Viviana Fiorentino poesie

Viviana Fiorentino: tre inediti

 

Il segno era alla fine del sentiero,
dove s’issavano le rocce spoglie.

Sapevamo allora di essere giunti
in quel nostro anfratto di acqua e di scogli.

Sotto il peso del sole, collassava
l’aria che sudati respiravamo.

Rimanevamo in silenzio tra i sassi,
rannicchiati nei riflessi dell’acqua.

Davanti a noi era orlo del tempo il mare.

Noi siamo cresciuti così,
nell’odore delle alghe.

Venti estati a quel nostro posto al mare,
la stessa luce sulle nostre fronti.

L’estate che tu emergesti dall’acqua,
nuotavamo in quella nostra ossessione.

Sull’azzurro aperta era la finestra.

Si muovevano le cose lì fuori,
senza suono.

L’estate che tu suonasti sull’isola,
parlammo a lungo di interpretazioni.

Le tue parole avevano il colore
di quei fiori che presi sul sentiero.

Stettero poggiati sul blu del tavolo,
mentre io contavo stagioni e lacrime.

Nel volgersi delle ore,
guardammo insieme i fiori
diventare rose di semi secchi.

Imparai poi nei tuoi occhi quell’ombra,
che al tuo fianco per me muta restava.

Suono era ora sulle dita memoria,
sulla tua pelle per me era scrittura.

Negli orecchini neri e d’oro misi
la paura delle interpretazioni.

Poi rimanemmo in silenzio a guardare.

La stanza buia, lì cielo stellato
sulla voragine del mare scuro.

Descrivevamo da quel precipizio

l’oscurità che la musica cova.

I momenti della storia, dicesti,
erano per me un fatto lineare.

Un momento della memoria, dissi,
è fuori ora della pagina scritta.

Tenemmo il cielo prima che crollasse.

Music is not written on the page.
La musica non è sulla pagina scritta.

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