, ,

La silloge del futuro – Buchi da deglutizione, di Giada Fustini

Un’altra opera è emersa dalle tante proposte poetiche legate al Premio Radici Urbane.

Vi proponiamo Buchi da deglutizione, di Giada Fustini, con un’introduzione di Annachiara Atzei.


 

 

Di Annachiara Atzei

 

 

È una scrittura per immagini quella di Giada Fustini. Immagini dense e drammatiche, create da una mente che quasi rifiuta il ricordo – lo cela, ma questo si riaffaccia – e che, nel tentativo di contaminare ciò che è stato (talvolta dolce, talvolta spaventoso) con ciò che sarebbe potuto succedere, preferisce rappresentarsi nuovi scenari, seppure attraversati da un continuo turbamento. Creare un’altra realtà diventa, allora, più facile che fare memoria. 

A questo si presta la parola poetica, a ipotizzare accadimenti che si sovrappongono in strati successivi e che, in fondo, nascondono il nucleo compatto di un passato di bambina. Ogni circostanza, contesto o figura che si incontra leggendo sembra un chiodo piantato in profondità e difficile da rimuovere.

Capita, perciò, che a comparire nel testo sia la madre – alla quale non si dicono le bugie – o il padre – con il suo “scacciavite”, che brilla “come i braccialetti d’oro dati alla comunione”. Oppure riemergono, come da un luogo lontano, i banchi di scuola, il quaderno a quadretti in cui la “o di orrore” sborda inesorabilmente. E poi c’è “il diavolo al parcogiochi”, pronto a distogliere da ogni tentativo di lasciarsi andare alla tenerezza, e i ratti senza denti, che costringono a mettersi in piedi su una sedia trattenendo il fiato dalla paura. Ma ci sono anche i bambini, che mangiano “magie nude”, maghi inconsapevoli perché capaci di meravigliarsi davanti a tutto. 

Allo stesso modo, le scelte semantiche, gli accostamenti inusuali di parole, la composizione dei versi, la sintassi frammentata e a tratti sconnessa contribuiscono a dare un effetto di straniamento e di dubbio: cosa è vero e cosa non lo è? E quale sentimento prevale? I buchi da deglutizione sono piccole cavità situate nelle tonsille che hanno il compito di aumentare la loro azione antibatterica. Può verificarsi, però, che diventino più estese del normale, finendo per ospitare germi, detriti e cellule morte. Se questo è lo spunto da cui parte la riflessione dell’autrice, non c’è dunque risposta apparente a certe domande che la silloge suggerisce. Forse ogni immagine ha (volutamente) una doppia lettura – come del resto la vita ha molte trame – o forse sta a noi supporre sviluppi, anche assai distanti tra loro, a ciò che si racconta qui.  

 


Buchi da deglutizione

di Giada Fustini

 

 

 

Pelle da carmegioco 

farsi osso ora
non era per me
osare il minuto
la pellicina dell’uva
fragola sollevata
mangiare magie
nude come fanno
i bimbi e non lo sanno essere mani, maghi
inconsapevoli perché  meravigliati
ancora
(ancora! Carne chiedevano sono alata? Rivolta(

*

Di oro l’annullare  

C’è una vera
fede che scivola
all’insù, sulla gamba
di una bambina che non può aprire
non da sola – la porta del bagno.
C’è una vera,
una fede che slitta
fuori posto
sulla schiena
tra le spalle trattenute
qualche vertebra appena – un pennarello
quello con dentro
l’anellino da sbattere – indelebile. Scandisce i tocchi
su e giù – e li fa tutti
tutti-brutti, mamma.
C’è una vera –
impossibile, bimba mia
fede –
alla mamma, lo sai
che si appiccica –
bugie non si dicono
in fondo alle gambe –
specie se così brutte.

*

Lo scacciavite di papà  

Prima di uscire di casa, scatoloni già infilati
e allacciati – mio padre ha annunciato:
è arrivato il momento.
Vorrei dire che si è alzato
e dipingergli sotto una poltrona,
ma mio padre non si è mai seduto – io non ho
nessuna memoria delle sue ginocchia
e io a giocarci sotto.
Vieni con me, imboccammo un corridoio
ché ti devo dare una cosa: era una casa,
lunga di metallo denso
vernice rossa lucida
con le gocce fresche rapprese.
Doveva averla appena scartavetrata
e tinteggiata a nuovo – la mia casa:
da cui si entra scoperchiando il tetto.
Qui ho conservato, mi ha detto
tutti gli attrezzi con cui hai imparato bambina,
a tirarti su immobile
dopo mobile, una cosina curiosa – sei sempre stata.
E questo, e brillava
senza dipinto, come uno scettro sincero
questo è il cacciavite.
È questo: brillava come i braccialetti d’oro
dati alla comunione. Mi accorsi solo dopo
dello scacciamosche dalla testa rossa
piatta bucata, della sua forcella in metallo
a mo’ di manico. La porta della cantina
che socchiude – ti voglio bene, papà
sottile al buio. Non sono sicura
se chinando la bocca verso una spalla
o la scansia.

*

Vetrini 

Tu larva di magma
non schiuderti
di noi quando
lontano bruci
da casa
anche lì
non chiedere
aiuto, mamma
ti ha detto tante volte
d’incendio le imposte
come vanno tenute

*
Quadrante (da far tornare) 

Del foglio
i protocolli
erano sibille
bianche lunghe
con mani
a tratteggio
non sta succedendo
l’ora – qui – lista
cerchi
di tre lancette
che vedi, fuori
un orologio non ne
viene – clessidra
forse da girare
sul retro
di schiena un
baco
su cui
poggiarne i gomiti
scrivere dritto, come a scuola
non ricordo papà
va con la grande o
la piccola? La o di orrore è difficile
farla stare tutta dentro
al secondo quadretto
anche con la penna
allacciata alla cartella
sborda
condense iniziali

(c’è scritto darne un titolo, non scendere |
toppe

 richiamate Minuscole

 | / appannate

*

Buchi da deglutizione (Proserpina che sgrana un singhiozzo) 

i Ratti non hanno denti
ma lingue che non posso
sciogliere salive
che non riesco a far passare
neanche trattenendo il fiato
in piedi su una sedia
per la paura

*

Sciroppo per la tosse  

Quel distinto signore
scarpe stringate
giacca a doppio petto
coi suoi distinti istanti
sottobraccio. Dall’altra
volta, ha tutto pesto
occhi
zigomi
cinture slacciate
pregate
pagate.
Quel distinto bambino
scarpe stremate
giacca a doppio
centesimo petto
con quell’istinto
per le distanze
tra le braccia.

*

Log ore convenzioni 

quando implicite
in base dieci il docente
di analisi lo trovava
ridicolo
solo perché
un uomo, cosa? ha dieci
dita? fare la conta
a chi sta
nel tempo – l’arbitrio
di Nepero Magari
lui non le mangia
dei figli per rancore

*

Campanelle 

Suonano più leggere
le tue maniche
rimboccate
che quelle
viola tra i prati

*
Scivolo plastico, giallo

la tenerezza
mi sussurrò da bambina
il diavolo al parcogiochi
è la cosa più indecente
su cui fantasticare



In copertina: Magritte, Ricordo


 

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.