Antonio Moresco – Zingari di merda

Dovrebbe essere, anzi, è  la regola alla base di ogni tentativo di comprensione. L’ andare un po’ più in là del nostro naso. La conoscenza dell’uomo, quella vera, quella profonda, viene dal transito. Dal passaggio in casa sua, fra le sue rovine. Questo libro è un viaggio, fatto a bordo di una vecchia Bmw da Antonio Moresco e Giovanni Giovannetti. Accompagnati da Dumitru, uno zingaro di merda (così si prendono affettuosamente in giro i Rom, chiamandosi con il nostro insulto). Un viaggio in Romania mosso da una semplice e logica domanda: andiamo a cercare di capire perché. Perché tutta questa gente viene da noi accettando di vivere nelle condizioni più misere? Perché sta nei campi, in mezzo ai topi? In baracche?

Il racconto di Moresco è tagliente come il freddo di dicembre (periodo dell’anno in cui si è svolto il viaggio), preciso, duro e commovente. Gli incontri sono terribili e bellissimi. Tutto è così vicino e così distante. Antonio e Giovanni si muovono, parlano, mangiano con  i Rom di Slatina e Listeava. Famiglie intere, ragazzi che sono già stati in Italia e rispediti indietro. Parecchi sono stati a Pavia a lavorare alla Snia (lo stesso Dumitru). Lo ricordate quello schifo?  Qui è peggio. I Rom vivono in baracche, senza pavimento, senza niente. In buche scavate nel terreno, come i morti (le foto di Giovannetti sono impressionanti).

Che grande contraddizione tutta questa miseria, nascere in mezzo a questo niente nel cuore d’Europa. Eppure essere bambino e, ogni tanto, sorridere. I bambini dovrebbero giocare e andare a scuola. Ovvio, no? Tutti i bambini, tutti quanti.

Qui la gente sta male, di merda. Lo senti in ogni parola che Moresco scrive. Senti l’impeto, la dolcezza, l’incazzatura. Senti che bisogna fare qualcosa.

“Zingari di merda” è un libro che consiglio a tutti, è un libro che farei leggere nelle scuole. Grazie a Antonio e Giovanni per il coraggio del viaggio. Per avercelo raccontato così.

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@ Zingari di merda – collana Stellefilanti ed. Effigie – di Antonio Moresco. Foto di Giovanni Giovanetti

 

@ recensione di gianni montieri

 

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