Vite unite

Maria Borio, Vite unite (di Pier Francesco De Iulio)

Dodicesimo-quaderno-italiano

Maria Borio, Vite unite, in Dodicesimo quaderno italiano, Marcos y Marcos, 2015

Nota di lettura di Pier Francesco De Iulio

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Nelle poesie raccolte sotto il titolo Vite unite — pubblicate recentemente nel XII Quaderno di poesia italiana contemporanea di Franco Buffoni (Marcos y Marcos, 2015) con la prefazione di Emmanuela Tandello — Maria Borio ci reca testimonianza di una personale esperienza di vita e nel medesimo tempo di una forte tensione ideale, del suo farsi espressione del tempo e del mondo. Attraverso scarti diacronici e improvvise ricadute nel presente, entrambe partecipano alla costruzione di una realtà multidimensionale, a tratti quasi onirica. Una geometrica complessità che si percepisce soltanto andando oltre la superficie degli eventi e delle immagini che descrive, il significato primo delle parole, la linearità di soltanto apparenti semplificazioni. È uno sforzo di attenzione e dedizione quello che questi versi chiedono al lettore, così come sempre accade quando siamo di fronte al vero in poesia, alla sua implicita richiesta di identificazione e partecipazione.

La poesia di Maria Borio è precisa, netta. Non concede nulla o quasi alla parola fuori tono. L’attenzione alla forma e alla misura del verso è altissima. Tutto ruota intorno a un gioco di rimandi tra gerarchie di mondi paralleli e soggettività fittizie — perfino intercambiabili — dove l’“io” e il “tu” dialoganti si riconoscono, singolarmente (mai compiutamente) o in un “noi” (mai interamente compiuto), soltanto facendosi corpo, gravandosi del peso — o della leggerezza — delle cose, dei nomi che rimandano ad altre cose, ad altri nomi, esprimendo sempre un senso ultimo ma mai definitivo.

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