Ricordo dei miei anni (vani) come “assistente” di filosofia a Milano…
I) Mattina
Odore di mattina già vecchia,
di caffé, cornetto, cappuccino:
ahi, il bar dietro l’angolo!
Sollievo dopo il treno.
E poi le scale, la porta. La carta.
Odore dell’aria rappreso.
E in alto, nel perpetuo mulinare
dei terminali, un odore elettrico.
E di banane.
II) Biblioteca
Rumore tenue di pagine sfogliate.
Sudate, bocche svogliate.
I muri e le persone statue e cartone.
Luci soffuse attorno, computer sempre accesi;
fotocopie, appunti, sussurri, scaffali disadorni.
Polvere seminata dal tempo. Mai pulita?
Sapienza ingiallita. Atmosfera banale.
Torpore, acquario, scale.
III) Cortili
Giardini affollati di sfaccendanti, si dice.
Le stesse facce quotidiane, gli stessi visi.
Sorrisi, occhiate, borse colorate. Stivali.
Strette di mano, politica, favori.
Futuro oscuro come aria di carbone.
Battute al vetriolo. Nella schiena.
Cravatte, occhiali, giacche a un solo petto.
Nebbia di primavera.
IV) Tremore d’esame
“Mi parli di Descartes”.
Subbuglio inespresso,
silenzio teso nell’aula.
Solo il lontano vociare dell’atrio
disturba la prova delle prove.
Il ricordo delle pagine lette scompare.
Non giunge in mente Cartesio,
ma il vago sorriso di quella
o la lieve carezza dell’altra
che lo lasciò però in amicizia.
V) Ricevimento
La lunga attesa nel corridoio angusto.
La porta che si apre, non si apre.
Sedie scomode, consunte, chiacchiere tra dannati.
Passi veloci, rapidi, tacchi
sul pavimento granitico che echeggia
disseminato di parole, parole, parole.
Sentimento del tempo che non sa passare.
Si attende solo il sobbalzo di una maniglia.
VI) Desiderio di sapere
Le ore consumate nel largo sole
d’un anticipo d’estate
oppure sfigurate in lunghi sbadigli
nel distratto piovere autunnale.
Un’occhiata all’ultimo sms
desiderato che non arriva mai.
Stancamente l’intelletto carico di parole
si rivela una dote spesso vana
eppure esibita davanti agli amici.
Salgono e scendono pensieri
sullo schermo fremente
del computer amico.
E alla fine c’è poco da salvare
di queste ore spese tra parole nere
nella grande stanza di casa.
Inespresso galleggia nel pomeriggio
un desiderio pur vivo
di passioni che scivolano
nell’animo sterilizzato.
Pubblicata su La giostra difettosa, Lietocolle 2009

2 risposte a “Una giornata all’università”
Ci si entra, in questo tuo guardare e guardarti.
Grazie.
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grazie a te…
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