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Imbarcare acqua il mio coraggio era acqua comunque son qui ancora non mi cerco un lavoro mi chiedo cos’ho intorno domani mi spaventa (come parola) mio marito si deve operare vomita ha paura gli fanno la colonscopia domani lui pensa a sua madre la chiama tutti i giorni. non so ci son delle volte che…
Il respiro mi manca perché non respiro sono circondata da aria ma non respiro La finestra… Eccola, aprila Ma non c’è aria No! Ferma! Figlia Sorella Siamo qui Guardaci Le voci I volti Vorrei tener con me Lo so, non posso Dolcemente sfioro le guance Una carezza Addio
A Laura stanno ricrescendo i capelli, ha il sorriso bello, gli occhi lucidi e scuri: “non ero preoccupata per me, pensavo piuttosto ai miei figli “. E’ così che dovremmo essere, roccia e sempreverde insieme. Ci attacchiamo alla vita quando sfiancata oscilla e minaccia di cadere a terra come un frutto maturo, non vogliamo perdere…
E se il mio scrivere fosse estiva pigrizia da nascondere al sole? Mai ho voluto parlare di rivalse poiché uccise dal centro periferico d’esibizionistica prosa inesistente al cospetto d’impronte mobili su inchiostro d’avventurosa superbia. Non transigo nelle rime inesatte del mio vivere la perfezione delle arrendevolezze mai scoperte (o sciolte) come ghiacci imponenti sui poli;…
si erano persi i tempi di coagulazione acquisiti al paradosso sincronico biévochi colorando miraggi e notti supine nel frattempo eh no eh no eh no sul riepilogo go go go go alquanto tonante Maria Grazia Galatà 2010-

Nulla di vero è stato mai completamente reale.
Ogni vicenda ha più versioni, più verità, più bugie, più io, le narrazioni sono doppie, non c’è un filone, c’è l’estro. Uno spazio etereo fra realtà e immaginazione, lì vale tutto per noi.
Ci sono storie, poesie, racconti, critiche, autrici e autori che non vivono di un’unica interpretazione. Che non la vogliono e non la cercano, un’unica interpretazione.
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