Turno in due tempi

Turno in due tempi

Ufficio pensionati (turno I)

Lo sportello apre alle otto e mezza
ma loro sono qui già dalle cinque.
Mostrano l’epica del risveglio,
i furbi giochi d’anticipo
a chi arriva dopo e si rammarica
del ritardo: il marito con la febbre,
la telefonata del figlio emigrato
in terre in cui è tornata l’età
dell’oro – è questione di pulizia,
di trasporti che portano in orario,
senza attesa e la spesa si fa
da sé, non andando al mercato
per questo il figlio non è più tornato.

Siedono le facce rugose
abbracciate alle borse e ai portafogli
con le foto dei figli, figli
essi stessi: fanno battute
di spirito per animare
la gestazione: rinasceranno
presa la pensione, trascorreranno
le fasi della vita in forma
compressa sino alla pubertà:
di nuovo fertili con gli euro
in tasca volgeranno alla terra
di qualcuno a consumare l’amplesso
sdraiati sul prato col prato diafano

-e noi, scusi, noi che numero abbiamo?

Calendari (turno II)

Gli addetti che portano i calendari
li appendono e poi spariscono.
Strani tipi, ubiqui come i luoghi
dei colloqui cui tentiamo di accedere
col possesso di un periodo
settimanale, un giorno, un’ora, una data
che in quanto data è subita
ma vissuta come trionfo festivo.
Tu in coda
                  tre snodi
                                  più avanti
mi accenni un saluto nervoso
come un bambino sul trenino alle giostre.
Ci saranno le nostre date?

I nomi-numeri-in-un-elenco sono
appesi al muro bianco tra scritte sconce
e noi non sappiamo dove guardare:
troppe le voci da disambiguare
-amori, amicizie sicure, no-Future
provando a scorrere il calendario
col dito: è o no il nostro onomastico?
Si festeggia qualche assunzione?
Ricerchiamo il nostro nome
o quantomeno un suo reciproco,
perché l’equivoco è una meta del reale
…e tu in fondo
                         alla fila
                                      fai intendere
di essere un giorno feriale.

Luciano Mazziotta

4 commenti su “Turno in due tempi

  1. bellissime, caro Luciano.
    la prima l’ho vista, la vedo ad ogni inizio mese: sono tutti lì, con la pazienza delle bestie da soma, ad aspettare il turno in un piccolo stanzone dell’unico ufficio postale del paese
    Fa troppo freddo fuori e stanno tutti dentro ammassati, ci si riscalda in fondo anche nel mischiarsi di tanti odori, dall’aglio alla salsedine, qualcuno ancora di notte fa il pescatore
    A volte fa troppo caldo, l’areatore non funziona, come sempre, ma fuori dall’ufficio si vede il lago, le colline e c’è un cielo che ancora fa respirare fino al prossimo fine mese

    grazie. natàlia

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  2. Davvero belle Luciano. Di una bellezza evocativa e quotidiana che sorride davanti le piccolezze senza malizia, ma con tenerezza e, forse, un poco di rammarico.

    P.S.: la prima l’ho vissuta oggi. Non era la fila delle pensioni ma quella della dichiarazione dei redditi. Le immagini erano fresche e quindi ancora più forti.
    L.B.

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  3. le ‘scadenze’ dei vecchi…arrivano vapore di respiri e freddo di quei momenti d’incontro, necessari per arrivare all’incontro successivo…

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