(delirio anulare)
– periferica assonanza del commiato –
incurva e scarmiglia polito incedere
giglio converso sull’altare
greve ipotesi riversa
notturno strappo schermato
(delirio anulare)
spanna questua degli affanni
empia tasca folata
suadente squarcio l’uscita chiodata
asola del devoto sacrario
– sottratto indizio schiena rammenda.
(sotto il velo di maya)
in ginocchio
dei picchi smagliata cecità
di latta giace sottana fugata
sfrangiata
al gesto prossimo
sulla piega degli ulivi
acerba
altura
di l’una
mistico
candore
del ruscello
epitelio d’arabia
colata dottrina all’imbrunire
(sotto il velo di maya)
e il rimmel
spremuto sulla siepe.
(bottoni)
del giaciglio è artefatto silenzio
– osteria logica degli abbagli. –
piazza dei boccioli gremita tulipani cupidi
e quel giorno in più sulla lingua principia
eclettico dispetto
vergine sonno-lento inganno d’aprile.
ma il mattino è già pasqua disfatta
tra origami d’oriente e degli dèi rovo
ove tempo è selvatica essenza – caule disceso.
organdi alla persiana – e (bottoni)
abbondanti e nutriti ai fianchi dell’ovale cristallino.
melisma scandisce il plastico ruscello
del remoto cinque sugli occhi assonnati
e mulina la svolta, bocca –
del castano fiammeggiare rogo d’amore.
(tre ore)
distillata contrazione
il tempo del supplizio
al richiamo contratto.
era firenze
il giorno ingollato allo spanno del tuo respiro
ode di stili attenti sulla logica del seno
rinvenuta indulgenza di luglio.
era il tramonto ed era l’alba
quel cenno osato sull’altare del borgo
passato di noi – amanti sorgenti.
(tre ore)
anamnesi variabile
la sosta convulsa
dal mento fuggiasca.
era firenze
l’ipotesi sequestrata alla notte del mio errare
ambulante stupore sull’innesto dei capelli
smarriti al mercato disfatto.
era senno ed era insania
quel bacio riempito sul rilievo del piede
silloge di noi – concetti sedotti.
(rondine recisa)
foggiarsi silenzio
a te dovuto –
accento – ritiro – sulla punta argentina
e blasfemo ricade sagace il compasso –
risorta effigie
al mercato blandita.
la glassa è schianto
e inverno amplifica
smarrita rispondenza –
rossa capsula espone la meta.
comporsi donna
a gennaio –
(rondine recisa)
amante condursi
un giorno minore –
prima di quaresima
il duello è saldato sulla soglia
schiarito – del corso – il rintocco –
maestrale dominio in macerie.
dentro l’urto di cartone è sottile lo squarcio
sua compostezza virata –
il basso risveglio lagunare
cinto del cantore sopito.
annodarsi filiforme
sulla costa –
(voluta in tre tempi)
– uno. adagio
l’ora ritempra
tè, tuo odoroso firmamento.
assetato bavero
gravato – sul sabba dei seni –
a torre dell’ago
basamento, naufraga.
contrappasso dimora, acerbo
foggia recondita – arsura rivolta –
salmo al creato.
menestrello riversa
sfrondato l’arto –
gaudioso boudoir, violato.
chiedere placet ai sarti d’olimpo
è coraggioso scatto nell’inerte rollio del vento?
palme conserte
varianti – colpevoli – recluse –
in rialzo
veemenza, rigata.
dispone dardo
di panno lingua
sedata – burattata – predata –
la sposa e jeans di
carta –
pesta linfa che flusso rese
collo – uncinato – il riparo.
– due. andante
svincolare morfina – insolvente –
segreta effonde – imperante oblio –
a mezzogiorno
spogliato il convito – terreno – creduto.
non impunta stele il fittizio
velluto, megera ironia – lessata – impreca
sdegno coacervo e il gorgoglio del
peso – impiccato – frammento cassato.
consolida attendibile veglia
al trascendente principio
e l’altura liberata.
portati via cigno – tiglioso – irretito.
sfida il guanto sul pretesto del fiume
santo – sacrosanto – contrito.
deturpa – corte – l’intero dei limoni
solcati sul vespro e la buccia
rifila.
è inverno
che uccide ciclamino
non violetta di spine corona.
– tre. veloce
funambolo il giaciglio reverendo predica
compiuta edicola dentro il trambusto
del pieno tram – folla –
pescatore ritira.
autentico è il centro al termine
e necessita squarcio l’amaranto quadro
sulla coscia – sbiadita – reggente
mistero.
a tergo antinomia
di ferro i capelli.
incenso vela –
spietato il distacco,
maturo.
(il quinto dito)
ha imbastito
pierrot
di schönberg
carillon.
morfosi
nell’involucro –
cassare.
lacca di cera stantia
in calesse prologo
di onde ramingo
lunare il solfeggio.
(il quinto dito)
a sud!
bizantino è il fiotto
rosone
sinistro trip rammendato.
timbro logico
marciato –
a calotta minore.
recide falange
inasprita aureola
di mandorla emendata
– narcotizzata doglia sull’asfalto –
(al ritorno)
ascendo nel grembo dallo spacco di raso
ed è ristretto il gambale –
grata infuocata sulla pietra
mentre affanno il rumore del mare.
mordente ramingo
il preciso risguardo fermenta
ardita coltura e il talamo di ghiaia
sotto la bianca quinta di nostro sole – notturno.
l’aroma del labbro al confine
è nuda pronuncia
dissacra germoglia e scompone
occhio – dentro frammento di primitivo albore.
– narcosi nascente –
(al ritorno)
(chaperon)
angolato drappo sul piglio reciso
fettuccia smarrita e turbe a primavera
zafferano la pelle sul letto
candore di piume lucernario d’avorio.
sommo corsetto nell’anno spacciato
in contrasti appesi boccole di biada.
incalza airone ascesa di pandora
nel suo orcio disfatto scampo di creta
dell’occhio taciuto inumato violato
ciclico tram sul doppio scaduto.
sedato palmo d’anelli e d’arancio
gratinato il borgo sull’infitto castello.
(chaperon)
baldacchino cruento il bacio mancato
di niente goduto rovo impiccato.
una partenza è un senza
assorbe & abbandona
in aiuola crisantemo
raucedine d’oriente.
topica baldanza alle fauci di zagaglia
landa spigata emancipato inganno.
del dogma calcato pantheon
incriminato passo consacrato al tacco
artificioso unguento in trino meridiano
avversa gora al terminale.
(domani)
chioma –
arretra del garbo chiarore il poggio
organica federa intuita
sottratta (domani) sulla paglia.
dove c’era silenzio
è il cappio
statico-elettrico
amplesso vermiglio la spugna di pietra
percuote;
| spiga | graffito | brace |
eliso rivolto.
NOTA BIOGRAFICA: Daìta Martinez è nata a Palermo ove risiede. Educatrice della Prima Infanzia, scrive di poesia.
Suoi racconti e poesie sono editi in antologica per i tipi Mondadori, LietoColle, Aletti, Akkuaria.

8 risposte a “Daìta Martinez | Poesie scelte.”
Daìta è una cara amica. la sua scrittura è stringata, incisiva, a tratti dirompente, percussiva. Il ritmo delle parole è scandito all’unisono con le immagini rapide che emergono in successione continua.Questa è una breve summa della sua vasta produzione poetica. Merita un’attenta lettura, a me piace molto.
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era senno ed era insania
quel bacio riempito sul rilievo del piede
silloge di noi – concetti sedotti.
sono belle, Daniele, meritano una lettura accurata, lenta, ampia. Davvero interessante questa tua proposta, Daìta ha tutta la mia stima.
nc
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è una spendida scrittura creativa !
i miei complimenti a Daìta
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Seguo la scrittura di Daìta Martinez fin dal suo esordio, anche attraverso quel tam tam o passa parola che si voglia, in cui cominciano a prendere forma un desiderio e un bisogno di espressione. Questa selezione di poesie (per la sapiente scelta di Daniele Gennaro) è frutto già maturo di forma e ricerca intensa. La parola – ermetica per scelta e stile – si fa granitica e raccoglie intorno a sé come calamita il ferro. Le immagini che si compongono fermano il lettore per una condivisione e una riflessione. Importante, sotto il profilo strutturale, è l’accostamento – spesso all’apparenza ardito – tra sostantivo e aggettivo: uno sposalizio che fa emrgere la vera cifra stiistica di questa nostra promessa. Scrittura colta e sapiente che, a un tempo, si fa consolatoria ed esortativa. A questo punto della sua produzione (ampia, ci ricorda Gennaro) si auspica una pubblicazione che possa dare respiro a tanta qualità!
Grazie per il gradito invito intorno a questa tavola rotonda,
Erwin de Greef
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parole come note, suonano, vibrano e dipingono con colori invisibili.
“…grata infuocata sulla pietra
mentre affanno il rumore del mare…”
Daìta Martinez
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…a voi tutti, semplicemente grazie!
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suggestioni. parole a cavalcioni fra dentro e fuori. pennellate d’anima.
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Tra istinto e sentimento una scrittura raffinata.
“…era il tramonto ed era l’alba
quel cenno osato sull’altare del borgo
passato di noi – amanti sorgenti.”
(Daìta Martinez)
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