Una luce propria

PoEstate Silva #10: Stefano Salvi da ‘Una luce propria (1996-2017)’

 

Eppure chi vede, altro non vede
che questo: certe visitazioni. E favoriscono
nella remissione atmosferica.
Tempo di luce forte, ad aria
chiara, ripetendo le pose del fuoco ed il solo
punto di voce – gli agi di commozione
vengono a due a due:
i segni del raccolto sono di epoca
di un approdare visibile, come
il raggio del risveglio, scomparso
dalle abitazioni,
soccorreva la cognizione degli astri
scanditi attorno all’avvento.

 

E in queste vene dure quello che toglie
all’erroneo è il cavo nelle foglie – solo così guardi
con cura: dopo spinta
un’acqua accesa a sciamare, nelle ore di notte.
Non esiste la neve, ovunque,
e non si possono
scoprire lumi neanche su un sonno.
L’equilibrio in una traversata diurna
è più forte, perché si mostra
quanto mette eco.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Proprio il molto numero delle soglie dice
l’elevazione cercata.
Il segno per le materie eruttive
scompare, come sempre fa ogni rovo: aperto.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
E non può trovarsi nelle mani
niente altro che ciò che fai in parti. (altro…)