Vita e pensiero

David Foster Wallace – Infinite Jest (prima e seconda visione)

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David Foster Wallace – Infinite Jest (prima e seconda visione) – Einaudi Stile Libero

Premessa:

Il bellissimo saggio Proust e il Calamaro di Maryanne Wolf (Vita e Pensiero 2009),  è  un viaggio appassionato e scientifico attraverso la storia della Lettura. È un libro  che mostra come il modo di funzionare del cervello sia cambiato nei secoli dovendo adattarsi ai vari tipi di scrittura [caratteri cuneiformi (Sumeri) geroglifici (Egizi) e l’alfabeto (Greci e Fenici)]. Di come la capacità cognitiva muti nel corso degli anni, così una persona che legge un classico a diciassette anni ne ricaverà impressioni diverse rispetto a chi lo leggerà a quaranta o sessant’anni, perché la lettura sarà accompagnata dal diverso bagaglio di vita e da lettore accumulato. Così come il lettore che leggerà un libro due volte, a distanza di dieci o vent’anni, per gli stessi motivi, riceverà sensazioni sia emotive che di pura comprensione, completamente diverse. A distanza di tempo potremmo saperne di più sull’autore, letti molti più libri suoi o di altri, eccetera. Questo saggio mi è tornato in mente quando ho cominciato a rileggere Infinite Jest di David Foster Wallace (l’occasione è arrivata grazie alla scelta di Einaudi di pubblicarne l’e-book), rispetto alla lettura che feci  nel 2002 (il  libro era edito allora da Fandango) ne ho ricavato impressioni completamente diverse, perché diverso è stato il mio approccio, diverso è il mio modo di leggere e, soprattutto, è la conoscenza che ho adesso dell’intera opera e della biografia di Foster Wallace. Soltanto su una cosa resto della stessa opinione del 2002: Infinite Jest è un capolavoro assoluto.

Prima visione (estate 2002)

Decidere di leggere Infinite Jest di David Foster Wallace è una scelta. L’autore viene considerato da gran parte della critica americana uno tra gli scrittori più interessanti della sua generazione, la curiosità è tanta. Il romanzo è di circa 1400 pagine, decidere di comprarlo e portarselo dietro (in estate) in metropolitana, richiede determinazione. Il primo capitolo è straordinario, scrittura brillante, geniale, ironica e drammatica nello stesso tempo. L’incipit mette ansia e fa ridere, viene voglia di andare avanti. Quello che viene dopo l’incipit è già un’altra storia, è già completamente diverso. Anche la scrittura cambia di capitolo in capitolo. Lunghi e indimenticabili periodi si alterneranno allo slang dei tossici, a discorsi allucinanti e allucinati, a lungimiranti riflessioni, digressioni, metafisica, futuro, presente, assuefazione, depressione. <<La persona che ha una così detta “depressione psicotica” e cerca di uccidersi non lo fa aperte le virgolette “per sfiducia” o per qualche altra convinzione astratta che il dare e avere nella vita non sono in pari. E sicuramente non lo fa perché improvvisamente la morte comincia a sembrarle attraente. La persona in cui l’invisibile agonia della Cosa raggiunge un livello insopportabile si ucciderà proprio come una persona intrappolata si butterà da un palazzo in fiamme. Non vi sbagliate sulle persone che si buttano dalle finestre in fiamme. Il loro terrore di cadere da una grande altezza è lo stesso che proveremmo voi o io se ci trovassimo davanti alla finestra per dare un’occhiata al paesaggio; cioè la paura di cadere rimane una costante. Qui la variabile è l’altro terrore, le fiamme del fuoco: quando le fiamme sono vicine, morire per una caduta diventa il meno terribile dei due terrori. Non è il desiderio di buttarsi; è il terrore delle fiamme. Eppure nessuno di quelli in strada che guardano in su e urlano “No!” e “Aspetta!” riesce a capire il salto. Dovresti essere stato intrappolato anche tu e aver sentito le fiamme per capire davvero un terrore molto peggiore di quello della caduta.>>. David Foster Wallace scrive in questa maniera, per il lettore è difficile stargli dietro. Mentre si legge bisogna provare ad aprire la mente, provare a contenere la quantità impressionante d’informazioni, nozioni, personaggi, intrecci che lo scrittore americano riesce a creare. Tra le pagine memorabili ci sono quelle  che si svolgono negli spogliatoi dell’Accademia di tennis: dialoghi stupefacenti. Lo spogliatoio è il luogo dello spaccio di droga, del conforto, dello sfottò ed è il luogo dove i ragionamenti raffinati, illuminanti e colti di Hal Incandenza si realizzano. Infinite Jest è un libro sull’intrattenimento e sulla dipendenza, sul tennis e l’agonismo, sulla competitività. I lettori che entreranno nel mood di Foster Wallace è probabile che se ne  innamorino e che gridino al genio ovunque si trovino. Come si potrebbe fare diversamente parlando dello scrittore che si è inventato un calendario dove gli anni prendono il nome dagli sponsor?

Seconda visione (primavera 2013)

La prima differenza è il peso. Rileggere Infinite Jest in formato elettronico, tenere tutte quelle frasi nel palmo di una mano, tutte quelle note, i personaggi. Ruotare l’E-reader come un giocoliere, avvertire durante la lettura la leggerezza tattile e metaforica di un capolavoro. Chi ha letto l’opera completa di Foster Wallace e la biografia Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi di D.T.Max (da poco uscita per Einaudi), si accorgerà durante la lettura di quanto questo romanzo sia la somma di tutti i tipi di scrittura utilizzati dallo scrittore morto suicida qualche anno fa. Questo romanzo è in realtà composto da tre romanzi e tre tipi di scrittura: Il romanzo che si svolge nell’Accademia del Tennis degli Incandenza, il romanzo che racconta le vicende di Don Gately e della casa di recupero per tossicodipendenti, il romanzo (quasi) di spionaggio che narra le vicende dei separatisti del Quebec (nel futuro in cui si svolge il racconto il Nord America è un’unica nazione formata dagli Stati Uniti. Il Messico e il Canada, denominato O.N.A.N). Le strutture di sfiorano, si inseguono e per forza di cose si intrecciano. Infinite Jest è e resta un romanzo sulla dipendenza e sull’intrattenimento. Su come il secondo dei due aspetti porti, inesorabilmente al primo. È un libro molto divertente, ma come desiderava Foster Wallace, “non troppo divertente”. A distanza di molti anni dalla prima lettura colpisce ancora la miriade di personaggi sulla scena, nessuno improvvisato, nessuno tratteggiato superficialmente. La quantità di battute e citazioni da conservare è impressionante. Ci sono pagine di struggente bellezza e verità, commoventi al punto di star male. “La verità ti renderà libero. Ma solo quando avrà finito con te”. Infinite Jest è il nome della Cartuccia di intrattenimento creata da James Incandenza, chiunque si siederà a guardarla sarà completamente in balìa delle immagini, fino a diventare catatonico e a non riprendersi più. La biografia di Foster Wallace è presente in maniera prepotente in questo libro. La dipendenza (Alcol e antidepressivi) è l’aspetto fondamentale della vita dello scrittore americano, presente purtroppo fino alla fine, così come i centri di recupero, gli alcolisti anonimi, le ore passate in gioventù davanti al televisore (quando non riusciva a scrivere  e per riuscire a scrivere). La gestione problematica degli affetti (Avril Incandenza ricorda per certi aspetti la madre di David). La passione per il tennis e per lo studio. Il suo essere NERD. I suoi problemi a relazionarsi. Le sue ansie. Tutto questo è presente nel romanzo. Ma Infinite Jest non è un romanzo autobiografico, è un romanzo sui mali dell’America, su quello che il mondo sarebbe potuto diventare negli anni duemila. Un romanzo la cui trama è importante ma non è l’unico aspetto che conti. La scrittura di David Foster Wallace è talmente ricca, stimolante, fuorviante, che si è portati a pensare che qualunque argomento avesse trattato l’avrebbe reso interessante (ne Il Re pallido – uscito postumo – avrebbe reso interessante pure la noia). Lui stesso una volta disse che faceva fatica a concepire i periodi brevi, la sintesi, in quanto nella mente umana passavano – più o meno –  ottanta pensieri al minuto. In realtà era la sua mente che viaggiava a una velocità superiore alla media, era la sua curiosità a spingerlo a piegare ogni dettaglio fino allo stremo. La sua voglia di capire era infinita come la sua ansia, ed era così bravo che la sua scrittura riusciva a star dietro alla propria testa. Infinite Jest è un libro di cui la letteratura contemporanea non può fare a meno. David Foster Wallace è lo scrittore che si vorrebbe ancora in vita. Tra appunti su notes, fogli sparsi, pagine battute a macchina, prime stesure, seconde stesure, tagli fatti e non fatti, il romanzo è stato scritto nell’arco di sei, sette, anni e a distanza di molti anni ancora resta meraviglioso. “Aspettate che accada. E mentre giocate comincerete a pensare in modo del tutto diverso. È come se ce l’aveste dentro, il campo da tennis. La palla smette di essere una palla. La palla comincia a essere una cosa che voi sapete dove dovrebbe essere in aria, a ruotare.”

@ Gianni Montieri

Libri:

Maryanne Wolf – Proust e il calamaro – Vita e pensiero, 2009 (nuova edizione 2012) – traduzione di Stefano Galli (17,00 euro).

David Foster Wallace – Infinite Jest – Einaudi, 2006 (ebook 2013) – traduzione di Edoardo Nesi con Annalisa Villoresi e Grazia Giua (27,00 brossura; 9,99 ebook)

Nota: articolo uscito sul numero 19 (settembre/ottobre) della rivista QuiLibri

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