Un libro al giorno

Un libro al giorno #25: Franco Fortini, Composita solvantur (3)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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Considero errore…

Considero errore aver creduto che degli eventi
(“meglio non nominarli!” mi soffiano i piccoli dèi)
di questo ’91 non potessi parlare o tacere
se non per gioco, per ironia lacrimante.

I versi comici, i temi comici o ridicoli
mi parvero sola risposta. Come sbagliavo!
Ho guastato quei mesi a limare sonetti, a cercare rime bizzarre. Ma la verità non perdona.

Chi mai potrà capire che tempo fu quello? Credevo
scendere in un mio crepuscolo. Ahi gente! Invece
altro era, incomprensibile e senza nome. Guardavo

la luna di aprile sullo Eichhorn a mezzanotte,
e la stellina d’oro dello Jungfraujoch, Disneyland.
(Nulla era vero. Voi tutto dovete inventare).

 

da Franco Fortini, Composita solvantur, Il Saggiatore, 2015

Un libro al giorno #25: Franco Fortini, Composita solvantur (2)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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Franco Fortini nella sua casa di Milano, anni ottanta. (Giorgio Lotti, Mondadori Portfolio)

 

Italia 1977-1993

 

Hanno portato le tempie
al colpo di martello
la vena all’ago
la mente al niente.

Per le nostre vie
ancora rispondevano
a pugno su gli elmetti.

O imparavano nelle cantine
come il polso può resistere
allo scatto
dello sparo.

Compagni.

Non andate così.

Ma voi senza parlare
mi rispondete: «Non ricordi
quel ragazzo sfregiato
la sera dell’undici marzo 1971
che correva gridando
“Cercate di capire
questa sera ci ammazzano
cercate di
capire!”

La gente alle finestre
applaudiva la polizia
e urlava: “Ammazzateli tutti!”

Non ti ricordi?»

Sì, mi ricordo.

 

da Franco Fortini, Composita solvantur, Il Saggiatore, 2015

Un libro al giorno #25: Franco Fortini, Composita solvantur (1)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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Qualcuno è fermo…

Qualcuno è fermo, lontano riparte dove
la strada svolta nel bosco tra pietre e siepi.
Poi rieccolo, tra le vigne, più lontano. Non vede
o, se vede, non conosce più.
Che sera
senz’ombre, erbe, la vostra. Enorme è l’albero
in aria, su chi va…
E mai non era nostra
la schiuma dello stagno
o il ruvido lentischio, nulla avevamo compreso,
non il sentiero, non il paese chiuso
dove non c’era anima viva
e tocca invano ai selci il passo
del segnato da Dio.

Fra poco sarà buio, sarà l’urlìo
d’aria, dei cani alla catena e
delle piccole fiere le veloci
le disperate imprese.
Ma prima di rispondere di no,
ecco guardiamo prima, vi prego, i prati
dove in pianto eravamo passati,
le vigne e di alti nidi immenso l’albero!
e fedeli chiediamo di portare
un’altra volta ancora
ai mormorii della fedele mezzanotte
l’intelletto delle erbe e il nostro.

 

da Franco Fortini, Composita solvantur, Il Saggiatore, 2015

Un libro al giorno #23: Reiner Kunze, un giorno su questa terra (2)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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foto: dpa

 

 

IL CIELO

Schermo degli schermi, ornato
di stormi di uccelli migratori

Pezzo a pezzo
noi separiamo
dalla seta azzurra

 

Reiner Kunze

(traduzione di Anna Maria Curci)

 

DER HIMMEL

Schirm der schirme, geschmückt
mit vogelzügen

Stück für stuck
trennen wir heraus
aus der blauen seide

da: Reiner Kunze,  ein tag auf dieser erde,  Fischer 1998

Un libro al giorno #23: Reiner Kunze, un giorno su questa terra (1)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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In primavera piovono pesci nel ruscello

Nubi di piccole trote
scuriscono la ghiaia, con le code
la spazzeranno fino a renderla dorata

Scrosciano salmerini alpini, con i fianchi verdi chiazzati
dal gioco di luci e di ombre
nel giorno della creazione (disseminati qua e là
fuochi fatui, purpurei
con corte azzurra)

Colate di temoli ricoprono di stagno il fondo delle conche

Tu distribuisci mitili
e granchi rosa

In primavera dai una mano alla creazione

 

Reiner Kunze

(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Im frühjahr regnet’s fische in den bach

Wolken kleiner forellen
verdunkeln den kies, ihre schwänze
werden ihn zu gold fegen

Saiblinge schüttet’s, die grünen flanken gesprenkelt
vom licht- und schattenspiel
am schöpfungstag (verstreut
irrlichter, purpurn
mit blauem hof)

Güsse von äschen verzinnen die kolke

Muscheln teilst du aus
und rosa krebse

Im frühjahr gehst du der schöpfung zur hand

Reiner Kunze (da: Reiner Kunze, ein tag auf dieser erde, Fischer 1998, p. 99)

Un libro al giorno #22 Giuliano Mesa: I loro scritti (3)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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Giuliano Mesa, I loro scritti, Quazar, 1992

*

(dalla sezione Quattro argomenti)

*

per dire che vale. I suoni che diradano, sente
che si avvicina, foga polverosa, la commistione,
argine al folto, fra conservare e scindere,
i suoni che rimangono, lesti, levigati,
perché muti, in visione solerte, la minugia,
renda solvibile, la cupa vicenda degli scambi,
segno polito, tinnulo, immune custodia

che non fa scempio, del manufatto mansueto, sopisce,
placa la metamorfosi, il baratto nocente,
di latte, appena munto, di siero, col cristallo sonoro,
sotto il nevischio, la melma, le cellule essiccate,
faranno premio, non remora, alla stima degli anni
e dei dolori, per i giorni copiosi che verranno,
melismi forbiti, a caterve, eseguiti: per dire che vale

Un libro al giorno #22 Giuliano Mesa: I loro scritti (2)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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giuliano mesa, foto dal sito Rebstein

Giuliano Mesa, I loro scritti, Quazar, 1992

*

(dalla sezione Minimi)

*

pensa a candele e moncherini
e pochi metri da percorrere insieme
con l’artificio del moto contrario,
chiudi le ciglia su due righi di ruggine
per mostrare le spalle e dispiacere,
disparire, aprire con cura le asole.
Loro sono tornati. Raccogliti

 

Un libro al giorno #22 Giuliano Mesa: I loro scritti (1)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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Giuliano Mesa, I loro scritti, Quasar, 1992

*

(dalla sezione Venti descrizioni semplici)

*

loro immolano a vanvera, testimoni, aggressioni,
racchiusi in cute seriosa, laccata,
sono molte parole, indimenticate, sono solerti
e fanno ressa, porgono sorbetti e cuscini,
volere acque dopo gli insulti, sistemi di rimedi,
preferire è il desiderio, i modi più pacati,
trascorrere, nei giorni, comprensivi –

Un libro al giorno #21: Marco Peano, “L’invenzione della madre” (3)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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Emme

[…]
La prima emissione vocale dotata di senso, nel corso della vita umana, spesso è quella che serve a chiamare la madre. I neonati con un verso creano il loro mondo: utilizzano la parola chiave – depongono la prima pietra – che permette fin da subito di edificare le fondamenta dei giorni che verranno.
La lettera emme, dunque, è quella che di solito s’impara a pronunciare per prima. È quella con cui inizia anche il nome di Mattia, oltre a essere la stessa con cui inizia la parola madre, e ciò lo rassicura. Da sempre lui preferisce visualizzarla per esteso, emme: un suono dolce e lungo, una fisarmonica di quattro lettere chiusa fra elle ed enne, in quello che sembra il ventre malleabile dell’alfabeto. A volersela figurare, con quelle due m, risulta sorretta da tante gambette allineate una dopo l’altra come un esercito in marcia.
Il fatto che quella lettera sia il principio di due vocaboli così importanti garantisce, nella testa del figlio, una forma di speranza difficile da spiegare.

Ma emme – e Mattia non ci aveva mai pensato prima, davvero buffo notarlo ora – è anche la prima lettera dell’ultima fra le cose. E all’improvviso, quel tempo immobile sembra finalmente acquistare un significato. Perché disponendo le tre parole in ordine alfabetico – mettendo le cose in fila si annulla il caos – si sente protetto, perfettamente a suo agio in mezzo a madre e morte.
Non si è mai pensato minuscolo, Mattia, la sua emme ha sempre svettato su qualunque altra, ma accorgersi che le due emme che lo accerchiano sono le iniziali di parole così centrali, e ripetersi che emme (come molte lettere, se scritte per esteso) è anche un palindromo, gli infonde ancora più sicurezza: comunque la si veda, gli estremi si toccano in ogni momento.
Madre e morte saranno per sempre in contatto, e chi le tiene insieme è proprio lui – le braccia ben tese e i pugni serrati per stringerle entrambe a sé.

Un libro al giorno #21: Marco Peano, “L’invenzione della madre” (2)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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(foto di Gigi Corsetti)

 

Inventare per continuare a esistere

Mattia fissa il soffitto, ascolta il vento che fischia fuori. Conosce quel suono, ha imparato a decifrarne il rumore tra le foglie: è il ventre vuoto della terra che cerca la madre. Di notte le viscere del mondo si spalancano, rivelando una porzione di terreno grande esattamente quanto il corpo di lei.
Ma finché madre e figlio riescono a stare barricati lì dentro sono al sicuro, finché quella notte persiste lasciando tutte le cose addormentate – finché la tessera della videoteca, il libretto dell’automobile e tante altre cose possiedono il suo nome –, la morte non potrà arrivare a reclamarli.

(C’è chi ipotizza che il cancro possa essere originato da una cellula rimasta in qualche modo «giovane» in un organismo adulto. Come se la giovinezza tentasse di aggredire dall’interno la vecchiaia. A Mattia piacerebbe poter entrare in quella cellula della madre, e abitarci dentro, portare lì tutta quanta la sua memoria, depositarla in scatoloni pronti per essere aperti quando si cerca qualcosa da qualche parte nel tempo.)

Ogni giorno, col pensiero, Mattia inventa per sua madre nuove vite: lui che da lei è nato, lui che da lei è stato inventato, la fa costantemente rinascere perché possa continuare a esistere, almeno nell’invenzione. Perché sa bene che quando anche il padre non ci sarà più, e quando Mattia stesso non ci sarà più, nessuno potrà ricordare ciò che lei è stata.

Un libro al giorno #21: Marco Peano, “L’invenzione della madre” (1)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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Guida alla morte in provincia

[…]

   Incapace di smarcarsi dalla condizione di figlio, l’occasione buona poteva essere un master nella più prestigiosa scuola di cinema a livello nazionale. Ma continuava a procrastinare il test d’ammissione: la sua ragazza cosa avrebbe pensato del fatto che si dovesse trasferire a ottocento chilometri di distanza? E i soldi dove li avrebbe trovati? In ogni caso, prima avrebbe dovuto mettere la parola «fine» a quella maledetta tesi. La malattia della madre è ora la scusa perfetta per rimandare ancora.
Da qualche tempo ha trovato rifugio ad appena tre chilometri da lì, nel paese accanto, in una videoteca in cui lavora come commesso. Certo, adesso che le videocassette sembrano condannate all’antiquariato è a tutti gli effetti un controsenso chiamare videoteca quel negozio di dvd.
Del resto anche commesso è un termine difficile da maneggiare, e fa sorridere Mattia ogni volta che lo pronuncia – non può impedirsi di ripensare a quel film di successo di una decina d’anni prima –, è un termine che gli suona molto meglio al femminile.
La verità è che a lui non interessa granché il suo lavoro.
Se ne sta seduto tutto il giorno su uno sgabello, sfogliando riviste che parlano delle ultime novità. Sempre seduto sullo stesso sgabello, guarda con scarsa attenzione un film dopo l’altro nella tv grande, poggiata sul bancone. La gente entra ed esce dal negozio, gli fa domande di vario tipo, i clienti scherzano con lui e lui scherza con loro.
A Mattia piace anche annoiarsi, in negozio. Sa che lì non potrà starci per sempre, sa che è solo una pausa nella sua esistenza: un modo codardo di prendere altro tempo. Riempire il tempo di nulla è comunque vivere.

(La parola vivere ora gli sembra più preziosa che mai, desidera mettersela in bocca e impastarla di saliva, sminuzzarla coi denti per poi deglutirla, farla sua, ingoiarla e assorbirla – non restituirla più al mondo.)

Un libro al giorno #20: Salvatore Di Giacomo, “Poesie” (3)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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da Vierze nuove

 

La strada. I – ‘E robbe vecchie

 

Panne, purtate ‘a tanta e tanta gente,

cammise ricamate e arrepezzate,

ca ncuollo a quacche povero pezzente

o ncuollo a na cocotta site state;

 

fazzulette ‘e batista, e muccature

viecchie, scuffie ‘e nutricce, e barrettine,

giubbe ‘e surdate, veste ‘e criature,

giacchette, mantesine, e suttanine,

 

add’o revennetore e panne usate

(sott’a n’angolo ‘e muro mmiez’a via)

ccà v’hanno strascenate e ammuntunate

‘o vizio ‘a famma, ‘a morte, ‘a malatia.

 

Quanta rumanze ‘e quanta e quanta gente!

Ma stu revennetore a stu puntone

nun ‘e capisce. Ndifferentemente

scose na cifra, o azzecca nu buttone. (altro…)