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Il confine tra scomparire e restare – Alessandra Corbetta e Giovanna Cristina Vivinetto

Una rubrica a cura
di Annachiara Atzei

 

 

“Ma davvero vivere e morire, assenza e presenza, sono totalmente distinti? E se lo scorrere del tempo – che tutto contiene, o forse no – perdesse la sua linearità, e passato, presente e ciò che ancora potrà accadere o essere si confondessero? E se quanto si conosce e si considera, per questo motivo, reale, e quanto non sappiamo e che, quindi, releghiamo all’irrealtà si mescolassero e si richiamassero a vicenda senza soluzione di continuità? Forse la perdita e il distacco possono trasformarsi in una ipotesi di vita? E come può essere scisso l’amore dal ricordo? E per ultimo: qual è il confine tra scomparire e restare?”

 

 

 


La morte assicura appartenenza. Nello scetticismo che ne accompagna l’idea, diventa ipotesi di ricongiungimento, pur se chi ne è coinvolto – l’assente e chi è vivo insieme – si percepiscono separati da un confine. In questo stato dell’essere, il buio è la soglia che consente l’aprirsi di un dialogo da un capo all’altro, tra vertici opposti che solo in apparenza sono impossibilitati a comunicare. Il buio – sembrano dire Alessandra Corbetta e Giovanna Cristina Vivinetto – è il mezzo di interconnessione con chi non c’è più. Ed è in quel fluido – che è anche un fluire – che la vista si acuisce e che l’udito si fa più pronto, come pure si stringe ancora di più il legame. E se in un caso chi è mancato perde il sembiante, si fa immagine confusa e indistinta, quasi rarefatta (senza che ciò preoccupi o conti davvero), nel secondo, si approssima, diventa nome: si avverte tra i vasi, le forchette, il raschio dei rami. Tanto che – per entrambe le autrici – la morte dell’uno diventa quella dell’altro, stavolta non nel senso di un dolore per la perdita, che spegne e annienta a sua volta chi è rimasto, ma in quello di ritrovarsi, ancora o finalmente, senza alcuno spavento. 


 

 

Dove siamo ora quasi sempre è buio.
Qui la luce la fanno i fari
delle auto, le torce intermittenti.
Nel confuso chiaroscuro della veglia
ti scorgo appena
ma se tu sei tu oppure un altro
non conta saperlo già da un pezzo.
Il buio non spaventa più e noi
sappiamo cosa serve per vederci.

 

                                                                         ALESSANDRA CORBETTA

 

 


Se è vero che li abbiamo perduti, è anche

vero che ovunque li chiamiamo, loro
si girano nel buio per rispondere.

Molto più fragili per dire come
la loro notte faccia un orlo nella nostra
e finisca di colpo per disincastrarsi e scivolare via,
non possiamo ripetere la paura ma spingerla
nello spazio, diminuirla da luce a luce,
tenere i nomi vicini come ossa, conchiglie.

Loro muoiono e noi continuiamo a sentirli.
Tra i vasi, le forchette, nel raschio
dei rami sulle finestre prima di dormire.

Chiesi di poterli guardare da vicino
e il cielo si aprì. Solo nuvole e lembi
di pioggia stretti intorno agli oggetti
che per l’ultima volta hanno toccato.
Tenevano la forma, tenevano la vita
prima di disperderla. Il cielo si aprì
senza distanza dal dolore e non c’era più niente
ma in quel momento seppi che era mio –
il cielo era interamente mio
e mia finalmente la loro morte
alta e perfetta come una punta di tempesta tra le stelle.

 

GIOVANNA CRISTINA VIVINETTO

 


 

 

Giovanna Cristina Vivinetto (Siracusa, 1994) vive a Roma, dove si è laureata in Filologia moderna all’Università La Sapienza con una tesi sulla poesia di Franco Buffoni. È insegnante di ruolo nella scuola secondaria. Dolore minimo (Interlinea, 2018) è il suo libro d’esordio, primo testo in Italia ad affrontare in versi il tema della transessualità e vincitore di numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Viareggio Opera Prima. È stato tradotto in lingua spagnola e in lingua inglese, vincitore negli USA del Malinda A. Markham Translation Prize e semifinalista al PEN America for Poetry in Translation. Ha inoltre ispirato la serie televisiva Prisma, disponibile su Amazon Prime Video e, dal 2025, su Rai Play. Dove non siamo stati (BUR Rizzoli, 2020) è il suo secondo libro, vincitore dei premi Città di Massa, Casentino e San Domenichino, attualmente in corso di traduzione per la pubblicazione negli USA. Apparsa in molte antologie in lingua e in traduzione, è stata inserita tra gli autori dell’antologia destinata ai licei Controcanone. La letteratura delle donne dalle origini a oggi (Loescher, 2022) ed è stata inclusa tra le quarantadue voci femminili nel volume Parole d’altro genere. Come le scrittrici hanno cambiato il mondo (2023) curato da Vera Gheno per l’editore Rizzoli.

 

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Alessandra Corbetta (Erba, 1988) è dottore di ricerca in Sociologia della Comunicazione e dei Media, lavora come docente a contratto presso l’università LIUC-Carlo Cattaneo e collabora con l’azienda informatica TTY CREO. Ha conseguito un master in Digital Communication e uno in Storytelling. Ha fondato e dirige il blog Alma Poesia (www.almapoesia.it), con il quale ha anche curato la pubblicazione del volume Distanze obliterate. Generazioni di poesie sulla Rete (Puntoacapo Editrice 2021). Collabora con il blog spagnolo di letteratura e poesia Vuela Palabra, scrive per il giornale online Gli Stati Generali e per UniversoPoesia – StrisciaRossa; per Rete55 conduce la rubrica “Poetando sul sofà”, dedicata a grandi autori della poesia italiana. Per Puntoacapo Editrice codirige la collana di poesia per opere prime Controcorrente e per Industria & Letteratura la collana saggistica La memoria di Adriano. Sue poesie sono presenti in diverse antologie e tradotte anche su riviste straniere. In versi ha pubblicato L’età verde (Samuele Editore, 2024) Corpo della gioventù (Puntoacapo Editrice, 2019) ed Estate corsara (Puntoacapo Editrice, 2022), mentre la sua ultima produzione saggistica è Corpi in rete. Rappresentazioni del sé tra visualità e racconto (Libreria Universitaria, 2021). Il suo poemetto Sempreverde, con prefazione di Umberto Fiori, è contenuto nel XVI Quaderno di poesia italiana contemporanea (Marcos y Marcos, 2023). Per Samuele Editore-Pordenonelegge è da poco uscita L’età verde

 


In copertina:  Picasso, I ciclamini, litografia

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