The style council

in-side stories #13 – Jukebox

foto - gm

in-side stories #13 – Jukebox

«Mi piacevano soprattutto i primi modelli, quelli americani, anni cinquanta o sessanta. Quelli che vedevamo nei film. Quelli erano belli mica per le luci, le forme, nemmeno per la musica che usciva. Quella bellissima musica. Erano belli per la speranza che rappresentavano. Quando una musica partiva, ogni bar diventava bellissimo e c’era sempre una ragazza da invitare a ballare. Anche da noi hanno fatto la loro parte, in un certo senso hanno fatto la storia. Il momento più bello di quando sceglievi una canzone nel jukebox, era quando vedevi il 45 giri calare dall’alto. Poi la canzone partiva. Ma prima di quel momento c’era già stato qualcosa di altrettanto importante. Tu te ne stavi seduto a un tavolino del bar di un Lido, proprio come me e te adesso, con in mano la tua birra o altro, nella tua testa sceglievi la canzone, pensavi all’istante in cui ti saresti alzato e diretto verso il jukebox, sperando che quella seduta sul muretto, quella carina ti notasse. Avresti inserito il gettone, premuto il pulsante e atteso. La musica sarebbe partita, dopo qualche nota ti saresti voltato per tornare al tavolo, avresti fatto girare lo sguardo a destra e a sinistra per vedere se ci fosse qualcuno che approvava o che disapprovava la tua scelta. Poi avresti guardato verso di lei che forse avrebbe accennato un sorriso, forse una volta (non quel giorno) avresti potuto chiederle di ballare. Non che fossero molto spregiudicate le ragazze da queste parti a quei tempi, del resto nemmeno noi eravamo dei fulmini di guerra. I nostri jukebox  non funzionavano nei bar, per somigliare agli americani, per farci coraggio, noi avevamo bisogno di un aiuto. Ci serviva il mare. La canzone scelta diventava fondamentale. Non doveva essere la superhit del momento, quella che gettonavano tutti, per intenderci. Non doveva essere un pezzo che nessuno conosceva altrimenti saresti risultato uno sfigato. Dovevi scegliere (come sempre) la via di mezzo. Ti piaceva Battisti? Allora dovevi lasciar fuori le più famose e scegliere, tra le sue, un lato B. Funzionava, quasi sempre. Anche se con gente come Battisti era difficile anche distinguere il lato A dal B: 1969 Acqua azzurra acqua chiara / Dieci ragazze. 1969 Mi ritorni in mente / 7 e 40. 1970 Fiori rosa fiori di pesco / Il tempo di morire. Un’impresa titanica. Tu sei giovane e ne hai visti pochi di jukebox, anche qui non c’è più da anni. Ma ti vedo che sei sempre con le cuffiette che ascolti musica. In fondo la musica è sempre un momento solitario. Gli ultimi ragazzi della tua età che ho visto scegliere canzoni al jukebox me li ricordo. Sceglievano gli U2, i Rem, questi vincevano facile. Peggio ancora quell’assurda musica dance degli anni ottanta. A me faceva simpatia un ragazzo, se ne stava sempre seduto su quel muretto laggiù, fingeva indifferenza ma guardava sempre la stessa ragazzina. Era timido come pochi. Doveva essere il 1985, era timido ma aveva personalità. Dopo un po’ si alzava, andava verso il jukebox e selezionava Walls come tumbling down degli Style Council. La canzone non se la filava nessuno, ma tanto di cappello. Anche quando sceglieva gli U2 mai una volta che selezionasse Pride, lui sceglieva A sort of Homecoming. Un figo, come direste oggi, ma credo che di baci dietro al bar ne rimediasse pochi.»

«Io ascolto i Radiohead, non credo che ne rimedierei molti di più. Ma con Battisti come la mettiamo? Se lato A e lato B si equivalevano? Lei tra Mi ritorni in mente e 7 e 40 cosa avrebbe scelto?»

«7 e 40, ragazzo. Non ho dubbi, qualche bacio in meno ma testa alta.»

«Immaginavo, a presto allora.»

«A presto. Ah, a proposito, anch’io ascolto i Radiohead.»

«Testa alta.»

«Sì, testa alta.»

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© Gianni Montieri

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THE STYLE COUNCIL – WALLS COME TUMBLING DOWN (Album Our favourite shop, 1985)

You don’t have to take this crap
You don’t have to sit back and relax
You can actually try changing it
I know we’ve always been taught to rely
Upon those in authority –
But you never know until you try
How things just might be –
If we came together so strongly

Are you gonna try to make this work
Or spend your days down in the dirt
You see things can change –
YES an’ walls can come tumbling down!

Governments crack and systems fall
‘cause Unity is powerful –
Lights go out – walls come tumbling down!

The competition is a colour TV
We’re on still pause with the video machine
That keep you slave to the H.P.

Until the Unity is threatend by
Those who have and who have not –
Those who are with and those who are without
And dangle jobs like a donkey’s carrot –
Until you don’t know where you are

Are you gonna realize
The class war’s real and not mythologized
And like Jericho – You see walls can come tumbling down!

Are you gonna be threatend by
The public enemies No. 10 –
Those who play the power game
They take the profits – you take the blame –
When they tell you there’s no rise in pay

Are you gonna try an’ make this work
Or spend your days down in the dirt –
You see things CAN change –
YES an’ walls can come tumbling down!

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