XXI Secolo

Paolo Zardi – XXI secolo

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Paolo Zardi, XXI Secolo, Neo. edizioni, 2015 – € 13,00, ebook € 6,99

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L’odio di classe aveva lasciato il posto all’odio razziale che andava lasciando spazio a una forma inedita di risentimento primitivo, inclassificabile, destrutturato, totalizzante. La gente odiava la gente tutto il giorno, tutti i giorni.

Ho cominciato a leggere XXI Secolo di Paolo Zardi qualche giorno prima dell’uscita. In molti mi avevano parlato bene dell’autore, del quale non avevo mai letto nulla, ero molto curioso. C’era, poi, quella copertina che mi entusiasmava. Dopo aver letto le prime trenta pagine ho pensato a una persona, a Luigi Bernardi. Ho pensato che a Luigi sarebbe piaciuto quello che avevo sotto agli occhi. Gli sarebbe piaciuta, e tanto, la maniera in cui Zardi aveva immaginato e scritto la storia. Ho proseguito senza fermarmi fino alla fine, le prime impressioni non erano sbagliate. Paolo Zardi ambienta il libro in un futuro molto poco distante, un presente spostato di qualche metro. Mette il ragionamento al servizio dell’immaginazione, e la scrittura al servizio di entrambe le cose. Un futuro appena più avanti vuol dire che gli elementi per immaginarlo sono già qui, lo scrittore bravo li mette su carta e ci mostra, inventando, quello che dovremmo sapere. Il mondo vive una situazione di abbandono: improvvisazione, grigio e solitudine comandano. I palazzi brutti e le luci opache da piccole cucine raccontano.
Una famiglia di quattro persone. Lui, lei e i due bambini, femmina e maschio. Un classico. Forse sono felici in un mondo che non sa più esserlo. Lei un giorno entra in coma, nelle prime pagine del libro, ed esce di scena restando, però, sul palco. Da quel momento il romanzo è suo marito. La storia si impossessa di lui e lo mette in viaggio tra dolore, senso pratico e contabilità emozionale. Ci sono i due bambini da gestire, da proteggere, li affiderà alla nonna. Prenderà una stanza nell’albergo che accoglie i parenti dei ricoverati e passerà lì le notti che verranno. Continuerà a fare il suo lavoro. Un lavoro in cui è molto bravo, un lavoro che non va più bene come un tempo. C’è crisi, la gente non ha soldi e tanti stanno andando via. Un flusso verso altri stati europei come se fosse la metà del novecento ma con molta più angoscia e minori speranze. Vende sistemi di depurazione d’acqua domestica. La parola depurazione pare un ossimoro messa nel mondo che Zardi racconta. Un mondo in cui un blackout può scatenare un inferno. Un inferno che, però, sconvolge poco, fa parte delle cose del tempo.
Paolo Zardi mentre immagina il futuro ci dice un’altra cosa ancora, forse più importante. Ci spiega che del nostro passato non conosciamo molto. Conosciamo solo la porzione di passato che abbiamo visto, immaginato. Il passato è quello in cui abbiamo creduto. Il protagonista trova un cellulare in un cassetto della moglie. Un telefono segreto. Foto, email e poi messaggi chiari: sua moglie aveva una relazione. Non una cosa passeggera, qualcosa di lungo, profondo, erotico, passionale. Incredibile. Ricostruire il passato per tentare di comprendere la vita che è stata. Quante ore sono state verità e quante menzogna? Cercare di scoprire tutto o il tutto era già prima? Paolo Zardi usa un corpo per rappresentare i nostri giorni e la forza e la profondità del cuore umano.
XXI secolo è un romanzo scritto benissimo e, facendoci aprire gli occhi, ci ricorda che qualcosa sopravvive sempre, ed è quello che sta sotto la ruggine del tempo, sotto le nostre parti più scure. Cose come la mente, il cuore o il respiro stesso.

«Hai presente quando pensi ai tuoi pensieri?» […] «Ecco, quella è la tua voce narrante, capisci? La coscienza, l’anima, te stesso, chiamala come cazzo ti pare. È il tizio che continua a raccontarti la tua vita. Che te la trasforma in una storia.»

©Gianni Montieri