Wu MIng

#Unafraselungaunlibro: i primi 50 numeri

Amsterdam - foto di Anna Toscano

Amsterdam – foto di Anna Toscano

Una frase lunga un libro è arrivata alla cinquantesima puntata, questo post che riepiloga tutti i numeri è per festeggiare e ringraziare i lettori, gli scrittori, i traduttori e gli editori. Grazie, vi aspetto per il numero 51, tra una settimana.
Gianni Montieri

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n. 1  Silvina Ocampo, La promessa

n. 2 John Williams, Stoner

n. 3 Bernard Malamud, L’uomo di Kiev

n. 4 Iosif Brodskij, Fondamenta degli incurabili

n. 5 Joyce Carol Oates, Sulla boxe

n. 6 Robert McLiam Wilson, Eureka Street

n. 7 Robert Seethaler, Una vita intera

n. 8 Massimo Zamboni, L’eco di uno sparo

n. 9 Josephine W. Johnson, Il viaggiatore oscuro

n. 10 Mario Benedetti, Grazie per il fuoco

n. 11 Emma Reyes, Non sapevamo giocare a niente

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Una frase lunga un libro #39: Wu Ming, L’invisibile ovunque

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Una frase lunga un libro #39: Wu Ming, L’invisibile ovunque, Einaudi, 2015, € 17,50

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– Andiamo a morire, – aggiunse Adelmo dopo un lungo silenzio,
– Chi l’ha detto?
– C’è il caso.
– C’è il caso anche di tornare.
– Ah sì, il caso c’è anche di tornare. Già.

Il tema, la parte di storia che stavolta i Wu Ming hanno deciso di raccontare riguarda gli anni della Grande Guerra. Il romanzo va a chiudere il centenario di quella guerra di montagna, di confine, di stupidità e ingenuità, dove morirono in tanti, in troppi, naturalmente. L’invisibile ovunque è diviso in quattro parti, la frase che ho scelto è tratta dalla prima parte, a parlare sono due amici che per la guerra partiranno, uno scelto e un altro per scelta, per sfuggire a un lavoro da fare con la schiena piegata sui campi, per tentare una sorte diversa (si arruolerà negli Arditi, fuggendo anche la vita di trincea, dove la morte arriva ancor prima dell’azione). Da subito, sono le prime pagine del libro, risulta evidente una scissione tra il non avere scelta e volere la guerra. La prima parte che è anche quella più narrativa corre rapidissima ed è chiaro l’intento del collettivo di scrittori bolognese, la grande battaglia – quella a cui nessuno è sfuggito – è quella che si combatte dentro ogni uomo, qualcosa che sfugge a ogni logica e che è spesso insopportabile come la guerra. Un libro scritto per ricordare gli uomini di quegli anni e il loro modo di perdere, di combattere, di tentare di vincere, di provare a fuggire. Quasi tutti i protagonisti di questo libro provano a fuggire, da casa, dalla guerra, da se stessi.

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Wu Ming – (aspettando InEdito – Raccontare obliquo)

wuming

Questa è la settimana che porta a Inedito 2014 – Macao il festival Raccontare Obliquo dura tre giorni 23/24/25 maggio. Il 23 sera alle 19,15 ospite di Macao sarà il collettivo Wu Ming con L’armata dei sonnambuli. Qui sotto un estratto  dal primo capitolo di 54 (Einaudi 2002) per accompagnarvi. InEdito è dietro l’angolo ormai (gm)

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Capitolo 1

Napoli, Ippodromo di Agnano, domenica 3 gennaio 1954
Magione uscí per primo al tondino, accompagnato dall’artiere che indossava i colori
azzurro e oro della scuderia. Cominciò a girare, scrollando il collo, quasi a sciogliere la
tensione. Quattro anni di purosangue fulvo, muso sottile e affilato, nel ’53 aveva avuto una
buona stagione, molti piazzamenti e due vittorie. Dietro di lui, gli artieri introdussero gli
altri animali, superbi, un metro e ottanta al garrese, il fiato che si perdeva nell’aria
pungente del pomeriggio. Giuseppe Marano accarezzò il collo della sua Ninfa, favorita
assoluta, anche se sapeva di essere lui il piú nervoso dei due. Lanciò un’occhiata
interrogativa agli spettatori, poi completò il giro controllando le finiture per l’ennesima
volta. La cavalla sbuffò a pochi passi da Lario: i maschi non le andavano a genio. Poi Verdi,
Augusta e Redipuglia, molto belli anche loro, ma nomi buoni tutt’al piú per un
piazzamento, se non fosse che Augusta, sul terreno pesante, poteva fare bene. Fino al
giorno precedente, prima del cielo terso di quella domenica invernale, su Napoli aveva
piovuto e la pista era ancora allentata. Monte Allegro, il piú nervoso del gruppo, arrivò
sbuffando e tirando le briglie, senza badare alla voce dell’allenatore, che parve sussurrargli
qualcosa per calmarlo. Niente di nuovo: Monte Allegro era di quelle bestie difficili da
controllare, che divorano i primi mille metri e crollano sul finale.
In tribuna, Salvatore Lucania accese una sigaretta e osservò il vento portarsi via la prima
boccata di fumo. Si era dovuto togliere i guanti e adesso quasi se ne pentiva: il freddo era
intenso. Si voltò verso il Cavalier De Dominicis e disse: – Ma questa non era la città d’o sole?
Minchia, fa un freddo che pare di stare a New York!
Il Cavaliere rise, subito seguito dal capannello di gente che li circondava. Lucania si strinse
nel cappotto di cammello e continuò a fumare.
I due cronisti lo avvicinarono taccuino in mano.
– Signor Lucania, dicono che Eduardo è interessato al film sulla vostra vita. Lo avete
incontrato?
– De Filippo? No. Ottima persona, grande artista, ma non glielo lasciano fare, quel film, ve
lo dico io.
– E, dite, chi scegliereste per interpretarvi sullo schermo?
Lucania si aggiustò gli occhiali. – Cary Grant, of course. Tra gli italiani mi piace Amedeo
Nazzari.
Fu un’occhiata truce ed esplicita a convincere la carta stampata a non insistere oltre.
Responsabile di quello sguardo era Stefano Zollo, collo da bove stretto nella cravatta
sottile, affiancato da Victor Trimane, a evitare che l’andirivieni di persone infastidisse il
capo.
– I cavalli entrano in pista, – annunciò lo speaker dagli altoparlanti.
I fantini, già in sella per il riscaldamento, fecero sgambare i cavalli per saggiare la pista.
Ninfa pareva una principessa bianca in mezzo ai mori. Marano si assicurò il frustino al
polso e calcò il berretto sulla fronte. Lario sentí odore di femmina e scrollò la testa. Poi
passarono Verdi e Magione, seguiti da Augusta e Redipuglia. Per ultimo Monte Allegro: il
morello teneva la testa alta, i denti in vista, e Cabras, il fantino sardo, faticava a tenerlo
buono, continuava a parlargli e carezzarlo, senza grande successo.
Saverio Spagnuolo attese che il ragazzino tornasse con le quote dei picchetti. Lo vide
sfrecciare nella sua direzione e avvicinarglisi con un bisbiglio: – Save’, Ninfa sta a mezzo.
Spagnuolo annuí e si rivolse al tizio che lo aveva avvicinato: – Compare, Ninfa è
favoritissima, te la posso dare a settanta per cento, non di piú. Ma ci sono pure gli altri
cavalli se li volete, e là le quote sono alte.
Quello gli strinse la mano passandogli le banconote arrotolate: – Tu mi vuoi fare fesso. Il
settanta per cento va bene. Ninfa vincente.
– A disposizione. Statti buono.
L’allibratore clandestino adocchiò ancora i cavalli che sgambavano sulla pista e ricordò gli
ordini: tenere basse le quote finché si poteva.
Graffiò il taccuino con pochi geroglifici convenzionali e se lo ficcò in tasca. Poi spedí di
nuovo il ragazzino ai picchetti.
– Fatemi ventimila su Ninfa a quattro quinti.
– Settanta per cento.
– Pure con la pista lenta? – obiettò lo scommettitore per convincerlo ad alzare la quota.
– Settanta per cento, un affare. Se non vi sta bene, il picchetto ve lo paga a mezzo.
Spagnuolo afferrò la mazzetta e contò veloce, scarabocchiò ancora qualcosa e ne strappò
una striscia.
– Cinquemila su Ninfa.
Il giudice di gara diede il segnale di avviare i cavalli alle gabbie. Magione dentro per
primo, seguito da Augusta. Marano trattenne Ninfa finché non entrò anche Lario. Monte
Allegro girava ancora al largo creando qualche problema al fantino. Il nervosismo
contagiò anche Verdi e Redipuglia, che iniziarono a sbuffare e strattonare le briglie.
Gennaro Iovene richiuse la valigetta con gli strumenti veterinari e si avviò all’uscita delle
scuderie. La luce intensa lo abbagliò appena fu all’esterno. Ebbe un attimo di esitazione
poi prese per il vialetto lungo la destra, verso le piste, vedendo in lontananza i cavalli
entrare nelle gabbie. L’uomo col cappotto nero, mani nelle tasche, dava le spalle al circuito.
Iovene si limitò a un cenno del capo, e quando quello si accese una sigaretta seppe che il
segnale era giunto a destinazione.
Proseguí senza voltarsi, sentendo crescere il fragore del pubblico.
– I cavalli sono in partenza. Un minuto alla chiusura delle scommesse al totalizzatore, –
rimbombarono gli altoparlanti.
Marano tenne Ninfa ben stretta. La femmina puntò il muso oltre il cancelletto. Gli altri
erano già tutti dentro, eccetto Monte Allegro, che continuava a opporre resistenza. Con
poderosi colpi sui fianchi, e l’aiuto di un paio di inservienti, Cabras riuscí a farlo entrare.
Cassazione scalpitava quasi quanto il morello che era entrato per ultimo. Continuava a
soffiarsi il naso nervoso. Accanto a lui, anche Kociss non si sentiva tranquillo, con tutti
quei soldi nelle tasche. Erano piú di quanti ne avesse mai contati in vent’anni di vita.
Fecero un cenno a quelli che li aspettavano davanti ai picchetti, passandogli i soldi con un
movimento istantaneo. Partirono tutti e quattro all’unisono, infilandosi tra la gente che
assediava i banchi degli allibratori. Kociss allungò il mazzo di banconote: – Centomila su
Monte Allegro!
L’allibratore allungò il collo: – Cosa?
Piú forte. – Centomila su Monte Allegro!
La stessa scena si ripeté agli altri tre banchi. Gli allibratori si voltarono in un unico
movimento per riscrivere la quota sulle lavagnette. Da sette a due e mezzo. Era andata.
Kociss sfrecciò come un fulmine al totalizzatore, dentro l’edificio coperto, spintonando
alcuni scommettitori, raggiunse la ricevitoria all’ultimo secondo disponibile: – Centomila
sul numero sei, Monte Allegro.
La cassiera non batté ciglio ed emise la ricevuta. Al totalizzatore la quota di Monte Allegro
scese da centottanta lire a poco piú di novanta.
Kociss sorrise a Cassazione – Iamm’.
I cancelletti si aprirono con un unico clangore metallico riversando gli animali sulla pista.
– Partiti!! – tuonò lo speaker.
Saverio Spagnuolo se li vide sfrecciare davanti. Serrò le banconote stropicciate nelle tasche
e pregò sua madre in cielo che tutto filasse liscio.
Magione prese subito un paio di lunghezze, all’ingresso della curva. Marano lo lasciò
andare tenendo Ninfa un po’ discosta, sulla sua scia. Subito dietro Verdi, con ai fianchi
Redipuglia a precedere Lario e Augusta, Monte Allegro lungo lo steccato.
Iovene si fermò pochi metri prima del cancello. Si disse che era la curiosità di vedere la
corsa, ma sapeva benissimo che era paura. Paura che qualcosa andasse storto. In ogni
momento aveva la sensazione che la valigetta scivolasse dalla mano sudata o che qualcuno
gliela potesse strappare. La siringa lí dentro valeva duecentocinquantamila lire. Deglutí.
Ai mille metri Ninfa cominciò la sua progressione, incalzando Magione, che procedeva in
testa lungo lo steccato, fino ad affiancarlo. Augusta e Lario cominciarono a perdere metri,
non trovando terreno galoppabile. Cabras mantenne Monte Allegro lungo la corda,
accorciando la distanza dai primi e superando Verdi all’interno. Marano si voltò per
controllare la situazione, e vide il morello guadagnare terreno fino a piazzarsi in coda a
Magione. L’unica cosa che riuscí a pensare, giunti a quattrocento metri dal palo, fu: NON
ANCORA.
Kociss e Cassazione erano piazzati sul traguardo, trattenendo il respiro.
A duecento metri dall’arrivo, Ninfa, lanciandosi in avanti, scartò leggermente a sinistra,
già piú di una lunghezza di vantaggio su Magione. Cabras fulmineo infilò il muso di
Monte Allegro nel varco che si era aperto. Marano capí che quello era il momento, agitò i
gomiti come per chiedere il massimo alla cavalla, ma di fatto ne trattenne lo slancio. Vide
Monte Allegro spuntargli ai fianchi e mettergli il muso davanti fino a stamparlo sul palo
per un’incollatura.
Salvatore Lucania accolse la volata finale con un sorriso contenuto, mentre tutti, intorno, e
anche giú in basso, nel parterre, impazzivano di rabbia e incredulità. Monte Allegro primo,
seguito da Ninfa, Magione e Redipuglia.
Il Cavalier De Dominicis applaudí: – Complimenti, Don Salvatore, avete vinto un’altra
volta.
Lucania annuí serafico: – Che volete, io sono sempre piaciuto. Anche alla fortuna!
Il capannello assiepato intorno a loro applaudí e rise all’unisono.
Stefano Zollo rimase impassibile, muovendosi solo quando Lucania decise che era venuto
il momento di scendere.

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© Wu Ming – 54 – Einaudi 2002 (il brano è scaricato dal sito di Wu Ming)

MACAO inEdito 2014 – Raccontare Obliquo

macao

Il 23, 24 e 25 maggio M^C^O ospita la seconda edizione di InEdito, festival di editoria indipendente.

Dopo l’edizione dello scorso anno, caratterizzata da una riflessione politica e culturale relativa al mondo dell’editoria, InEdito propone quest’anno una dimensione che richiama, più che al dibattere, al raccontare; un “Raccontare obliquo” – ripreso dai versi di Emily Dickinson “Di’ tutta la verità, ma dilla obliqua”.

Obliquo non è una formula, ma tante forme. Obliquo è il rumore che fanno in noi le cose di cui ci appropriamo (almeno in parte), leggendole. Obliquo è lo sguardo trasversale che si spinge dal minuscolo al gigantesco; obliquo è per dire e lasciar insieme spazio per capire.

Raccontare obliquo è uno spazio che si concede a diverse forme di narrazione, in cui ognuno può trovare qualcosa per sé.

InEdito è:

Raccontare – Raccontarsi: un narrare di sé, della propria storia, della propria soggettività

Raccontare – Disegnare: raccontare per immagini

Raccontare – Scrivere: che non ha bisogno di essere spiegato

Raccontare – Giocare: con le parole

Raccontare – Ricordare: il racconto soggettivo di qualcuno o qualcosa.

Programma in PDF

Guida alle singole giornate

Venerdì 23 Maggio (Livio Sossi, Wu Ming, Frankie Magellano, Martina Testa, Paolo Cognetti, Alessandro Raveggi, Tito Faraci, Paolo Castaldi)

Aspettate che accada. E mentre giocate comincerete a pensare in modo del tutto diverso. È come se ce l’aveste dentro, il campo da tennis. La palla smette di essere una palla. La palla comincia a essere una cosa che voi sapete dove dovrebbe essere in aria, a ruotare. (David Foster Wallace – Infinite Jest)

Sabato 24 Maggio (Lea Meladri, Lisa Biggi, Letizia Iannaccone, Massimo Vitali, Libri Finti Clandestini, Paolo Pasi, Mendo, Paolo Agrati, Guido Catalano, Paola Ronco, Antonio Paolacci, Alessandro Zannoni, Nicoletta Vallorani, Barbara Garlaschelli, Alessandra Terni, Nicoletta Bernardini, Giuseppe Merico, Anna Toscano, Rosario Palazzolo, Silvia Tebaldi, Gianni Montieri, Otto Gabos, Francesca Rimondi, Livia Satriano, gianCarlo Onorato, MisS xoX, Carlo Casale, Steve dal Col, Johnny Grieco, Massimo Giacon, Ivan Carozzi, Oderso Rubini, Ariele Frizzante, Federico Fiumani, Davide Toffolo)

La città non si emoziona, le città non si emozionano mai, come fossero fatte della stessa pietra fredda che chiude le sue case. La città non si emoziona, neppure oggi che i presupposti ci sarebbero tutti. […] La città non si emoziona, la città sono i cittadini, e i cittadini hanno ormai l’abitudine di farsi gli affari propri, ognuno dentro un confine personale, sempre più stretto, ogni giorno più inviolabile. (Luigi Bernardi – Crepe)

Domenica 25 Maggio (Filippo Parodi, Anna Giurickovic, Andrea Staid, Massimiliano Tappari, Lidia Cirillo, Thomas Pololi, Alessandro Gallo, Patrizia Valduga)

 

Il programma dei Workshop

 

(Poetarum Silva sostiene M^C^O ed è partner di InEdito. Vi aspettiamo)

 

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