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Trevigliopoesia, sabato 3 dicembre: Antonio Riccardi legge “Il profitto domestico”

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Torna Trevigliopoesia, il 3 dicembre, con un appuntamento prezioso, l’incontro con Antonio Riccardi, poeta, scrittore, critico letterario e già direttore letterario di Mondadori.
Alle ore 18.00 presso la Sala Lodi della Biblioteca di Treviglio (Bg), in dialogo con Corrado Benigni e Stefano Pini, Riccardi leggerà dal suo “Il profitto domestico”, edito da Mondadori nel 1996 e ripubblicato da IlSaggiatore nel 2016.

Ecco tre poesie tratte dal libro:

In questo mattino d’aria
qui dove l’orlo è l’erba
felice, m’impronta
il salario di una colpa.
Ho così poco, papà
in pena l’offerta e il carico
che vedi. La mia stagione
è il corpo intero del fogliame
lo scrupolo della terra
cominciata al nuovo dal fondo.

Questa veglia interna è una moneta.
Scaviamo il merito dalle cose
per averne statuto e tranquillità.

Eppure alcuni chiedono conto ancora
di negligenze e profitto
e ancora come si deve ho fiducia
nella loro disciplina di amici.

Eppure la nostra morte ci trapassa
portando ragione e abbandono
in valore.
Questa veglia interna è la moneta.

Fissato un quartiere d’inverno
a pochi gradi dal polo
nei giorni della mietitura
abbiamo disposto le nostre cose
sotto la tenda come
in un’altra casa
venendo la natura e le cose
in altra natura.
Viveri, monete, armi di sambuco…
sulle radici del ciliegio
abbiamo costruito una casa
per gioco e per vita nuova.

 

Milo De Angelis, un incontro

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[Si riportano qui le parole di introduzione all’incontro con Milo De Angelis per la lettura di Incontri e agguati (Mondadori, 2015). Treviglio, 12 dicembre 2015, a cura di Cristiano Poletti, Corrado Benigni e Stefano Pini, per Trevigliopoesia]

… vorrei parlarti, mio unico amico, parlare solo a te
che sei entrato nel tremendo e hai camminato
sul filo delle grondaie, nella torsione muscolare
delle cento notti insonni, e ti sei salvato
per un niente… e io adesso ti rifiuto
e ti amo, come si ama un seme fecondo e disperato.

Questi di Incontri e agguati sono i versi finali di pag. 43.
Li ho scelti perché sono bellissimi e per dire che la poesia di De Angelis viene a cercarci, davvero viene a cercarci, da sempre, e oggi ancora. Ci chiama in causa, colpisce, scuote, ci fa amare.

All’inizio di questo libro, alla morte viene dato un nome: la morte è un’officina, in cui il poeta ha lavorato e lavora, e che lo ha lavorato, lungo la via, la vita. Esistenza, fatta di niente, certo, di insonnia, ma da cui viene il “frutto”– e questo lo si può ascoltare in tutto il libro: ci sono “frutti”, “frutteti”, c’è, come abbiamo sentito, il “seme”.

Dunque la morte è un luogo di lavoro, un’officina, ed è un terreno lavorato, che dà frutti, ma è anche una persona, una figura che prende corpo. Il poeta dialoga con lei e ostinatamente, insistentemente con lei cerca un patto, ma “astuta e discontinua” – così la definisce – lo lascia (ci lascia) alla solitudine, consegna alla fissità, a un muro.

Poi in questa via ci sono gli incontri, come questo di pag. 43.
C’è tutto un coraggio, il coraggio e il tentativo dell’amicizia, nell’incontro. E c’è un sapere, figlio del sentire: sapere che nell’incontro può nascondersi il pericolo dell’agguato.

Sentire: sentenza. Alla radice di ogni sentenza c’è un sentire.

Sono quindi apparizioni e sparizioni che vibrano fra queste pagine, che legano e distanziano; brevi, fugaci abbracci che corrono via in una poesia che mai è scorrere, discorrere, ma si fissa invece nel chiodo appunto di una sentenza, nell’infinito della fine, del giudizio, dell’essere giudicati.

Ma torniamo ancora a pag. 43. Quel “niente” per cui ti sei salvato e quel “…ti rifiuto / e ti amo…” detto poi a se stesso, a un sé precedente, riportano alla mente (almeno, la mia: provo questo azzardo) il “nulla” di Zanzotto in questi versi che chiudono Così siamo, una poesia del 1962:


E così sia: ma io
credo con altrettanta
forza in tutto il mio nulla,
perciò non ti ho perduto
o, più ti perdo e più ti perdi,
più mi sei simile, più mi avvicini.

Questo avvicinarsi e allontanarsi persiste, lo vediamo bene, è presente sempre, è morte inchiodata alla vita ed è chiodo della poesia.
Lo sentiamo anche in questi altri versi, sempre conclusivi, di pag. 31:

                                                            … ma non posso
fare altro che una fuga partigiana da questo cerchio
e guardare il buio che ti oscilla tre le tempie e ti castiga,
figlio mio.

© Cristiano Poletti

TRP, un giorno dopo: Mario Benedetti

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Treviglio, 25 maggio 2014

Queste sono alcune delle parole che Stefano Pini ha scritto, in accompagnamento ai testi che Mario Benedetti ha scelto di leggere:

“L’incontro di oggi è nato, inconsapevolmente, una mattina d’inverno del 2008, quando presi in prestito in una biblioteca milanese Umana gloria, libro di Mario Benedetti edito nel 2004. Lo feci quasi per caso, incuriosito dal tanto parlare che se ne faceva allora: io arrivavo in ritardo, dopo due ristampe esaurite e la vittoria del Premio Napoli; io non sapevo niente dell’autore, delle sue storie. Il libro mi ha aperto a un mondo diverso e al tempo stesso conosciuto, mi ha fatto intuire una delle possibili strade della poesia italiana di oggi. Umana gloria è una mappa: geografica, innanzitutto, con i rimandi ai luoghi dell’infanzia e della giovinezza di Benedetti, snodata tra il Friuli e la Slovenia, che passa per Milano e arriva fino all’amata Bretagna; antropologica, poi, con la volontà – e la necessità – di indagare senza falsificazioni (etiche e poetiche) il reale, la vita com’è, nuda; linguistica, infine, con il verso che si distende, si spoglia degli sperimentalismi per abbandonarsi a una scrittura tenue, prosastica. Tutto questo va a costruire un percorso che, in sordina ma con forza, attraverso la sensibilità del linguaggio accomuna l’esperienza del singolo (il poeta) a quella comunitaria (dei lettori). Il mondo che si svela all’occhio del lettore è il quotidiano in cui le verità, i valori e i sentimenti sono legittimati attraverso una poesia che dà spessore all’esistenza prendendone le distanze, percependola in difetto. Una gloria terrena che, tramite il verso, diventa resto. Un’umanità fatta propria essenzialmente nell’esperienza della perdita”.

Ed ecco che una in particolare, questa, meravigliosa, poesia torna a toccarci:

 

Che cos’è la solitudine.

Ho portato con me delle vecchie cose per guardare gli alberi:
un inverno, le poche foglie sui rami, una panchina vuota.

Ho freddo, ma come se non fossi io.

Ho portato un libro, mi dico di essermi pensato in un libro
come un uomo con un libro, ingenuamente.
Pareva un giorno lontano, oggi, pensoso.
Mi pareva che tutti avessero visto il parco nei quadri,
il Natale nei racconti,
le stampe su questo parco come un suo spessore.

Che cos’è la solitudine.

La donna ha disteso la coperta sul pavimento per non sporcare,
si è distesa prendendo le forbici per colpirsi nel petto,
un martello perché non ne aveva la forza, un’oscenità grande.

L’ho letto in un foglio di giornale.
Scusatemi tutti.

 

Poi l’accento cade su “Tersa morte”, l’ultimo libro di Benedetti, dove tutto si abbandona.

L’esperienza sopravanza ogni possibile stilistica e perciò non resta che percorrere queste strade umane…

“Tutto a una distanza sola” – scrive Benedetti, a una sola unità di misura provare a “vedere nuda la vita / mentre si parla una lingua per dire qualcosa”.

(…)

E noi lo ascoltiamo, rapiti, in silenzio.

Cristiano Poletti

 

TRP, un giorno dopo: Fabio Pusterla

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Treviglio, 24 maggio 2014

A Bob Dylan devo un grazie enorme. Lui, con la sua musica, è stato il primo richiamo alla poesia. Ho sentito uno spostamento, un trascinamento nel campo del ritmo – dice Fabio Pusterla – …poi il mio stupore quando seppi il suo vero nome, Robert Zimmerman, e il perché scelse presto di cambiarlo, in Dylan, in onore (forse) a Dylan Thomas. Allora cercai subito un libro del poeta. Con la lettura, con l’attenzione che richiedeva, trovai molto di cosa poteva essere il ritmo.

*

“Argéman”, ossia quella lingua di neve che vediamo resistere stretta in qualche bocca di montagna, anche nella stagione più calda. Una parola che viene dal dialetto, suggeritami dal padre di un’amica che abita nelle nostre vallate. “Argéman” è il titolo del nuovo libro di Fabio Pusterla, in uscita in autunno, per Marcos y Marcos.

*

In piazza a Treviglio passiamo sotto il palazzo del Comune. Appeso c’è un drappo con l’invito a partecipare a un torneo in onore di Giacinto Facchetti. Sei interista? Certo! Come potrebbe essere diversamente? Abbraccio.

*

Il dialogo con Pusterla s’intitola “Parole per terra”. Perché di terre ne emergono, ancora, e soprattutto c’è, ancora forte, il richiamo ad abitarla, ad ascoltarla. Indossando l’abito della dignità, incollàti qui, parlarci, leggere e capire, cercare la via. Visione, immagine, ritmo e canto. Vedere. Ascoltare.

*

Il primo grande amore, Dostoevskij – racconta – … e “Lo straniero di Camus”, un libro per me fondamentale… Non riesco a pensare a una vita che si privi della lettura…

*

Richiamarsi alla terra, saldamente starci. Questa resistenza è il territorio della poesia, fatto di domande, poste necessariamente nel cuore misterioso dei fatti. Resistenza difficile, certo, ora che siamo stretti da una pressione economica e sociale tanto grave. Leggere, scrivere, chiedere continuamente cura, rimettersi alla via, stretta, che indica l’etica.

*

E una poesia, splendida, ancora risuona da “Le cose senza storia”, del 1994:

Crespi d’Adda

Lungo i due lati del viale d’accesso
in doppia fila
si dispongono le tombe dei bambini:
piccole pietre uguali.
Il termine “bambino”
vuole indicare chi non ha raggiunto
l’età idonea al lavoro.

*

Si evitino
le formule patetiche.
Il grande edificio grigio sullo sfondo
suggerisce compostezza
e abnegazione.

*

Di fronte al cimitero
la natura ha disposto il suo omaggio:
grano e papaveri.
Ciò sia di sprone a tutti
affinché l’ordine regni in ogni orto.

*

La geometria perfetta delle strade
non è senza rapporto
col senso del dovere: ricordàtelo.
Un giorno
tutto sarà così.

*

Se qualcuno
volesse per avventura andare altrove,
faccia pure.
Sappia però di non avere alternative.

Cristiano Poletti

TREVIGLIOPOESIA 2014

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È l’ottavo anno di Trevigliopoesia, festival di poesia e videopoesia, organizzato dall’associazione Nuvole in Viaggio e con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura di Treviglio (Bergamo).

Inizierà domani, lunedì 19 maggio, presso l’Ariston multisala di via Montegrappa: un incontro speciale, fra cinema e poesia, con Franco Piavoli, regista de Il pianeta azzurro, Nostos e Poesie in 8mm.

Il programma poi si svolgerà tutto dal 23 al 25 maggio, sempre con accento posto sulla forza della parola poetica, con tre direttrici portanti: parla, immagina, contamina.

L’apertura di venerdì 23 maggio, presso il Chiostro della Biblioteca alle 21.00, è affidata al recital L’urlo di una generazione, un ricordo appassionato della beat generation.

Sabato 24 maggio protagonista sarà Fabio Pusterla, che dopo un incontro in mattinata con gli studenti delle scuole superiori, nel pomeriggio racconterà origini e sviluppi della sua opera, da Concessione all’inverno (1985) fino a Corpo stellare (2010), con sguardo rivolto al nuovo libro di prossima uscita per Marcos y Marcos.

In serata, invece, c’è attesa per la proiezione in prima assoluta del documentario Dammi del tu – Conversazioni con Franco Loi, che fu tra i primi ospiti del festival, nel 2007.

Domenica 25 maggio  un altro grande appuntamento, l’incontro con Mario Benedetti, che leggerà testi dalle raccolte Umana gloria (2004), Pitture nere su carta (2009) e Tersa morte (2013): una ricognizione emozionale della sua poesia.

Cornice alla manifestazione saranno i cortili poetici, dislocati nel centro di Treviglio, con musica, presentazioni di libri e le imprevedibili incursioni della guerriglia poetica, che proverà a coinvolgere i passanti facendoli diventare per qualche minuto parte attiva della manifestazione.

 

La sintesi del programma:

19 maggio, ore 21.00: Fra Cinema e Poesia – Incontro con Franco Piavoli

23 maggio, ore 21.00: Beat: l’urlo di una generazione – Recital

24 maggio, ore 18.30: Parole per terra – Dialogo con Fabio Pusterla
e alle ore 21.30: Dammi del tu. Conversazioni con Franco Loi – Proiezione del film

25 maggio, ore 18.30: Vedere nuda la vita – Lettura di Mario Benedetti

 

Il programma completo e dettagliato al sito web: http://www.trevigliopoesia.it/programma.html

 

 

 

Trevigliopoesia 2013

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Trevigliopoesia 2013 è un villaggio globale

 

Dal 24 maggio al 2 giugno torna il festival di poesia e videopoesia della bassa bergamasca,

che punta a contagiare la città con parole, immagini e performance da mezzo mondo.

 

 

Si svolgerà dal 24 maggio al 2 giugno la settima edizione di Trevigliopoesia (www.trevigliopoesia.it), festival di poesia e videopoesia ideato dall’associazione culturale Nuvole in Viaggio e organizzato con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura del comune di Treviglio (Bg). La manifestazione definisce quest’anno la sua matrice internazionale, dando ampio spazio a personaggi e videomaker di tutta Europa, mescolando come da tradizione parola poetica, immagini cinematografiche e performance.

Mai come nel 2013, Trevigliopoesia parla, immagina e contamina. Si aprirà venerdì 24 maggio al Chiostro della Biblioteca (ore 21.00), con un recital su Federico Garcia Lorca. Nel primo week-end del festival (25-26 maggio) si susseguiranno spettacoli e presentazioni di giovani autori, con la presenza esclusiva di Franco Buffoni, poeta e intellettuale che nella serata del 25 racconterà della sua incessante attività culturale dagli anni Settanta ad oggi. Martedì 28 e giovedì 30 maggio sarà protagonista l’immagine, con la proiezione serale dei documentari La vita, a volte, è sopportabile – Ritratto ironico di Wislawa Szymborska e Gegenlichter su Paul Celan: opere praticamente mai viste in Italia, che raccontano due dei poeti più importanti del Novecento. Il fine settimana del 1-2 giugno vedrà ancora protagonisti i performer e i giovani autori, che animeranno i bar e i cortili del centro. Alle 21.00 di domenica sarà Patrizia Cavalli a chiudere la settima edizione del festival, non prima però di aver premiato il vincitore de La parola immaginata. Il concorso di videopoesia, giunto alla sesta edizione (i corti finalisti sono visibili al sito http://www.videopoesia.org).

Trevigliopoesia 2013 proverà a trasformare per qualche giorno Treviglio nella capitale della poesia, linguaggio capace di reinterpretare la realtà rendendola più emozionante, viva, dolce. Un villaggio di provincia che diventa globale, al suono dei versi.

Tutti gli eventi sono a ingresso libero e gratuito.

348-5225367 – Stefano Pini (Ufficio stampa)

www.trevigliopoesia.it

associazionenuvole@yahoo.it

Treviglio Poesia 2012

TreviglioPoesia 2012 parla, immagina e contamina

 

Dal 18 al 27 maggio torna il festival di poesia e videopoesia della bassa bergamasca,

che si allarga disseminando parole, immagini e performance per tutta la città.

 

 

Si svolgerà dal 18 al 27 maggio la sesta edizione di Trevigliopoesia (www.trevigliopoesia.it), festival di poesia e videopoesia ideato dall’associazione culturale Nuvole in Viaggio e organizzato con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura del comune di Treviglio (Bg). In tempi di crisi, la manifestazione punta sullo spread artistico e allunga a dieci giorni la propria durata,  sparpagliando le proprie iniziative per tutta la città di Treviglio e puntando sul mescolarsi di parola poetica, immagini cinematografiche e peformance. Insomma, Trevigliopoesia 2012 parla, immagina e contamina.

Nel week-end del 18-20 maggio, i cortili poetici domineranno la scena. Si spazierà da Shakespeare alla poesia erotica, dal teatroconcerto agli spettacoli per bambini fino al cabaret, che animeranno alcune delle corti storiche della città. Ecco la contaminazione. Martedì 22 e giovedì 24 maggio, protagonista sarà l’immagine. Con la proiezione serale dei documentari Quattro giorni con Vivian e Ritratti – Andrea Zanzotto si racconteranno gli autori Vivian Lamarque e Andrea Zanzotto. A seguire, la proiezione dei nove finalisti del concorso internazionale di videopoesia la Parola Immaginata (giunto alla quinta edizione). I cortometraggi si possono votare online al sito www.videopoesia.org. La parola sarà il fulcro del secondo fine settimana della manifestazione. Il 26 e 27 maggio, la piazza Manara di Treviglio ospiterà una fiera dell’editoria di poesia, con sette editori di settore che esporranno e venderanno i loro libri, presentando ciascuno un autore nei caffè del centro. Alle 21.00 di domenica, Mariangela Gualtieri concluderà la sesta edizione del festival con il rito sonoro Bestia di gioia.

Per tutti i giorni della manifestazione saranno visibili nelle vie del centro gli scatti finalisti del concorso fotografico Avrà i tuoi occhi (terza edizione), quest’anno dedicata a Giuseppe Ungaretti, e le polaroid della mostra Istantanee poetiche, esposte dai negozianti in dieci vetrine. A completare il tutto saranno le azioni di guerriglia poetica, eventi estemporanei della durata di pochi minuti che, senza preavviso, animeranno alcuni luoghi trevigliesi al solito poco avvezzi alla poesia.

L’intento di Trevigliopoesia, nel 2012, è quello di coinvolgere sempre più Treviglio, facendo della poesia il linguaggio condiviso di un’intera città. Sarà Treviglio a parlare, immaginare, contaminare la sua realtà. Passanti, appassionati e cittadini non dovranno raggiungere gli eventi del festival, che invece verranno loro incontro nelle strade, nei cortili e nelle piazze. La poesia diverrà affare quotidiano ed escamotage che colorerà la città. Per dieci giorni almeno.

Il programma completo di TreviglioPoesia 2012 è consultabile all’indirizzo www.trevigliopoesia.it/programma.html – Tutti gli eventi sono a ingresso libero e gratuito.

Il programma in sintesi:
18-20 maggio – I cortili e le piazze della poesia (performance e spettacoli)
22 e 24 maggio – Videopoesia (documentari e videopoesie)
26-27 maggio – Microfiera del libro di poesia (editori in piazza, incontri, reading)
27 maggio, ore 21 (Chiostro della Biblioteca) – Reading di Mariangela Gualtieri

Per ulteriori dettagli e informazioni:

348-5225367 – Stefano Pini (Ufficio stampa)

associazionenuvole@yahoo.it

www.trevigliopoesia.it