Vernalda Di Tanna

“Le distrazioni del viaggio” di Annalisa Ciampalini. Nota di Vernalda Di Tanna

«La logica ti porta da A a B. L’immaginazione ti porta ovunque». Mi pare che questa frase di Albert Einstein sia capace di esemplificare al meglio quelle interazioni sottese a coniugare tutti e ventisette i componimenti dell’ultima silloge di Annalisa Ciampalini, Le distrazioni del viaggio (Samuele Editore, 2018), divisa in quattro sezioni (Fuori da noi, Il posto della mente, Il posto intorno a noi, La notte). Infatti, l’immaginazione è quel ponte che riesce a congiungere prepotentemente la logica dell’autrice con la sua ispirazione di matrice poetica. Un’ottica matematicamente flessa a scavalcare lo scarto del non detto generatosi tra ogni dicotomia, quindi disposta a rinunciare al suo lato più algido e rigidamente calcolatore pur di riuscire a superare i confini stessi entro i quali s’inscrive. Nel regolare intercalare di canti e silenzi densi di significato trovano requie le distrazioni del viaggio, un viaggio psichico, cedendo ad uno stato di concentrazione tanto agognato, per approdare ad una meta poetica, delineata attraverso paesaggi di boreale memoria accennati dall’alternarsi di assenze e presenze. Si tratta, cioè, di una serie di paesaggi stilizzati da un gusto imagista, tratteggiati da poli opposti che si attraggono e “che seguono il pensiero” agendo in continua osmosi grazie a una contaminazione tra l’io e “la bellezza indeterminata dell’universo”. Sporgersi verso l’altro da sé “in quel punto preciso e ignoto” è il salto che viene preannunciato già in apertura della raccolta, con una citazione di Tomas Tranströmer («Accade, ma solo raramente,/ che uno di noi veda veramente l’altro»). In questa direzione, le distrazioni del viaggio (mentale) dell’autrice possono equipararsi ad un monito: «sai che la primavera e l’inverno/ hanno forme diverse» e «tornerà l’aritmia dell’inconcepibile/ e il momento vuoto, come scordarsi d’esistere». Ed è per merito del vuoto – presenza amplificata alla maniera del poeta svedese prima citato – che la poesia di Annalisa Ciampalini si spalanca come una finestra sulla polifonia di possibilità offerte dalla «soglia/ dell’attesa oltre le mura» permeate da un chiaroscuro in cui «la luce migra senza impronte né clamore». Nel vuoto «esiste solo un silenzio/ un cielo in allarme per le grida d’uccello»; sempre dal vuoto emergono un «rumore bianco» e «un amore che cresce forte la notte», nelle trasparenze variopinte di un buio che sembra fornire (quasi o per errore) una soluzione. Si incastra, per finire, fra le pagine del libro di Annalisa Ciampalini quel «numero giusto che riempie la pagina» e che ricerca liquidamente l’infinito nelle vastità, «negli archi allungati del cielo» così come «negli anni di grigio pesante», «nella muta staticità delle cose» tra «la pace muta degli alberi» e «la misura delle ombre e delle ore» dove «poi le stanze diventano infinite».

© Vernalda Di Tanna

 

La donna che ci ospita ha mani calde e forti
e porta con sé il silenzio della terra.
Le ore annullate dal viaggio si ricompongono
nell’annebbiarsi della sera, si insediano
in queste case di confine, nel precipizio
delle mura. Le finestre al mattino
ci guardano, sognano il viaggio che faremo.

(altro…)

Poesie di Vernalda Di Tanna

 

Mi fruga un raggio ogni ferita
tra le ciglia, il sale disinfetta
smista sogni. Sulle guance
si perdono i confini delle barche
restano vele lontane dalla resa.
Dov’è Itaca? Forse è labile contorno
nella cerniera d’un tramonto, finestra
schiusa assieme a labbra d’ortica
screpolate a primavera?

 

Nelle chiuse case un silenzio giace –
dove ho lasciato anni ad annaspare
e la felpa ad asciugare, chiamano
sbagli le cose che abbiamo
amato. Beve ultimo un respiro
sciabordio di fumo e nuvole –
risorge un male da tutto questo miele.

 

Già sarai senza rumore
sui cuscini ombra, fiore abile che disfa
sbocciato le lenzuola. Profumi
resteranno nodi impigliati
tra i miei capelli che costringi
spartiti oltre il silenzio.

 

Il trabocco se ne sta in punta
di piedi come il profeta, ligneo
sulle acque immobile sospeso
screziato, sulla pelle del mare
resta di gabbiano un urlo
di bambino un canto ad invertire
rotta ai pescatori:
è la premonizione del mattino
nella fiamma delle stelle.

 

Vernalda Di Tanna (Vasto, 1997) è studentessa di Lettere Moderne presso l’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti. Nel 2017 è tra i vincitori del contest “Scrivi come sei. Poetry Life Together” indetto da Terranova. Ha collaborato con Alessandro Quasimodo al progetto promosso dalla «Rivista Orizzonti», Alessandro Quasimodo legge I Poeti Italiani Contemporanei. Vol. 1 (Aletti Editore, 2018). Recensisce libri di poesia su «Laboratori Poesia» e «Redazione Idee». Suoi testi sono apparsi sulla rivista «clanDestino».