Venga il tuo regno

in-side stories #24 – Clotilde e Amedeo

Parigi - Museo Rodin - foto gm

in-side stories #24 – Clotilde e Amedeo

Amedeo

Arriva al bar tutte le mattine alle 8,15 in punto. Il bar è sull’angolo tra via Togliatti e corso Europa. Lui arriva a piedi da via Togliatti. L’uomo avrà più o meno cinquant’anni, ben portati, si chiama Amedeo. Veste sportivo. Quasi sempre jeans e pullover pesanti, quasi sempre giaccone nero. Entra e si siede sempre allo stesso tavolino, quello in fondo alla sala, il più vicino alla vetrina. Ha sempre con sé un paio di libri, un taccuino, alcune matite, una penna e un piccolo computer. Il computer non l’accende mai. Potrebbe essere uno scrittore, o un professore di qualcosa, uno studioso. Ordina sempre un caffè, un succo di frutta alla mela, una brioche vuota e una bottiglia d’acqua con gas. Prima che gli venga servita la colazione sfoglia la Gazzetta dello Sport, che il bar mette a disposizione dei clienti. È interista, infatti, quando legge la Gazzetta, scuote spesso la testa. Arriva la colazione, per prima cosa beve il succo di frutta, poi comincia a lavorare. Sfoglia uno dei libri, si ferma su una pagina, sottolinea, annota, poi trascrive sul taccuino. Intanto mangia la brioche e beve il caffè. Poi va avanti a lavorare. Certi giorni legge e basta, in altri scrive fitto fitto. Si ferma al bar poco meno di due ore, tutti i giorni da due anni, dal lunedì al venerdì. Parla solo col barman, nessuno si è mai seduto al suo tavolo, non ha mai ricevuto una telefonata. Se ha un cellulare lo tiene spento, o in modalità silenziosa, probabilmente in una delle tasche. Quando mancano un paio di minuti alle dieci, si alza, raccoglie le sue cose, paga saluta e se ne va, nella direzione dalla quale è venuto.

Clotilde

Lei arriva al bar dalla parte opposta rispetto a quella dell’uomo. Tutte le mattine, dal lunedì al venerdì, entra alle 10,05. Saluta e aspetta che venga pulito il tavolino in fondo alla sala, quello accanto alla vetrina. La donna potrebbe avere quarant’anni come cinquanta, ha un viso in cui le rughe sembrano comparire soltanto in certe giornate. È sempre molto elegante. Giacche e gonne impeccabili, borse e scarpe sempre abbinate, bellissimi, lunghissimi, cappotti. Mai niente fuori posto se non lei stessa, che non sembra mai rilassata. Si siede, sorridente, ordina un cappuccino, dell’acqua naturale, due pasticcini: uno alla crema e uno al cioccolato. Apre la valigetta e tira fuori: un quotidiano, un taccuino, una penna nera e una rossa, un libro molto grosso, che sembra antico e un altro più piccolo che potrebbe essere un manuale. Potrebbe essere una professoressa, un’esperta di lingue antiche, una giornalista. Fa colazione in questo bar da due anni con regolarità, non ha mai saltato un giorno. Non ha mai modificato la sua colazione. Nessuno si è mai seduto al suo tavolo. Per prima cosa mangia il pasticcino al cioccolato, poi beve il cappuccino. Sfoglia con lentezza il libro antico, poi confronta alcune cose sul manuale e scrive. Scrive in maniera frenetica, sembra sempre che stia per scapparle qualcosa. Poco prima di andarsene legge il  quotidiano. Intorno alle undici e trenta, raccoglie le sue cose e si rimette il cappotto. Sorridendo arriva alla cassa, paga e se ne va. Si chiama Clotilde.

Il barman

Due anni, due anni passati a osservarli. Prima l’uno, poi l’altra. Due anni a indovinare l’esatto momento in cui lui svolterà l’angolo ed entrerà, l’istante in cui arriverà lei dalla parte opposta. Nessuno dei due ha mai cambiato orario, nessuno dei due non ha mai saltato un giorno. Lui esce e dopo qualche minuto arriva lei. Qualche volta sono certo che lei deve aver fatto in tempo a vederlo di schiena prima della svolta in via Togliatti, senza notarlo naturalmente. Due anni che li guardo e che mi immagino le loro vite, vite solitarie non ho dubbi. Due anni che gli preparo le colazioni e non domando loro nulla. Due anni che fantastico sul fatto che, per qualche strano motivo, li vedrei bene insieme. Ho pensato molte volte a escogitare un modo per farli incontrare, ritardare nel fare il conto ad Amedeo, macchiargli il pullover come in uno stupido spot pubblicitario, rubare il taccuino di lei e il giorno dopo scambiarlo con quello di lui. Ho addirittura, follemente, pensato di scrivere un falso biglietto a nome di lui e farlo scivolare tra le cose di Clotilde. Penso a cose del genere ogni giorno, perché sto qui e faccio il barman e perché mi sono fissato che quei due abbiano qualcosa da dirsi. Ma non mai fatto nulla perché ho settant’anni e credo nel caso. Ne so abbastanza per capire che se il caso avesse voluto Clotilde e Amedeo si sarebbero già incontrati e magari innamorati e magari odiati e magari niente.  Quindi li osservo quotidianamente con uno sguardo di simpatia, d’affetto e aspetto che il caso faccia la sua parte mentre io faccio la mia, che è la cura nel preparare le loro colazioni, la discrezione di non porre domande, l’intelligenza di non interferire nelle loro solitudini.

©Gianni Montieri

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Virginiana Miller – Tutti i santi giorni (singolo 2012 – Album: Venga il tuo regno, 2013)

Ho cercato nei poeti, nei dottori e nei profeti,
ma non ho trovato niente, che anche lontanamente
somigliasse a te… così,
ne deduco che non c’è…

Nessun libro che mi spiega
come è fatto il paradiso,
la bellezza di una piega, dove precisamente
nasce il tuo sorriso
benedetto sia il tuo ventre, benedetto il viso
mentre fuori tutto…

Tutto va, va a rovescio ma vedrai,
che in qualche modo si farà, non piangere
perchè, io e te
vivremo altre primavere,
dopo gli inverni,
avremo tutti i santi giorni,
per noi se vuoi… prendermi

E ho sentito abbandonarmi
tutto il sangue dalle vene
che se tu non ti vuoi bene
indubitabilmente te ne voglio io, lo sai, per dio

Chiedi ai filosofi
interroga i teologi,
prega i beati,
vergini e martiri,
aprimi il cuore e finalmente fidati,
chiedi agli storici,
interroga gli oracoli

Tutto va, va a rovescio ma vedrai,
che in qualche modo si farà, non piangere
perchè, io e te
vivremo altre primavere,
dopo gli inverni,
avremo tutti i santi giorni,
per noi…

Benedetto sia il tuo ventre
benedetto il frutto di un sorriso sul tuo viso mentre
tutto va, va a rovescio ma vedrai,
che in qualche modo si farà, non piangere
perchè, io e te
vivremo altre primavere,
dopo gli inverni,
avremo tutti i santi giorni,
per noi…

Io e te
avremo tutti santi giorni…

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