere durante l’iter parlamentare iniziative e MOBILITAZIONI perché sia cambiata una legge INCOSTITUZIONALE; s’impegna a seguito della nuova legge a proseguire l’iniziativa in sede contrattuale, legale e costituzionale su TUTTE LE NORME NEGATIVE CHE DOVESSERO PERMANERE.
Ci si DEVE battere per il diritto al lavoro in una fase di così grave crisi, per un lavoro stabile e dignitoso nel rispetto dei diritti di TUTTI I LAVORATORI.

Se poi a tutto questo si aggiunge che, dopo la legge n. 69/2009, sarà possibile condannare il lavoratore alle spese di giudizio quando vorrà ricorrere al tribunale per difendere un suo diritto, appare ancor più URGENTE una netta presa di posizione per contrastare tutta questa serie di provvedimenti.

(Una mia nota: per non perdere le staffe mi sono “costretta” a riportare di pari passo gli argomenti dati dalla CGIL. Li voglio portare alla co(no)scienza, per mobilitare un “qualcosa”, per far riflettere, per non stare sempre e solo con il culo seduto sul nostro benestare. E’ una situazione gravosa a cui tutti, MA PROPRIO TUTTI, dobbiamo partecipare CONTRASTANDO AD ALTA VOCE l’abbattimento della dignità che ci stanno togliendo senza che ce ne accorgiamo.
Grazie per l’attenzione
)

Gloria D’Alessandro

6 commenti su “LA SCURE DEL GOVERNO SUI DIRITTI DEI LAVORATORI (ed il mio secco NO!)

  1. Grazie Gloria. E’ giusto e doveroso dire NO.
    Ci stanno provando in tutti i modi, a togliere diritti e dignità al lavoro e ai lavoratori. Precari e non, stiamo diventando tutti più vulnerabili, insicuri… i diritti collettivi diventano piano piano individuali, ognuno per sè. E’davvero triste, è una sconfitta.

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  2. Vi ringrazio, amici, per la vostra attenzione.
    Sapete è difficile operare in questo modo, ossia re-azionar-si di fronte a questa prospettiva giudicata dal “popolo dormiente” come controcorrente. E’ questa la gravità sensazionale in quanto nell’attuale limbo dello “scontato benestare” si sta procedendo a ribaltare i concetti che originariamente erano semplici ed inderogabili. Oggi le leggi o gli atteggiamenti vengono vissuti ed espressi ad interpretazione (producendo danni notevoli a ciò che, ripeto, si è conquistato in questi ultimi 60 anni).
    La precarietà è diventata “sicurezza”, i migranti servono a ricoprire i ruoli più scomodi “a rotazione” (questo, per me, si chiama sfruttamento) in qualsiasi parte d’Italia (la loro insediazione è interpretata come “rovina, degrado” dell’ambiente in cui viviamo).

    Ahimè… la mia paura è radicata nelle orecchie sorde di chi non riesce neppure a curiosare in questo disfacimento del mondo….

    (ma non mi disilludo dal momento in cui credo nel valore della vita, della sua intelligenza, nell’Uomo o Donna che porta ad alta voce il Grido del suo dissenso).

    Un caro saluto :-)

    Glò

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  3. … A parte la vergogna tutta nostra per aver dilapidato le conquiste per le quali sono morti i nostri nonni e i nostri padri; a parte che alcune crisi del capitalismo sono intrinseche al sistema; a parte che alcune di queste crisi sono create ad hoc per rendere milioni di lavoratori deboli e ricattabili; a parte che anche il razzismo non è connaturato alla natura umana ma indotto (il “divide et impera” funziona sempre); a parte che si siamo fatti ridurre a lottare per difendere una costituzione borghese perché “bisogna essere pragmatici”; a parte che siamo costretti a lottare per la legalità, che è una battaglia di retroguardia, addirittura superflua, se fossero garantiti i diritti; a parte che bisogna tornare a lottare per “quei” diritti; a parte che abbiamo tollerato l’abbandono da parte della sinistra (?) del materialismo storico come metodo di analisi e di comprensione del mondo; a parte che ci siamo fatti convincere che l’utopia è affare per bambini idealisti; a parte…

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  4. L’avidità e la competizione non sono il risultato di un temperamento umano immutabile. L’avidità e la paura della povertà sono state create ed amplificate (…) la conseguenza diretta è che dobbiamo combattere l’uno con l’altro per poter sopravvivere.

    (Bernard Liertaer – fondatore del Sistema Monetario Europeo)

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