Vincenzo Cardarelli

I poeti della domenica #363: Vincenzo Cardarelli, Non basta morire

 

Hanno i defunti un tempo
ulteriore nei cimiteri.
Vi compiono adorni
di fiori e d’illusioni,
per diventare presto
della città silente
comuni abitatori.
Ma una pietà indistinta li consola
anche allora che, privi d’ogni cura,
esposti ad ogni ingiuria,
trapassati da troppo lungo evo,
di lor neglette sepolture ornate
con gusto d’altri tempi,
s’avviano ad esulare
nella fossa comune.
«Qui giace», è scritto,
ma il lor giacere non dura.
Troppo han brillato e furono onorati
questi poveri morti
dimenticati,
che han da morire ancora,
che hanno ancor da soffrire
in questo fango che non ha mai fine.

 

In «Terraferma. Lettere e arti», Anno II, n. 2, Venezia, marzo-agosto 1946

proSabato: Vincenzo Cardarelli, Autunno

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proSabato: Autunno di Vincenzo Cardarelli

Ecco, su di noi cadere i trepassi delle stagioni. Va’ a casa e leggiti il Canto d’autunno prima d’andare a letto. Recita la tua orazione per i tempi che passano e per le necessarie espiazioni. Questi brividi che ci allontanano da quel che eravamo ancora ieri, incalcolabilmente, non sono che le prime, inutili reazioni del nostro spirito all’inevitabile oblio. L’aria è già piena di vaneggiamenti e tentazioni che non hanno altro scopo se non d’illudere i nostri pensieri per lasciarci poi, disorientati e soli, sulla soglia d’orizzonti nuovi. Ecco che l’uomo sente un irrazionale bisogno di dormire. Il tempo intanto, come un gran mago, lo prende su leggermente e lo porta dove vuole lui. Il tempo diviene coraggioso, influente. Addio sicuri indugi, ardenti audacie dell’estate! Ora noi possiamo star fermi. Non possiamo uscire nei momenti più divini. Qualchecosa si opera velatamente nella natura che ha bisogno di non essere visto, di star solo.
..E anche la nostra volontà di essere si ritira, emigra.

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© Vincenzo Cardarelli, Autunno in Opere, a cura di Clelia Martignoni, Milano, Mondadori (i «Meridiani»), 1981

proSabato: Vincenzo Cardarelli, Trasformazioni

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proSabato: Trasformazioni di Vincenzo Cardarelli

L’animale ferito è una preda difficile da riavere. Così, a poco a poco, ho finito anch’io per sentirmi nel mondo: un essere malizioso sempre in pericolo e in sospensione. I miei gusti sono inquieti. Il mio modo di vedere e di partecipare è supremamente evasivo. tutti i miei istinti più forti, i miei esperimenti più sani, non sono che fughe verso altre arie e scorci di prospettive.
..L’amore non ammetto ormai più che mi si dichiari. Direi quasi che non le pèrdono. Mi piace la simpatia che arrossisce di sé e scappa borbottando. Gradisco le attestazioni presupposte e dimenticate. Non tollero che rare apparenze. Giudico impresentabili tutte le commozioni.
..Perché io ho ecceduto nella carne fino all’ironia. Ho bevuto come se non mi dovessi più risvegliare. Perché io so cosa vuol dire fare esperienza d’una tentazione e liberarsi dal male a prezzo di tante cadute.

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© Vincenzo Cardarelli, Trasformazioni in Opere, a cura di Clelia Martignoni, Milano, Mondadori (i «Meridiani»), 1981

I poeti della domenica #59: Vincenzo Cardarelli, Aprile

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APRILE

Quante parole stanche
mi vengono alla mente
in questo giorno piovoso d’aprile
che l’aria è come nube che si spappola
o fior che si disfiora.
Dentro un velo di pioggia
tutto è vestito a nuovo.
L’umida e cara terra
mi punge e mi discioglie.
Se gli occhi paludosi e neri
come l’inferno,
il mio dolore è fresco
come un ruscello.

© da: Vincenzo Cardarelli, Poesie, Milano, Mondadori, 1942.

I poeti della domenica #57: Vincenzo Cardarelli, Marzo

dal sito del quotidiano Avvenire

dal sito del quotidiano Avvenire

MARZO

Oggi la primavera
è un vino effervescente.
Spumeggia il primo verde
sui grandi olmi fioriti a ciuffi
dove il germe cade
come diffusa pioggia.
Fra i rami onusti e prodighi
un cardellino becca.
Verdi persiane squillano
su rosse facciate
che il chiaro allegro vento
di marzo pulisce.
Tutto è color di prato.
Anche l’edera è illusa,
la borraccina è più verde
sui vecchi tronchi immemori
che non hanno stagione,
lungo i ruderi ombrosi e macilenti
cui pur rinnova marzo il grave manto.
Scossa da un fiato immenso
la città vive un giorno
d’umori campestri.
Ebbra la primavera
corre nel sangue.

© Vincenzo Cardarelli, Marzo in Poesie, Milano, Mondadori, 1942.

Poesie per l’estate #54: Vincenzo Cardarelli, Amicizia

Dal 27 luglio al 23 agosto la programmazione ordinaria del blog andrà in vacanza. In questo periodo vi regaleremo comunque due post al giorno, una poesia al mattino e una al pomeriggio, “Poesie per l’estate”. Vi auguriamo buona estate e buona lettura. (La redazione)

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Amicizia

Noi non ci conosciamo. Penso ai giorni
che, perduti nel tempo, c’incontrammo,
alla nostra incresciosa intimità.
Ci siamo sempre lasciati
senza salutarci,
con pentimenti e scuse da lontano.
Ci siamo riaspettati al passo,
bestie caute,
cacciatori affinati,
a sostenere faticosamente
la nostra parte di estranei.
Ritrosie disperanti,
pause vertiginose e insormontabili,
dicevano, nelle nostre confidenze,
il contatto evitato e il vano incanto.
Qualcosa ci è sempre rimasto,
amaro vanto,
di non ceduto ai nostri abbandoni,
qualcosa ci è sempre mancato.

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Vincenzo Cardarelli, in Opere complete, Milano, Mondadori, 1962