Versodove

Gianni Montieri, poesie da Versodove n. 19

 

Le giacche dove si consumano
i vecchi
mi hai detto, guardavamo
un video del professor Raimondi
che con frasi perfette a braccio
a mente raccontava la sua vita
la sua lingua. Il cuore si è fermato
per un attimo quando ho pensato
che l’unico miracolo l’ultima
bellezza sarebbe il consumarmi
dentro una vecchia giacca
regalatami da te.

 

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Qualcuno mi ha detto che Giugliano
brucia: c’è stato un altro incendio
di notte in via Epitaffio, lì dove
a maggio i fedeli vanno “a prendere”
la Madonna; un capannone dicono
vicino alle case è tutto rosso tutto
arancio è fumo nero, in infradito
in pigiama la gente è in strada,
qualcuno gira un video, altri
nemmeno se ne accorgono
ma è la morte che incombe di nuovo.
La morte che ci accompagna
senza vanto, senza fortuna.

 

*

Milano, ultima

(a Giordano, che sa)

Eccola la mia città di nuovo
comparire istante dopo istante
tetto dopo tetto, il giallo
smunto delle case di Lambrate
le imposte un poco consumate.

Eccola insieme a quel che ricordo,
a quel che dimentico, prima un
ponte poi un’intuizione, sapere
sotto al binario cosa passa cosa
è passato cosa – infine – passerà.

Eccola in un piano sequenza
lungo il giusto, colori
mai uguali, un pensiero
un battito mancato sotto
al cuore alle nove del mattino.

Eccola mentre si accosta
e mi riconosce e mi accoglie
un’altra volta, da vent’anni,
per poi sparire e lasciarmi
come tutti alle cose da fare.

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Vito Bonito, Odio l’estate (da Versodove n. 19)

*

Nel tuo silenzio io mi perdo

D’estate aumentano vertiginosamente le preghiere non esaudite.
Ci chiediamo perché. Ma cercare una risposta che soddisfi la nostra strenua e sì aguta interrogazione è cosa vana: sotto il sole di fine luglio le risposte muoiono come uccellini dentro una vertigine di luce.
Allo stesso modo e con la stessa irragionevole esattezza gli uccellini medesimi chiedono al vento perché noi ci poniamo simili domande.
Tace il vento (caldo dell’estate): sulle ossa, sulle tamerici, tra le luci e le feci, sulla nostra demenza, sulla stupida favola della nostra impotenza.

Il vento piange, piangono gli uccellini incantati, piangono i preganti, gli astanti, piange pure il telefono – ormai amico estinto di giorni perduti.

*

A casa i vivi non ritornano più.
Nei letti dei bambini sussurra la cenere: su su su, è ora di andare – noi siamo la cenere, un muover di ciglia e il vuoto che dentro ci pispiglia, siamo il pappo e il dindi, il quinci e il quindi, specie segnata, caligine affannata.

 *

E così, dopo aver comprato Il libro contro la morte di Canetti, lo guardo – chiuso in sé. Nel paradosso di un libro finito dalla morte stessa.
Ma l’amico Jonny Costantino mi porge, dentro una conversazione pomeridiana, una fulminante sentenza che l’autore di Auto da fé scrisse per la nascita della figlia. Ma sfogliando il libro, mi accorgo dell’aforisma successivo:

 

O bambina mia, bambina mia, per quanto tempo ancora potrò essere tuo padre?

Non ho di che lamentarmi perché sono riuscito a conoscerti. Ho assistito ai tuoi primi passi e udito le tue prime parole. Nemmeno questi passi e queste parole ho meritato, non ho meritato nulla perché non ho preservato nessuno dalla morte…

*

Sotto il sole di fine luglio
tornando a casa
mi accorgo che

gira il mondo gira
nello spazio senza fine
nella gioia e nel dolore
nello spasimo biancore

il mondo
non si è fermato mai un momento
la notte insegue sempre il giorno

e se il giorno è solo un girotondo
la morte non è affatto il piatto forte

semmai proprio il suo contorno.

*

© Vito Bonito

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Versodove n. 19, settembre 2017, sommario:

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La prima presentazione di Versodove n. 19, sarà a PordenoneLegge domenica 17 settembre alle 0re 15,00

Un poemetto inedito di Vincenzo Bagnoli

Teenage Suicide (cocktail party 1989)

di Vincenzo Bagnoli

pantera

V.:—–«18.00: diametro che taglia il giorno.
——–A destra il bene, a sinistra il male…
——–male sinistro qui dentro di noi?
——–Devo scrutare il tempo futuro».

Che cosa ti rimproveri, Violetta?
Cosa ritieni di dover sembrare?

V.:—–«Cavallo di coppe, un matrimonio
——–di manifesti staccati ci unisce ,
——–mentre il re rovesciato avvilisce
——–nel giorno squallido di cristo re.
——–Spade affilate che ci trafiggono,
——–sempre in attesa, coi nervi tesi,
——–di una tempesta, di un rischio sul mare,
——–in questo tempo che poi ci sbiadisce
——–con le Ombre marine della sera,
——–in questa vita senza più gioco….
——–Perché la Morte è un bassista pazzo,
——–e batte un ritmo che è spesso in levare
——–su giri armonici a me sconosciuti…
——–e io qui a chiedermi colma d’angosce:
——–come, oh, come? e dove, e quando?
——–e quanti anni quassù aspettando,
——–sotto il pianto di notti senza stelle…»

Intanto Kane si stava preparando
a cominciare, con pessimi auspici:
strade confuse da fare, stanchezza,
e pochi gli obiettivi alla portata.

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