Tutto cominciò nei primi mesi del 2009 quando scrissi il poemetto IPOTESI CORPO. Da quell’avvento l’idea di realizzare un evento in cui declinare varie e svariate ipotesi di corpi al lavoro. Così, ricevuto l’invito di organizzare una serata multimediale all’interno della ex centrale Enel di Reggio Emilia nell’ambito di un mini festival, nel luglio del 2009 nacque l’evento che vide coinvolti una serie di autori di varia estrazione.
Due video-mostre: Impronte di Francesca Vitale e La scelta di Cristina Cerminara. Una mostra fotografica: Opposti svelati di Federica Troisi. Una performance di action painting realizzata da Mariaestella Coli e una lettura drammatizzata: Artaud suite realizzata da Enzo Campi, Antonio Iorio, Francesco Forlani, Silvia Molesini.
Il tutto inserito in una cornice visiva (proiezioni di video di Maria Grazia Esu e Enzo Campi) e letteraria: una serie di Fabulazioni curate dal gruppo Samiszdat (Alessandro Cinelli, Lara Arvasi, Anna Maria Meliga, Donald Datti, Fabrizio Venerandi) e il reading Autoreverse di Francesco Forlani .
E adesso il poemetto IPOTESI CORPO è alla ricerca di un editore per fissare la sua esistenza su carta.
Qui di seguito alcuni frammenti del poemetto drammatizzati con elaborazioni grafiche e pittoriche tratte dai video proiettati nella serata.
Inventerò delle strutture
dove le immagini
sembreranno sorgere
da fiumi di carne
(Francis Bacon)
E dicevo in mezzo al vuoto,
vuoto delle sette eternità:
l’io non è il corpo,
è il corpo a essere l’io
(Antonin Artaud)
Enzo Campi
IPOTESI CORPO
sulla soglia
pende tende il viso
soma cosa?
peso inciso
nudo circonciso
sempre sprepuziato
s’attiva all’unghia
per vanificare la veglia
chi più ne ha
più ne escluda prego
non vedo altro
che gesti disaffaccendati
e il taglio in largo
si conduce al lungo
che ulula lunula
il gelido richiamo
per rapaci vari
e svariati vari
ribattezzati
vetro a vetro
incedono incidono
come schegge
a suggellare il rito
inalberando
il sigillo dell’encomio tribale
al palo insanguinato
[…]
[…]
io corpo dunque
solo peso
solo coito ininterrotto
getto di seme
a significare
disfare cosa?
e fa specie sapere
che il dolo
non è preso a nolo
e affrescato nell’istante
ma lucidamente reiterato
nel fluido fiume di carne
che riannoda
il punto al punto
l’uno raggomitolato
l’altro estinto
prima
trascolorato e vacuo
poi
insignito della carica suprema
che lo spinge ad apostrofare
il cosa
seguito dal punto di domanda
[…]
qui esposto
tre volte crocifisso
irrimediabilmente smembrato
pezzo a pezzo
per meglio specificarsi
e quantificare
il prezzo da pagare
per comprare
una lingua privata
del palato
ove impastare
la complessità del canto
qui smisurato e dettato
senza il punto
che permetterebbe l’a capo
[…]
solo una suppurazione
che ascende in nuce
senza salire del tutto
o quasi per niente
solo un bocciolo sfrangiato
per quanto organizzato
e vòlto alla copula primultima
nient’affatto imbellettata
privata del preliminare coccola cosa?
ipso
e fatto
e cementato
vieppiù colluso concluso
pietrificato al punto
costretto al contenimento
dell’unto originario
nella tensione ultima
ma mai definitiva
in cui rincorrere lo sperdimento
[…]
[…]
io corpo dunque
risuona si annoda sciogliendosi
sviene rinviene sordo
minando impalcature
sfiora la prossimità
in cui disfarsi
e cosa sarà mai
ciò che si sfalda
sotto l’alluce
senza graffiare
né amare né gridare aiuto?
magari cantare
per meglio toccare
tacciare tollerare
e mettersi in posa
postura su postura
e allora ridonda
si snoda attorcigliandosi
si sottopone
anteponendosi al peso
si sovrappone
posponendosi al sesso
s’estenua
sopravvivendo al cozzo
per testare testarsi
e rendersi al senso
dei sensi defraudati
seppur ingigantiti
e collerici
sempre tesi e resi
ceduti al miglior offerente
caduti sotto il giogo
del non sarà mai stato altro che questo
di
poco
in
meno
transitante
e
altero






38 risposte a “IPOTESI CORPO”
se fossi un editore lo pubbliccherei volentieri, semplicemente un grande evento a cui avrei aderito volerntieri…
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grazie Roberto … chissà che quest’estate non riesca a organizzare qualcosa di simile…
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Ah , questi editori !
Ha ragione Roberto , meriterebbe e non solo !
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:-)
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davvero intrigante e molto particolare! Meriterebbe certo un editore adatto per la pubblicazione.
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grazie Maria Grazia!
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un mixer interessante!
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grazie Teresa!
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Enzo, sai cosa penso di questo testo, è una meraviglia.
torno a godermelo silenziosamente.
n.
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certo che un editore me lo aspettavo… ma va da sé che i tempi son quelli che sono.
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molto interessante, di una vividezza cruda ma vera.
costringe il lettore -fruitore di immagini a fare spazio tra le sue sinapsi, a far entrare altra concettualizzazione.
Poesia pittorica, courbetiana, direi. Fortissima!
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grazie Cristina!
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c’era un commento stamani che è poi sparito.
mi aveva riportato in mente un progetto di un paio di anni fa poi naufragato in qualche cassetto.
concerneva i pensieri di un uomo nudo esposto in una vetrina…
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“…e mi mortifico mescolandomi al residuo…” come sento queste parole Enzo pur non essendo certo un’esperta di poesia, ogni tua parola evoca visioni oscure ma anche lucide come lame, vorrei veramente unire le immagini che mi evocano, sono idee che mi frullano per la testa vedendo il tuo lavoro che seguo costantemente. Un abbraccio cristina
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non c’è bisogno di essere più o meno esperti.
se un testo provoca visioni e raggiunge un certo livello di comunicazione vuol dire che comunque ha raggiunto il suo scopo principale: la trasmissione di dati sensibili.
grazie Cristina!
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Enzo, mi accodo agli altri commentatori per aderire al loro giusto entusiasmo. Ho letto gran parte de “Ipotesi corpo” e debbo dire che sarebbe adatto ad una nuova collana che sto varando e che già ospita (il libro è in preparazione) un buon nome. Che ne diresti se potessimo sentirci al telefono? Il mio numero è 392-7539309 (oppure si potrebbe usare il rapporto epistolare: info@editricelarcolaio.it).
Un abbraccio a te e uno alla cara Natàlia.
Vostro Gianfranco
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smuackete! ;-)
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Bingo!
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grazie Gianfranco.
ti ho scritto una mail.
a presto!
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Il mio primo ricordo risale a due anni fa. Quando, per la prima volta andai a posare le mani sulle cianfrusaglie cartacee, riuscii a vedere un’immagine ben esposta. Era Artaud, non l’attore con la sua immaginifica teatralità, nella sua indecenza disperata. Campeggia in alto, come se fosse una stilizzata cornice, il suo nome e pochi versi “l’io non è il corpo, è il corpo a essere l’io”. Dunque: una scelta evocata, Enzo. Il corpo e la materia, il corpo che al calare della notte conquista la luna. Quando è il corpo a vagabondare, con tutto il suo irrituale scricchiolare, il mio -io- è in dinamicità. In sintesi, un doppio presagire.
P.s La mia ricerca attuale ruota attraverso ai cambiamenti, e alla gestualità visiva. Non solo in versi, su pellicola. Enzo, se fossi editore con audacia quasi religiosa, stamperei subito.
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grazie Giada per la tua presenza sempre fiammeggiante alle mie cose… :-)
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In questa Italia nostra, così squallidamente materialista, così ipocritamente bigotta, così noiosa, dove non si sperimenta mai per paura, i poeti e gli artisti in grado di scovare il nuovo, di reinventare la parola e il suono, di scolpire l’immagine e rompere l’ovvio, dovrebbero essere osannati, conosciuti e diffusi; non stare come carbonari chiusi dentro segrete. Verrà mai il giorno in cui la cultura italiana rialzerà la testa? Verrà un nuovo rinascimento? Intanto auguri e complimenti a voi, di cuore.
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Grazie Artemisia! troppo buona…
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io lavoro sempre a progetto e per tematiche.
difficilmente scrivo una poesia così per…
deve sempre essere legata a un lavoro specifico.
e ciò comporta una ricerca e un percorso.
da qui anche l’inevitabilità di misurarsi con più stili e modalità di scrittura.
e tutto questo al di là dei risultati, naturalmente…:-)
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Condivido la posizione espressa da Artemisia e mi complimento con Enzo per la sua “Ipotesi corpo”, che mi piacerebbe davvero vedere pubblicata in edizione integrale.
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grazie faraon.
nb è arrivato “Il dolce cammino”… grazie!
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Davvero geniale! Complimenti e tanta m…a per tutto!
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grazie mapi!
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Complimenti Enzo per questo ricco lavoro.
Testi carnali e scanditi. Immagini suggestive, filtrate da fenomeni di disturbo che ne moltiplicano l’impatto e la corporeità.
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grazie Loredana,
l’idea era proprio quella di creare un effetto di risonanza “corporea” per conferire peso e voce alla scrittura
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Mi unisco al coro. Certamente questo è un progetto innovativo e interessante. Meriterebbe di essere visto dal vivo, ne sono sicura. E perché no, le immagini e i testi qui riportati potrebbero benisimo essere pubblicati.
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certo, dal vivo la “cosa” acquista una corporeità palpabile.
grazie Nicoletta!
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“..confondendomi appunto col fine privato del suo punto…” testo vibrante di suggestioni corporee che si riverbano nell’animo avido di emozioni…grazie e complimenti.
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grazie teresamaria!
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Caro Enzo, diceva Maria Grazia Lenisa che “l’Erotismo genera arte mentre la sessualità crea vita”, è proprio vero, il tuo è un percorso di luce e fisicità, mediato attraverso la parola, segno inciso sul foglio e sulla percezione simbolica della nostra corporeità.
L’io-corpo è un simbolo rituale che si reitera nel testo, rimbalza nell’altro corpo, quello della parola, agile fino al frammento eppure capace di comunicare, l’ipotesi corporea diviene quindi aggancio, immaginazione e reciprocità.
Non si avvertono meri spunti confessionali, ma al contrario il testo supera ogni luogo comune, anche linguistico, mette in discussione il quotidiano. Il Testo esalta la capacità di proiettarsi fuori e dentro quell’universo-corpo che è alternativo, esuberante, ma imposseduto, da qui il senso di quell’Ipotesi corpo iniziale che conquista. Marzia Alunni
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la chiave è , forse, proprio nell’IPOTESI.
nessuna tesi assoluta.
solo la continua messa in discussione (messa in scrittura?) delle varie e svariate ipotesi che rendono vivo qualsiasi tentativo di decodificazione.
decodificazione della corporeità?
forse, ma non solo.
se il corpo è il vero senso della vita, non basta la sola decodificazione: ci sono da mettere in gioco la mancanza, lo sperdimento, la molteplicità intrinseca, il dispendio, ecc.
in poche parole -e come giustamente fai notare- si tratta dell’andirivieni tra dentro e fuori, alto e basso, bianco e nero, maschile e femminile, ecc.
apologia del corpo?
sicuramente sì !
conclusione?
non c’è conclusione ma un’inconclusione.
l’unica inconclusione possibile è il “ricominciamento”.
la vera funzione del corpo è quella di “transitare” (e di transitarsi).
grazie Marzia!!!
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la meraviglia che segue giunture e curve di carne
in parole, che entrano nelle ossa, poi
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ho sorvolato sull’aspetto linguistico.
ma, prendendo spunto da una tua affermazione
“L’io-corpo è un simbolo rituale che si reitera nel testo, rimbalza nell’altro corpo, quello della parola, agile fino al frammento eppure capace di comunicare”
volevo evidenziare almeno una cosa.
l’io-corpo (ma anche il non-io-corpo) si trova a basculare sull’asse paradigmatico come per cercare un equilibrio impossibile a verificarsi.
questa oscillazione, questo moto perpetuo (il movimento che è proprio dell’essere-al-mondo) gli permette di far rimbalzare le proprie parole e di idealizzarle a depositarie di quella corporeità che non è tanto da raggiungere o da scoprire ex novo, ma caso mai da ritrovare.
la parola nasce e si tramanda come orale.
è già fisica, in sé e originariamente.
metterla al lavoro significa frequentare la sua sorgività.
la messa su carta di una parola cosiddetta originaria, di una parola verbosa e verbalizzata, semantizzata e ri-semantizzata non può non rivolgersi alla fisicità, non può esimersi di “farsi” corporea.
il primo titolo di quest’opera era IPERBOLE CORPO, ovvero: una parola fisica e fisicizzata il cui io-narrante è proprio il corpo.
il rimbalzo è evidente, nonché premeditato.
NB da non sottovalutare il rimbalzo delle parti che compongono il tutto.
non sono solo le parole a rimbalzare, ma anche e soprattutto le sillabe e i gruppi timbrici.
se il corpo è formato da tutta una serie di organi che vivono in un regime di con-divisione, allo stesso modo la parola è formata da tutta una serie di lettere che, nelle loro infinite combinazioni, sono rivolte a ri-definire e a ri-definirsi.
del resto giocare sulle allitterazioni, sulle ripetizioni differenziate, sugli innesti e sulle delocazioni dei gruppi timbrici conferisce al testo una sorta di musicalità che aiuta non poco il suo “farsi corpo”.
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