Thyssen

Solo 1500 n. 74 – Vedi alla voce Thyssen

Biennale architettura 2010 - foto Gm

Solo 1500 n. 74 – Vedi alla voce Thyssen

Leggo, su La Stampa di sabato scorso, che, al processo d’appello per il rogo alla Thyssen di Torino, del 6 dicembre 2007, tra le tesi della difesa dei Manager e funzionari imputati (e condannati in primo grado) emerge la seguente: “I sette operai si lanciarono nell’onda del fuoco”. Qui il Giudice ha precisato: “Non è provato che furono gli operai a buttarsi nel fuoco. Accadde il contrario (così l’ha descritta un testimone),  una nube di fiamme e olio incandescente si sparse per 12 metri e avvolse i sette operai”. Mi pare ovvio che gli imputati in un processo d’appello provino a difendersi (ai risarcimenti già erogati hanno rinunciato a prescindere dall’esito dell’appello), anche se li trovo indifendibili. Quello che infastidisce e mi addolora è che non si tenti di difendere più i sistemi di sicurezza, il rispetto delle regole, eccetera; ma che si provi a far passare delle persone morte, mentre facevano il proprio lavoro, per degli inadempienti (nella migliore delle ipotesi), degli irresponsabili o, nel delirio totale della struttura difensiva, dei deficienti. Ma scherziamo? Certe cose danno il voltastomaco. Qualcuno dirà che gli avvocati devono fare il proprio mestiere. Che lo facciano, allora,  nel rispetto della Legge e restino nei limiti dell’umana decenza. Che non si infanghi la memoria di chi non è tornato più a casa. Questa storia fa ancora male. Ho ricordato questa tragedia ogni anno, con commozione. Quest’anno non ci avevo ancora pensato (forse come dice il mio amico Luciano non è bene insistere sulle ricorrenze), poi ho letto quell’articolo e mi sono convinto, nuovamente, che la storia vada sempre ricordata. Giorno dopo giorno. Anno dopo anno.

Avrei voluto

Io poi
avrei voluto scrivere qualcosa
sui ragazzi di Torino
saper descrivere le facce

essere dentro le parole
fra i rumori delle macchine:
(La tredicesima in arrivo
la piccola è cresciuta
il natale è per loro…
fa un caldo boia qui dentro
si schiatta….)

avrei voluto vederli arrivare
alla fine del turno
sporchi e pieni di fatica
trascinarsi alla fermata
sorridere sulla soglia
– faccio la doccia e arrivo –
– ti aspetto amore mio

ti aspetto – .

Gianni Montieri