traduzioni inedite

“West and East”: entrando nella poesia di Vita Sackville-West

unnamed

di Stefano Rozzoni

“Tradizionalista”, “amante del giardinaggio”, “aristocratica snob”: sono alcuni degli appellativi più comuni attribuiti alla poetessa inglese Vita Sackville-West (1892-1962) in un inquadramento critico tanto diffuso quanto superficiale.
Vivere e scrivere nei primi decenni del Novecento inglese significa doversi confrontare con illustri nomi della letteratura, da T.S. Eliot a W.H. Auden, da Virginia Woolf a James Joyce, nonché affacciarsi al rischio di vedere le proprie poesie relegate all’oblio delle “opere minori”, subissate dalle grandi sperimentazioni letterarie novecentesche.
Ma per chi, come Vita Sackville-West, si occupava di “piccoli piaceri che emendano grandi tragedie”[1] con un tono sommesso – e certamente meno progressista rispetto alle avanguardie di inizio secolo – qual è la via da percorrere per rivendicare un giusto posto tra i cantori della propria epoca?
A questo scopo può essere utile informare il lettore italiano, per il quale la “signora del giardino” risulta assai meno familiare che in patria, che Vita Sackville-West fu insignita di alcuni tra i più importanti riconoscimenti poetici nazionali per le sue opere dai richiami pastorali. Fu inoltre a un passo dall’essere nominata Poet Laureate, e proprio lei che “voleva essere ricordata come poetessa”, fu uno dei romanzieri di maggior successo (anche internazionale) degli anni Trenta e Quaranta, tenendo testa ad alcuni best-seller pubblicati dell’amica intima Virginia Woolf, della cui stima aveva sempre potuto godere.
Al di là del grande appeal critico e commerciale che la vide protagonista negli anni tra le due Guerre, Vita emerge nel contesto letterario inglese come un vero e proprio caso letterario, una penna inconfondibile per il lessico ricercato e inconsueto, per l’amore verso uno stile arcaico (ma con rivisitazioni tutt’altro che stantie) e per immaginari idilliaci capaci di fondere gli aspetti più romantici della campagna inglese col fascino per l’esotico esercitato allora dal Medio Oriente, un’area su cui l’Inghilterra vantava al tempo una sempre maggiore ingerenza politica.
Moglie dell’ambasciatore Harold Nicolson (1886–1968), Sackville-West ebbe la possibilità di viaggiare in terre lontane e affascinanti, con lo sguardo privilegiato di donna, aristocratica e avventuriera in grado di riportare in patria ambientazioni singolari, non private di uno sguardo inconsapevolmente “orientalista”.
Poems of West and East (1917) è una raccolta giovanile, poco nota e inedita al pubblico italiano. (altro…)

I poeti della domenica #96: Joni Mitchell, Bad Dreams Are Good

nymag-joni-mitchell.w529.h529

copyright NYMag


I cattivi sogni vanno bene

I gatti sono nei loro giacigli di fiori
Un falco rosso cavalca il cielo
Suppongo che dovrei essere felice
Già solo di essere viva
Ma
Abbiamo avvelenato ogni cosa
E ignaro di tutto questo
Il cellulare emette ciance come zombie
Attraverso centri commerciali
Mentre condor cadono dai cieli indiani
Balene spiaggiano e muoiono sulla sabbia
I cattivi sogni vanno bene
Nel Grande Piano
E non puoi essere creduto
Almeno sai che stai mentendo?
È pericoloso prendersi in giro
Si diventa sordi, muti e ciechi
Ci si arroga un diritto del genere
Si da mostra di un atteggiamento negativo
Non si ha grazia
Né empatia
Né gratitudine
Non si ha percezione della concatenazione
Oh, ho la testa fra le mani
I cattivi sogni sono adatti
Al Grande Piano
Prima di quella mela che altera
Eravamo una cosa sola con il tutto
Nessun senso del sé o dell’altro
Nessuna autoconsapevolezza
Ma adesso dobbiamo vedercela con
Questo mondo fatto dall’uomo che ci si ritorce contro
Tendendo l’occhio al fatale egoismo di nostro fratello
Ognuno è vittima qui
Le mani di nessuno sono pulite
È rimasto così poco del selvaggio Eden terrestre
Così vicine le ganasce dei nostri macchinari
Viviamo in queste rogne elettriche
Queste lesioni un tempo erano laghi
Non sappiamo come assumerci la colpa
O imparare dagli errori passati
Perciò chi giungerà a sistemare le cose
Supertopo…? Superman…?
I cattivi sogni sono adatti
Al Grande Piano
Nel buio
Un raggio luminoso
Ho udito un bimbo di tre anni dire
I cattivi sogni vanno bene
Nel Grande Piano

*

Bad Dreams Are Good 

The cats are in the flower beds
A red hawk rides the sky
I guess I should be happy
Just to be alive
But
We have poisoned everything
And oblivious to it all
The cell-phone zombies babble
Through the shopping malls
While condors fall from Indian skies
Whales beach and die in sand
Bad Dreams are good
In the Great Plan
And you cannot be trusted
Do you even know you are lying?
It’s dangerous to kid yourself
You go deaf, dumb, and blind
You take with such entitlement
You give bad attitude
You have No grace
No empathy
No gratitude
You have no sense of consequence
Oh, my head is in my hands
Bad Dreams are good
In the Great Plan
Before that altering apple
We were one with everything
No sense of self and other
No self-consciousness
But now we have to grapple
With this man-made world backfiring
Keeping one eye on our brother’s deadly selfishness
Everyone’s a victim here
Nobody’s hands are clean
There’s so very little left of wild Eden Earth
So near the jaws of our machines
We live in these electric scabs
These lesions once were lakes
We don’t know how to shoulder blame
Or learn from past mistakes
So who will come to save the day?
Mighty Mouse. . . ? Superman. . . ?
Bad Dreams are good
In the Great Plan
In the dark
A shining ray
I heard a three-year-old boy say
Bad Dreams are good
In the Great Plan

*

© Joni Mitchell e The New Yorker. Traduzione inedita a cura di © Anna Maria Curci e Alessandra Trevisan. Questa poesia è apparsa originariamente nel 2007 qui.