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Goliarda Sapienza a ventun anni dalla sua scomparsa

Tanti ricorderanno nei prossimi giorni e in modi diversi Goliarda Sapienza, che veniva a mancare il 30 agosto del 1996. Come già in altre occasioni, sul nostro blog le dedichiamo un focus giornaliero per leggere, da altre prospettive, la sua opera.

immagine tratta da «Paese sera», 18.02.83

Trascendere il «sogno del carcere» nella vita e nella scrittura:
Goliarda Sapienza a ventun anni dalla sua scomparsa
di © Alessandra Trevisan

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Rubò alla sua migliore amica forse per realizzare un sogno
di Dario Bellezza

FORSE la galera è il sogno (borghese) degli scrittori (borghesi) che vanno in cerca di forti emozioni; un’avventura da pagarsi sulla propria pelle per poi raccontarla: prima scrittori insomma e poi galeotti: prima scrittori e poi ogni illecito è lecito: basta raccontarlo. Ora la letteratura vanta anche scrittori che si sono fatte [sic.] le ossa in galera, nelle carceri più disumane e poi, una volta usciti, hanno raccontato quel mondo carcerario, e dunque sono in genere autodidatti che per meriti letterari acquisiti sono stati fatti uscire dal Potere, sono stati perdonati; e magari appena fuori hanno ricominciato a delinquere: il caso ultimo di Albot scoperto da Norman Mailer è esemplare. Tirato fuori dalle carceri americane da Mailer è ritornato ad ammazzare, e dunque niente redenzione.
……………Poi c’è stato il caso (supremo) di Jean Genet: scrittore troppo osannato forse, scoperto da Sartre che lo usò per suoi scopi teorici e filosofici in «Saint Genet, commediante e martire»: fortuna che capita a pochi scrittori di sentirsi museificati in vita da un grande come Sartre.
……………Ma Genet sublima e corrode l’idea di delinquere, lo eccita, e lo trasforma in grande madre maledetta. Ora, tralasciando altri esempi anche più scontati e commerciali (Papillon, etc…) arriva, essendo già scrittrice, la nostra Goliarda Sapienza a raccontarci le sue vicissitudini nelle carceri romane di Rebibbia.
……………Io conosco Goliarda Sapienza. Da ragazzo lessi i suoi libri pubblicati da Garzanti e «Il filo di mezzogiorno» mi entusiasmò; così volli conoscerla. E dato che avevamo amici in comune fu facilissimo. Ricordo una casa ai Parioli: la Sapienza era stata attrice con Visconti e frequentava molte persone mondane e snob; viveva da ricca ma ci tenne a dire che era povera, non aveva più una lira: aveva sposato Citto Maselli ma se ne era separata non so da quando. Mi rimase simpatica; faceva un po’ Tennessee Williams, signora Stone sul viale del Tramonto, ma erano affari suoi. D’altronde, prima o poi, ineluttabilmente tutti si invecchia.
……………Ricordo poi un altro incontro: io ero con Sandro Penna, nei primi anni settanta, eravamo stati a qualche presentazione e ritornando verso casa ci accompagnò la Sapienza. Ci fermammo in un ristorante di Piazza Navona; non ricordo niente di quella serata: solo una frase della Sapienza detta quasi con invidia e diretta a Penna che aveva spettegolato su mezzo mondo letterario di allora, e soprattutto della sua più cara amica-nemica, la Morante: «Siete viziati». Io le chiesi che intendesse dire con la parola «viziati» e la Sapienza ci tenne a ribadire che eravamo viziati perché ci comportavamo come se fossimo depositari dei segreti della letteratura, sacerdoti della letteratura, mentre lei si sentiva irreparabilmente esclusa. Raccontò un episodio occorsole con la Morante, altra «viziata»: la Morante la pregò di suicidarsi se voleva, era la cosa migliore che potesse fare invece che scrivere. Come poteva, la Morante, disse, arrogarsi questo diritto di stabilire chi doveva scrivere e chi no? (altro…)

Voce di donna. Voce di Goliarda Sapienza in volume per La Vita Felice

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Voce di donna, voce di Goliarda Sapienza. Un racconto di Anna Toscano, Fabio Michieli e Alessandra Trevisan, Milano, La Vita Felice, 2016, pp. 64, € 12,00.

Esce in questi giorni il volume del “racconto” su una delle più interessanti autrici del Novecento italiano, ed è disponibile a questo link

Questo libretto raccoglie il testo del racconto Voce di donna, voce di Goliarda Sapienza che dall’inizio del 2014 stiamo portando per librerie, biblioteche, piazze, teatri, associazioni.
Il nostro racconto è frutto di anni di letture, ricerche approfondite, studio delle fonti, talvolta dei manoscritti dell’opera di Goliarda, nonché dell’analisi di autori e correnti a lei vicine, dalla letteratura al cinema, dal giornalismo al teatro.
Per la verità, non esiste “il” testo dello spettacolo, poiché ogni spettacolo è una nuova proposta: dal canovaccio, di volta in volta, prendiamo strade diverse, inseriamo ulteriori dettagli, nella narrazione approfondiamo aspetti dell’arte di Goliarda che ci sembrano più adatti alla giornata o al luogo in cui ci ritroviamo a parlarne; non di rado raccontiamo aneddoti, o riferiamo particolari che abbiamo appena scoperto continuando ad approfondire l’opera e la vita di questa grande scrittrice.
Il nostro lavoro vuol evidenziare il ruolo fondamentale e fondante della poesia nella vita e nell’opera di Goliarda, con un punto di vista inedito e inusuale, per questo prezioso.
Qui, dunque, troverete “i racconti”, cioè un testo che non sarà mai quello di un solo spettacolo, ma quello di vari spettacoli insieme: la versione più completa pertanto, dalla quale di volta in volta imbastiamo, ricaviamo, estrapoliamo, stendiamo la nostra proposta.
Per noi non è un punto di arrivo, bensì un continuo impulso a studiare e approfondire l’opera di una donna straordinaria, con la passione che la letteratura e la sua condivisione ci infonde.

Anna, Alessandra, Fabio

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