Vita di Vita

Eraldo Affinati – Vita di vita (recensione di Martino Baldi)

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Eraldo Affinati, Vita di vita, Mondadori, 2014: € 17,00, ebook € 9,99

In copertina, proprio sotto il titolo Vita di vita c’è scritto “romanzo” e per chi conosce lo sviluppo della scrittura di Eraldo Affinati dalle origini agli ultimi anni quella scritta non può che destare un pizzico di stupore. Sì perché, se uno sviluppo chiaro si poteva leggere nella vicenda di questo “soldato del ’56”, quello era l’itinerario che aveva portato lo scrittore e l’uomo Affinati da una sorta di “religione della letteratura” delle origini a una vera e propria “religione dell’esperienza”: una scrittura sancita non più dai rituali letterari della produzione di metafore bensì dalla costante necessità di stare stretto alla verità dell’esperienza e di suturare le ferite provocate da questa non più prima di tutto con la scrittura bensì prioritariamente con le proprie azioni, e secondariamente con una scrittura che le sia fedele fino in fondo.

Un movimento lento e costante è stato quello che ha visto pian piano spostarsi l’asse dell’ispirazione del narratore e inquieto letterato autore di Veglia d’armi (la monografia sull’uomo di Tolstoj con cui ha magnificamente esordito nel 1992), Bandiera bianca, Uomini pericolosi, ecc. verso la vena da “interrogatore della realtà” presente da sempre ma che ha cominciato a emergere soprattutto da Campo del sangue (1997), il racconto di un intensissimo viaggio ad Auschwitz compiuto a piedi e in treno in compagnia dell’amico poeta Plinio Perilli. È una realtà, quella interrogata da Affinati, in cui il passato e il presente sono della stessa pasta, per cui per comprendere il secondo bisogna interrogare il primo; una realtà in cui i luoghi mantengono un segno di ciò che vi è accaduto, una sorta di anima o di alone che non svanisce e che bisogna andare a vedere, odorare, ascoltare, toccare, assaggiare di persona per avere una percezione più concreta, veramente empatica, di cosa significhi la verità degli eventi: da qui la necessità del viaggio, alla ricerca di una sorta di “contaminazione volontaria” che ha portato lo scrittore romano a visitare tutti i luoghi più importanti della Storia e della letteratura (dalla dacia di Tolstoj ad Auschwitz, da Hiroshima alla casa di Bonhoeffer a Berlino, dalla tomba di Hemingway a Ground Zero…).

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