tra un atto e l’altro

Festlet! #2: ereditare

Foto G. A.

Foto G. A.

Per festeggiare il ventennale, Festlet incontra quest’anno, per venti minuti ciascuno, degli scrittori che sono liberi di parlare del libro che hanno letto a vent’anni (la ricognizione è aperta, però: potete twittare il vostro libro a #librodei20). Per tornare al tema di ieri sul corpo, Chiara Valerio, ad esempio, ha parlato di un libro che avrebbe voluto leggere a quell’età ma aveva letto a sedici, Tra un atto e l’altro di Virginia Woolf, da lei recentemente anche tradotto per nottetempo. Forse è della rappresentazione di noi, come ha detto stamattina Antonio Prete parlando dell’autoritratto in pittura, che lasciamo l’eredità più ballerina; lo stesso Borges, ha raccontato Alan Pauls, a un certo punto della sua vita si è tolto un anno per far coincidere la sua nascita con il 1900. Parlando ancora del Libro dei vent’anni, Giorgio Ghiotti ha ereditato l’amore per Natalia Ginzburg (e poi tutti i suoi libri) dalla nonna, che una sera dei suoi dieci anni ha iniziato a leggerla per lui dopo che aveva dimenticato il libro per ragazzi che aveva con sé.
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Virginia Woolf, “Tra un atto e l’altro” – (dispersi, siam dispersi)

 

 

 

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Ho una spilletta, sulla scrivania, e la spilletta ha il volto di Virginia Woolf. Il volto di una donna di mezz’età, che al momento dello scatto aveva già ospitato più dolore di quanto sia giusto immaginare e preteso quanta più gioia sia possibile pretendere.
Chi è stato vivo non dovrebbe diventare un talismano; se questo accade, forse, è perché possedeva una qualità che chi gli fa questa violenza ritiene cara. La qualità di Virginia Woolf era la ferrea intenzione di mantenersi salda sul precipizio; chi abbia respirato i pieni e i vuoti della Signora Dalloway o si sia lasciato stordire da Le onde o abbia cavalcato Orlando con il sorriso a filo di bocca – o sia stato incantato, senza rimedio, da Al faro – ne conosce la maniera: un amore entusiasta e sottile per tutto quanto sia esistenza.
Dico questo perché fa il suo ritorno Tra un atto e l’altro, ultimo lavoro della scrittrice inglese – uscì postumo nel 1941 – ora in libreria per i tipi di nottetempo. È Chiara Valerio, dopo Flush e Freshwater (nottetempo 2012 e 2013), a firmare ancora traduzione e cura di un testo che, per la sua natura fresca, letteralmente dipende da ogni minima scelta di ritmo e di registro: come una ballerina che nasconda lo sforzo dei muscoli sotto la leggerezza dei salti, e che deve la riuscita della sua prova al sorriso quanto alla forza del piede.
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