Stefano Dal Bianco, nella serata di ieri, ha vinto la Seconda Edizione del Premio Strega Poesia. Era in cinquina con la raccolta Paradiso (Garzanti), un testo all’interno del quale la maestria dell’autore e la sua conoscenza della metrica danno l’illusione della naturalezza delle parole, del loro ritmo e del loro suono, che sono come un canto piano, monodico e antico. Tutto ponderato, affidabile. Scelto e curato.
L’opera vincitrice è stata scelta dagli Amici della poesia, un corpo votante composto da cento donne e uomini di cultura residenti in Italia e all’Estero e che comprende anche il Comitato scientifico del premio: Maria Grazia Calandrone, Andrea Cortellessa, Mario Desiati, Elisa Donzelli, Roberto Galaverni, Vivian Lamarque, Valerio Magrelli, Melania G. Mazzucco, Stefano Petrocchi, Laura Pugno, Antonio Riccardi e Gian Mario Villalta. Seguono in graduatoria: Daniela Attanasio, Vivi al mondo (Vallecchi Firenze), 17 voti; Giovanna Frene, Eredità ed Estinzione (Donzelli), 16 voti; Gian Maria Annovi, Discomparse (Aragno), 13 voti; Roberto Cescon, Natura (Stampa 2009), 3 voti.
Proponiamo per l’occasione alcune poesie tratte da Paradiso (Garzanti)
Un falco fermo contro un vento forte
è figura di noi, se ad ali aperte resistenti
alla tempesta dei pensieri
tenessimo lo sguardo al nostro fine.
Ma ciò che ci sostiene è la tempesta
che va riconosciuta come tale
e abbracciata a mente spalancata
qui dove l’obbedienza è
nostra salvezza
nostra immobilità verso la preda.
*
La soluzione temporanea
di tutta questa nuvolaglia indotta di pensieri
è stare a vedere una valle con il vento e sotto il sole
mentre il verde dei declivi
di collina in collina sovrapposti
si fa sempre più grigio di foschia
e finisce nel bianco
che confonde l’Amiata in lontananza con il cielo.
Stare a vedere è facoltà di tutti
ma ricavarne la chiarezza di un messaggio è privilegio
di chi si lasciasse intontire dal sole
scardinare dal vento e ritornasse
su di sé ma senza più visione
ora che tutto è perduto nel bianco lontano
e sale, sale da dentro la voce del mondo.
*
Sono tutto sudato e Tito il mio
corrispettivo ansante
si rotola nell’erba ma non credo che sappia
quanto vicine sono le rapide del fiume
e già mi vedo la sua faccia
quando tra poco inaugurerà
la stagione dei bagni
e dei lanci insensati di sassi
che sono tanta parte della nostra vita
e finiranno al fondo, in barba alla corrente.
*
Ora Tito ha scavato una buca
che ci sta dentro con tutta la testa
ed è fissato e non si sposta
e grufola mastica annusa perché è chiaro
che nella buca c’è qualcosa
di sommamente interessante per un cane, ma più scava
più questo odore o questa leccornìa
si fa gioco di lui come tutti quelli
che la terra di sé rende accaniti.
*
Entrare in un bosco in un giorno sereno
d’autunno nel silenzio
è aprire l’occhio a pacatezze nuove
e a nuove rarefatte convergenze
mentre ogni foglia cade
costruisce una sua storia
e la racconta come può, con lievi digressioni
che nella calma parlano di te
e di altre cose altrettanto misteriose.

