Un uomo che dorme

La pittura in “Le Condottière” di Georges Perec #1 parte

di Eleonora Tamburrini

L’occhio, il dettaglio, il falso, la vita

condott

«Faire de la peinture», annovera Georges Perec in una delle sue celebri liste, precisamente quella delle trentasette cose da fare prima di morire.1 E benché il proposito resti irrealizzato, non si può certo dire che la pittura sia rimasta ai margini della sua opera, tanto incessantemente ne entra a far parte, come strumento diegetico o tema ricorrente. Una familiarità e una passione che devono derivargli solo in parte dalla lunga amicizia con il pittore Pierre Getzler e dalla frequentazione di collezionisti comme Raymond Queneau e Eugen Hemle: le sue riflessioni sulla pittura, prima fra tutte Défense de Klee,2 liberate da ogni intento di critica artistica tout court, sono inscindibili, e persino complementari, rispetto al discorso letterario.
La pervasività dell’immagine nella scrittura di Perec è evidente sin da uno dei suoi primissimi romanzi, ultimato intorno al 1960, ma giunto alle stampe appena tre anni fa dopo una travagliata vicenda editoriale, che prende il titolo proprio da un quadro, Ritratto d’uomo di Antonello da Messina, anche detto Il Condottiero. Si racconta di Gaspard Winckler (è la prima, sorprendente apparizione del celebre alterego perechiano), falsario geniale e impunito, che alle dipendenze di Anatole Madera si dispone a realizzare l’ennesima, credibilissima copia: sceglie un autore rinascimentale e inconfondibile, Antonello da Messina, e come soggetto un condottiero, simile a quello del Ritratto d’uomo. Ma questa volta Winckler non vuole “sparire” nel quadro, non vuole combinare un mosaico di dettagli estrapolati e ricomposti da altre opere di Antonello: vuole svelare il suo genio, mostrare la sua mano, realizzare il suo primo capolavoro. Quando il proposito fallisce, anche tutta la sua vita fino a quel momento gli appare per la prima volta insensata, incompiuta: falliti gli amori, sbiaditi gli affetti, sconosciuta la libertà. L’unica soluzione, l’unico gesto “naturale” gli sembra quello di uccidere Madera, per poi darsi alla fuga. È così che si apre il romanzo, per poi riannodarsi più volte su sé stesso, con Gaspard che ritorna con la mente al passato e tenta di spiegarsi il suo gesto, mentre scava il tunnel per fuggire dallo studio sotterraneo dove si sono consumati lo scacco supremo e il delitto; e nella seconda parte del romanzo, in un lungo dialogo tra Gaspard e l’amico Streten che ha il sapore di una seduta d’analisi, la ricostruzione dei fatti ricomincia, ossessivamente.

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