You go to my head

Martino Baldi – YOU GO TO MY HEAD (liberamente ispirato alla figura di Chet Baker)

chet-1 credits photobucket.com

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Martino Baldi – YOU GO TO MY HEAD (liberamente ispirato alla figura di Chet Baker)

E sì che ne aveva viste di donne… Ne aveva avute centinaia, forse un migliaio, e la povera Charlotte che trovava ancora la forza di amarlo, di spolverare il vecchio sorriso malinconico e luminoso ogni volta che riportava le proprie mani avvizzite sulla maniglia della porta di casa. Sunset Beach cos’altro era per lui? Cos’altro era California? Cos’era il concetto stesso di casa? Un sorriso e l’oceano. Cosa finiva sempre per farlo tornare? Quel cocktail. Luce. Profumo. Sorriso. Oceano. Charlotte doveva sentirlo, aveva le antenne sintonizzate sulla sua stazione. Potevano essere passate settimane o mesi. Si preparava. Doveva essere come un rito per lei. Chissà quanto tempo prima lo indovinava? Chissà quanto prima cominciava a preparare tutto? La casa pulita, ordinata, silenziosa, vuota. Il tempo di liberarsi della valigia, tra la porta e il sofà, posare il cappello sul tavolo, accanto ai fiori freschi, respirare a pieni polmoni il vecchio profumo di legno e sale e luce e attraversare le stanze verso il patio posteriore. Lei era ogni volta lì, di spalle, un ologramma celeste, più luminoso dello sfondo azzurro dell’oceano e del cielo. Oggi come ieri, come sempre. E in mezzo solo brevi e rade telefonate. Qualche cartolina. Molte bugie. Belle però. Bugie dolci. Il vento le accarezzava i capelli tagliati di fresco. Sei tornato anche stavolta. Non dev’essere un granché il mondo là fuori… Si voltava. Sorrideva. Quel sorriso, da più di trent’anni. Non ci pensava mai quando era lontano, eppure adesso, dall’altra parte del mondo, la parte vecchia, in un bar fumoso e affollato, privo di qualsiasi fascino, gli correva quel vento per la testa. L’oceano e il sorriso di Charlotte. Paul era già alla fine dell’introduzione. L’oceano e il sorriso di Charlotte. Dave avrebbe accarezzato il basso per poche battute. L’oceano e il sorriso di Charlotte: uno dentro l’altro. Poi il silenzio di un attimo, quasi il mondo respirasse, e sarebbe toccato a lui far piangere l’aria. Soffiò a vuoto nella tromba per prepararla.

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