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Il confine tra scomparire e restare – Francesco Ottonello e Roberto Cescon

Rubrica a cura
di Annachiara Atzei

 

“Ma davvero vivere e morire, assenza e presenza, sono totalmente distinti? E se lo scorrere del tempo – che tutto contiene, o forse no – perdesse la sua linearità, e passato, presente e ciò che ancora potrà accadere o essere si confondessero? E se quanto si conosce e si considera, per questo motivo, reale, e quanto non sappiamo e che, quindi, releghiamo all’irrealtà si mescolassero e si richiamassero a vicenda senza soluzione di continuità? Forse la perdita e il distacco possono trasformarsi in una ipotesi di vita? E come può essere scisso l’amore dal ricordo?
E per ultimo: qual è il confine tra scomparire e restare?”

 


 

Sembra perdere la linearità, il tempo, per Francesco Ottonello e Roberto Cescon.
Sembra mescolarsi in un vortice: risalire dal passato, spaiarsi, sparire, seguire un movimento di spirale. O, addirittura, recuperare memorie future e, dal futuro, attendere qualcosa. Qualcuno. E se il tempo perde la sua sequenzialità – va in tutte le direzioni, non ha inizio o fine, ma inghiotte sé stesso per ricominciare sempre daccapo – chi si ritrova in esso vi sosta per sempre. Tutto sembra prendere avvio da un gesto semplice, quotidiano: la mano che gira il cucchiaino nel caffè e che continua il suo corso – quasi senza accorgersene – nel mutamento nelle stagioni, nei cerchi degli specchi d’acqua, nell’incessante ruotare dell’asse terrestre. È in questo passare metafisico che ogni cosa prende vita e significato: i salici, i faggi, i fagioli sgranati, le storie che sentiamo raccontare. Anche la lingua è parte di questo trascorrere: la impariamo, si divide in atomi, penetra nella mente, come alla radice di un filo. Oppure, si dissolve nella sua stessa apparente origine – è un fatto mentale e sentimentale – è luogo anche di errore. Ma mai di confusione: piuttosto ipotesi di ricordo che si trasforma in presenza certa. Constatazione della realtà.   

 


 

 

  1. AOT: 未来の記憶 (AOT: MEMORIE DEL FUTURO)

 

Mi muovo in questa lingua
come uno straniero, poesia di australopiteco
sintagmi incisi in una pietra che sbatte violenta
luce sulla faccia, da uno schermo non ancora spento.
E vago nei ricordi di una lingua soppressa
finta nell’impresa di salvare qualcuno.
Se sono un errore, prendilo tutto
assumimi nell’ufficio celeste del gorgo
nella voragine della stella chiusa nei piedi
del lago gigante di Bled, vetro soffiato dalla bocca
scagliato in miliardi di pezzi sulla testa delle genti
che attendono annunci dal cielo come stelle filanti
la cometa che non torna. La fine che dà gloria
a questa antica misera epopea dell’inizio.
Non c’è inizio, non c’è lingua in questa lingua
c’è il vortice sparito, spaiato per sempre
solo nel gelo che attende ancora te.

FRANCESCO OTTONELLO

 

Inedito dal libro Sogno di Ganimede, in uscita per Interlinea nel 2026, vincitore del Pini Art Prize 2025-2026.

 

***

 

La spirale dove inizia la tua mano
rigira il cucchiaino nel caffè
e la voce che vedi
risale i millenni della roggia
coi salici e i faggi che ruotano stagioni
sui sedimenti quaternari e intorno
tu non vedi ovunque i fili del vivente
potenti e smisurati,
le venature d’acqua,
vene e assoni, migliaia di chilometri,
ife le tue dita sullo schermo
che toccano la roggia grazie a proteine
che lasciano una traccia nei neuroni,
campi, colori, suoni, l’asse terrestre
che ruota, qualcuno ti chiama
nell’eterna controra
a sgranare i fagioli, o la foresta malese
spiegava il pomeriggio,
il verde e il sangue ti facevano entrare
a tua insaputa fino alla radice dei fili
come la lingua che impariamo,
le storie e gli atomi sentiti
con i fili della mente. 

ROBERTO CESCON

 

 


Francesco Ottonello (Cagliari, 1993) è un poeta e saggista. Ha esordito con Isola aperta (Interno Poesia, 2020), Premio Gozzano e Premio Internazionale Città di Como Opera Prima, con motivazione di Milo De Angelis. È il primo autore sardo incluso nei Quaderni Italiani di Poesia Contemporanea con la silloge Futuro remoto (Marcos y Marcos, 2021, prefazione di Paolo Giovannetti). Ha pubblicato monografie sulla poesia contemporanea e sulla ricezione classica, ricevendo il Premio Forum Traiani alla Saggistica nel 2023. Nel 2024, ha conseguito un dottorato con una ricerca sulla ricezione del mito di Ganimede. Nel 2025, ha preso parte al progetto internazionale Kyoto Writers Residency, su invito dell’Istituto di Cultura Italiano di Osaka, e ha curato la nuova edizione di Lingua di falce di Gavino Ledda per Mondadori e le Poesie di Pietro Polverini per Interlinea. È redattore di «Testo a fronte» e dirige www.mediumpoesia.com. È in uscita nel 2026 il suo nuovo libro di poesia per Interlinea (Pini Art Prize).

Roberto Cescon è nato nel 1978 a Pordenone dove vive e insegna. Ha pubblicato Natura (Stampa 2009, 2024), Vicinolontano (Campanotto 2000), Il polittico della memoria. Aspetti macrotestuall sulla poesia di Franco Buffoni (Pieraldo 2005), Disabile chi? La vulnerabilità del corpo che tace (Mimesis 2020) e Di tutti e di nessuno. Una poetica della specie? (Industria & Letteratura 2022). Suoi racconti sono inseriti nell’antologia Scontrini (Baldini e Castoldi 2004). Nel 2010 esce, per Samuele Editore, il volume di poesie La gravità della soglia. Seguono le raccolte La direzione delle cose (Ladolfi 2014) e Distacco del vitreo (Amos Edizioni 2018).


In copertina: Bartolomeo Bimbi, Girasole doppio, 1721, olio su tela, cm 101×78, Villa Medici, Poggio a Caiano

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