TEMPO DI MEZZO

A Pasqua si andava al mare
a respirare i primi caldi.
Corridoi di platani
e fossi di canne
portavano alla spiaggia
dove le tamerici segnavano
i confini dell’asfalto
coperto dalla sabbia.
Eravamo pionieri
nelle vie deserte.
Le scale rimbombavano
nel vuoto e nel silenzio
della casa ancora fredda e umida.
Nei prati selvaggi
sotto il cielo percorso dalle nuvole
ascoltavamo le onde
mentre i cesti si riempivano
di erbe salmastre.
E tutto sapeva ancora d’inverno
e già d’estate.

8 comments

  1. E tutto sapeva ancora d’inverno
    e già d’estate.

    la poesia di Marco ha il sapore della memoria, quel gusto particolare che lascia incisi gli odori nella coscienza dei sensi, creando uno spartiacque tra presente e passato, che proietta in un non-luogo sospeso, dove tutto “è” sempre ed intatto.

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