Cara Cuscona – poesie inedite

Vi propongo in lettura alcune poesie di Cara Cuscona. Cara, milanese, è spesso sospesa, nel suo viaggio poetico, fra materia e aria, la filosofia è il suo pane. E le poesie sono belle.

Attraversamento

Si vive una raccolta di piccole tracce
-di francobolli senza lettere –
ed è come camminare
con dolente delicatezza
sui sassi scivolosi di un fiume
che separano le sponde opposte.
Ed è terrena ciascuna delle rive,
reale l’acqua che lambisce entrambe,
solo la gru plumbea che vi si versa
è una falsa catena,
l’inanellarsi di segni alla deriva,
ciascuno cura e pena.

***

Un alcolista anonimo

Essere questo bicchiere.
Più cavità che altro,
più trasparenza che materiale.
Uno spettatore riflettente.
Tanto più terso il vetro,
non è detto che aumenti dentro
il chiarore d’acque,
piuttosto una disposizione
all’oro liquoroso,
al disequilibrio minimale
per rintracciare il sembiante.
Tue, le labbra che si accostano
bevendo sillabe fioche,
luci segnaletiche, malinconie,
sul ciglio delle strade.
Se mi trattengo sul bordo
è perché da sempre amo le balaustre.
Guardare giù
non è mai stato il mio forte:
la vertigine è una giostra che mi attrae
in profondità digradate.
Fosse,
bocche,
orbite,
il sesso delle donne,
tutto disegna
il mistero della morte,
unico gancio alla luce

il desiderio.

(un’ombra si scaglia sul muro
rosso del focolare)

***

L’arte di ricevere

Non ho misura né metro
ma un sistemare
preciso di calici vuoti
per ogni ospite atteso.

Più grande è il vuoto
dentro e attorno a ogni vetro,
più generosa è la donazione
di senso al limitare del segno.

Versi
ciascuno che legge
un vino diverso.

***

Casa e calici con cura

Non amo raccontare di me.
Nessuno sa quello che pubblico
su pareti di spogliatoi maschili,
quello che scrivo sulle schiene
a tradimento.
Appaio innocua.
Ma a volte quando mi spingo
dentro ai giardini da semina,
parlando appena,
alcuni passanti mi sfuggono,
pare che sappiano
a chi rispondo.
Compaio solo per anagrammi,
non firmo nulla.
Poi abbandono
ogni lettera sopra barchette di carta,
carezze incise in specchi d’acqua.

***

Il vizio di vivere

Tanto mi sei profondo nelle ossa:
midollo, aurora, sogno
-sei l’aria del tabacco-
aspirazione di gusto
avendone a cuore il vizio,
il gesto, il fuoco
e il risalire su in volute
ardenti di memoria.

***

@ poesie di cara cuscona – inediti

3 comments

  1. Una bella scoperta!
    Rispetto ai versi più oscuri, preferisco i momenti in cui il pensiero filosofico si “inanella” con maggiore nauralezza in catene (“false” ?) di allusioni e in cui la densità metaforica non appensatisce il dettato.

    Un esempio: magnifici questi…

    “Essere questo bicchiere.
    Più cavità che altro,
    più trasparenza che materiale.”

    grazie per la possibilità di leggerli,
    Giovanni

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  2. la lettura di questi testi può essere condotta a livelli diversi. Non rende giustizia definirli solo belli.Hanno una densità stemperata secondo la capacità della “retina” che li cattura, per questo hanno valore paritario con le esperienze della vita e la semplicità con cui vengono poste è la caratteristica che più ce le rende familiari, proprio come la vita che,facile, e comprensibile, o prensile, non lo è affatto. Grazie, mi piacerebbe, se ha per caso una raccolta da proporre, che la inviasse in lettura a cartesensibili. In attesa.ferni

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    1. si, ferni, “belle” è riduttivo ma lo è apposta, mi piace vedere la reazione di chi non conosce davanti ad una lettura nuova, avendo in mano meno indicazioni possibili.

      dirò a cara di mettersi in contatto con te

      abbracci

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